|

Fedayn
Vi
siete mai chiesti quanti gruppi e gruppuscoli hanno attraversato
la nostra curva? Io ho perso il conto. Nella maggioranza dei casi
non ricordo più neppure lavvenuta esistenza. Un gruppo,
invece, me lo ricordo eccome! Ci sono degli amici con cui ticci
sparti u suannu che anche se non vedi quasi mai ti restano
dentro in modo indelebile. Quando ho saputo che cera in programma
un intervista ai vecchi Fedayn ho subito detto: ci vado io.
Trovo Ermanno, Sergio e Dario in un Bar di via degli Stadi. Ho davanti
ragazzi ormai ultratrentenni, ma mi sembra di tornare indietro di
quasi ventanni. Stesso intercalare, stessa genuinità,
stessa rabbia. Ermanno mi parla a ruota libera: Quando nel
1982 formammo i Fedayn, avevamo una voglia matta di uscire dal ghetto
di quartiere. Un ghetto in cui siamo nati e cresciuti ma che a quellepoca
cominciava a starci stretto. Venivamo coinvolti da Pariduzzo, ci
piaceva molto il suo involontario carisma, il nome Fedayn ce lo
affibbiò lui a sottolineare la nostra incontrollabile ribellione.
Dario è rimasto quello di una volta, sempre incazzato con
il mondo intero: Venivamo dallesperienza dei Commandos
Tigre, ma bruciammo quello striscione durante una contestazione,
sai, in vita nostra la contestazione ci sta sempre. Poi di
nuovo Ermanno: Eravamo gruppo anormale per quegli anni, ognuno
di noi era il settimo, ottavo figlio di famiglie, diciamo così,
numerose. Sapevamo di non essere gente facile per il
gruppo, ma con gli altri i rapporti sono stati splendidi, Boys a
parte, che proprio non sopportavamo. Entra in scena Sergiuzzo:
Scrivacci quannu amu minatu u guardialinee curu palu dà
bandierina. Ormai i Fedayn disertano lo stadio da qualche
anno. I motivi?
Il nostro amore per i rossoblu è rimasto intatto, solo
che in questo calcio-business proprio non ci riconosciamo, non vogliamo
più fare parte di un mondo senza scrupoli ribadisce
Ermanno. Del gruppo attuale i Fedayn hanno unidea ben chiara:
E sicuramente più organizzato di noi, ma a livello
i birra nannì dà cuntu!
Siamo alla fine, chiedendomi di ricordare due particolari amici
che non ci sono più, Roberto Volpintesta e Lucio Ferrantini
(due fratelli!, questi tre fautori della follia geniale mi lasciano
con una promessa: Lesperienza dei Fedayn, stai sicuroo,
non è morta con la nostra diserzione allo stadio; un giorno,
sappiamo noi quando, torneremo, torneremo tutti, lasciando i figli
a casa, ma portando la nostra passione e la nostra rabbia. Fedayn
sempre.
Mezzora dopo sono stato con loro, me ne vado felice. Ho ritrovato
la gente vera di un tempo. Penso a via Popilia, il quartiere
della mia infanzia, a Cosenza Vecchia, a Santu Vitu, e li raffronto
agli infighettiti del Beat o degli altri ritrovi del nulla, e mi
viene in mente una frase del mio amico fragile: Dai diamanti
non nasce niente, dal letame nascono i fiori.
Sergio
Crocco
<<
home Ultrà a Cosenza
|