Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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NS Cosenza Vecchia: te li ricordi?

Era la fine degli anni ottanta quando Roberto il “Leader” e il resto della banda formarono gli NS Cosenza Vecchia. Erano un gruppo assolutamente anomalo. Provenivano da un quartiere problematico, il centro storico, e quindi spesso diventavano aggressivi. Il loro nome per esteso era “Old Drunkers”. Effettivamente bevevano. E non lo facevano per esibizionismo, come invece oggi fanno certi pagliaccetti che si vedono gironzolare in curva. Avevano soprannomi originalissimi, che solo un quartire magico come il centro storico poteva sfornare: La Gatta Morta, lo Jelandro, il Re Magio, Acieddru, La Medusa, Fringuello, Mazzacana, L’idiota, U Sergente…
All’inizio dovevi stare attento a quello che dicevi in loro presenza, e comi li guardavi. Chiaramente starne alla larga. Avevano – ed hanno – un cuore grande come una casa. E quasi mai cercavano lo scontro con ultras di altre tifoserie. Nel momento critico, tuttavia, non si tiravano mai indietro. La loro grande simpatia erano le forze dell’ordine. Se gli capitava di trovarsi faccia a faccia con uno sbirro, riuscivano sempre a metterlo incrisi. Ciò che spiazzava i celerini e i carabinieri era il comportamento irrazionale dei ragazzi di Cosenza vecchia. Follia allo stato puro. Facevano cose stranissime, imprevedibili ed anche i cani da guardia, spesso, scoppiavano aridere. E poi, quando l’umorismo lasciava il posto al confronto fisico, potevi stare certo che quelli di “Cs V” picchiavano senza pensarci due volte. Sempre avanti, in prima fila. Sui treni delle trasferte, davano vita ad un vero e proprio show. Non si accanivano con vecchi, signorine e gente inerme, come purtroppo accade oggi. Erano creativi anche nel teppismo. Le frasi come “ccià pù fa”, “escia d’u branco, ca unn’è branco ppé ttia”, “cchiù tu”, “e mé ad iddru”, “Ià, c’amu già pisciatu”, “sei rimasto scioccato”, “appuntà… a puntate o ad episodi” sono entrato nel gergo comune, ma in realtà provengono dal loro repertorio. Erano il fiore all’occhiello della curva. Quando andavi in giro con loro, ti sentivi più sicuro. E se gli chiedevi di fare una colletta, avevano la capacità di raccattare milioni. Insomma, solo chi è vissuto a contatto con loro per tante ore sa cosa vuol dire “Cosenza Vecchia”. Fino alla metà degli anni novanta, quello striscione ha avuto un ruolo nel nostro gruppo. Poi, la vita ha spaccato le amicizie e allontanato le persone. Ognuno ha dovuto badare a se stesso. E quelli che il culo parato non ce l’hanno, si sono dovuti preoccupare di sopravvivere. Ricordare oggi le storie legate a quella banda di matti significa anche recuperare briciole di storia e riscoprire veramente cosa vuol dire “Vivere Ultrà per vivere”.

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