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Brigate
Non
un semplice fenomeno. Qualcosa di più profondo. Un testimone
passato di mano in mano tra ragazzi cresciuti nellangolo più
intenso della città nuova. Brigate è un
punto di riferimento, un messaggio che i guagliuni di via Popilia
usano quando devono far sapere al mondo che loro sono ultrà
del Cosenza.
Questo servizio non è una trovata pubblicitaria nei confronti
di uno dei gruppi storici della curva. E noto, infatti, che
le Brigate rossoblu non hanno mai gradito le luci della ribalta.
Tuttavia era doveroso dedicare nonostante i ripetuti no
da parte loro un piccolo spazio ad una delle realtà
più solide della Sud. Il pensiero delle Brigate è
tutto nelle brevi note che hanno consegnato a Tam Tam: Fieri
di sentirci cani sciolti, liberi da ogni contesto, orgogliosi di
sbandierare il nostro ceto sociale ovunque. E la pensano così
dal lontano 84. Quelle spiega Roberto, che ha
cercato di ricostruire la memoria storica erano le Brigate
rossoblu del ras Lucio e du barese. Insomma,
una storia che ricordano iin pochi. Il tempo cambia il volto ai
luoghi. Una strada nata per collegare tanti secoli fa i centri più
importanti del cuore dellImpero si trasformò in una
barriera. Nel 1984 Via Popilia era nella mente di chiunque la zona
degradata di Cosenza. Palazzi nudi, circondati di sciami di bambini
urlanti. Grande senso della comuntà in quelle case popolari.
Lo scenario ricordava le borgate romane. Per un ragazzo abitante
dellUltimo Lotto, culla delle Brigate, la città sembrava
molto distante dal proprio spazio quotidiano di vita. Forse, lunico
luogo familiare di Cosenza, idealmente attaccato al quartiere, rimaneva
lo stadio San Vito, Era umida Via Popilia. Quello striscione divenne
un caminetto intorno al quale raccogliersi. E finirà sulla
bocca di tutti, quando (nell£à) dopo essere stato
rubato dagli ultrà empolesi, sarà causa di sventure
per i gruppi che lo esporranno. Ne sanno qualcosa a Reggio Calabria.
Il primo salto generazionale avviene nell87. A malerba
un mora mai. Prendono le redini della situazione ragazzi di
poche parole, ma trainanti. Enzino, Fabio, Pino, Luigi, Mazzolla,
Armando, Marcello ricchi topo, Bucointesta. E poi cè
Nanà. Chi viene odiato e rispettato non è altro
che un Brigate 87. Massimino detto Nanà era rispettato
dagli amici e odiato dagli infami. Un infama, forse uno sbirro,
è responsabile della sua morte nel buio di una cella del
carcere di Lecce. Nessuno lo ha mai dimenticato. Da oltre due anni,
amici e familiari aspettano una magistratura asservita la verità
sulla morte di Massimo. Nel 94, durante un Cosenza-Fiorentina,
in una giornata particolarmente tesa e impregnata di alcol, accade
lo spiacevole episodio della lite con altri settori della curva.
Lo screzio viene presto chiarito
nella camionetta della celere,
dove vengono trasportati i cosentini arrestati per gli scontri del
dopopartita. Della lite non si parlò più, ma qualcuno
sostiene che è stata una delle cause principali della spaccatura
degli ultrà cosentini in due curve. Massimo e gli altri tenevano
a ribadire che le Brigate erano autonome dal resto del gruppo. Così
sono rimaste. Anche quando, nel 96, è scattata la terza
generazione. Franco, Roberto, Gianni, Gianluca, Salvatore, Massimo
(Natale) e Luca. Con il passare degli anni, Via Popilia
si è avvicinata in tutti i sensi al resto della città.
Il gruppo a mantenuto la postazione originaria. Rispettiamo
gli altri spiega Roberto eppure il nostro tentativo
di apertura è fallito. Abbiamo due nemici: la sfortuna e
la mentalità che porta la gente a vederci come capri espiatori.
Ma non importa. Brigate è comunque un sogno, che ha coinvolto
tante persone, trascinandole fuori dal quartiere. Nella Curva Sud.
In prima fila. A casa nostra.
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