Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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Una sassaiola di carta
Lettera aperta a Supertifo

Proviamo a raccontarvi la storia di "Tam Tam e Segnali di Fumo", libera voce dei Nuclei Sconvolti. Ma a differenza di altri, che usano Supertifo per vantarsi delle loro gesta "eroiche", preferiamo scavare nella vostra esperienza, ponendovi piccoli quesiti, che possono servire a provocare tutto l’arco dei lettori. Facciamo parte di quella schiera, che ha sempre snobbato Supertifo, ma poi si è precipitata sulle sue pagine. Tanti gruppi, duri e puri, hanno rifiutato il confronto, preferendo spedirvi materiali boomerang, in cui parlavano solo dei cazzi propri.
Questa storia, la nostra, inizia con un istinto, che tutto sommato somiglia molto a quello della procreazione: lasciare sulla Terra qualcosa di proprio, affidandogli il difficile compito della testimonianza. Due corpi si accoppiano e, talvolta, possono generare un terzo essere vivente. Un gruppo di persone di aggregano e, spesso, danno vita ad un prodotto sociale. La storia di Tam Tam è iniziata quando ancora questo foglio non esisteva: 1985, 86. Si chiamava "Urlo di Carta" o "Voce ribelle". Le persone che ebbero l’idea di realizzare le prime "fan-zine" volevano trasmettere ansie, speranze, energie ed avevano in comune due cose: l’essere cresciuti intorno ad uno stadio di calcio e l’istinto di affidare alla carta il compito di congelare quei momenti. Le "ultrà-zine" erano il risultato di una grande intuizione: il fenomeno del tifo calcistico è il prodotto dell’incontro tra tante culture giovanili. Non si tratta di semplice fanatismo sportivo e allora, così come è accaduto nella musica rock, è possibile diffondere fogli di carta autoprodotti, dedicati a costumi, gusti, manie e tendenze che intorno a quel fenomeno si sviluppano. "Tam Tam" è un testimone, che nel corso del tempo è passato di mano in mano, grazie ad uno scambio continuo. Niente stupide paternità o primogeniture. Al contrario: una redazione nomade, intercambiabile. Quando non erano più Luca, Francesco e Paride a mettere insieme quei dieci fogli, ci hanno pensato quelli della nuova guardia e poi lo ha fatto Ciccio, oppure i rebel fans, o i Kids e così via all’infinito. Una caotica continuità. Come succede nelle sassaiole: appena uno finisce di scagliare una pietra, c’è sempre dietro un altro che si prepara a lanciarne un’altra. Di più: qualche volta "Tam Tam" ha allargato il suo raggio, provando a coinvolgere gente di altre contrade. Con i ragazzi del Genoa e dell’Ancona abbiamo realizzato fan-zine trasversali, per dimostrare a noi stessi che in fondo ci somigliamo l’uno con l’altro. Tante sono le analogie e le simpatie che ci hanno portato a comunicare con altri gruppi. Ma altrettanto enormi rimangono le differenze tra il nostro modo di intendere la curva e quello di chi va allo stadio per seminare odio, compiere gesti vigliacchi ed esibire simboli di morte. Ci riferiamo alla moda nazistoide, che ha letteralmente invaso tutto il panorama del tifo organizzato. Sotto i colpi di abili manovratori, il fenomeno ultrà si è snaturato.
Strumentalizzazioni politiche e strategie imprenditoriali ne hanno modificato la natura. La rabbia spontanea, l’aggressività sociale, la voglia di fare spettacolo e di divertirsi in gruppo…tutte queste cose sono finite in pasto all’industria del calcio
Sono nate vere e proprie aziende, che producono materiale standard per coreografie. Le società calcistiche hanno ricavato enormi guadagni dal merchandising, che oggi è arrivato addirittura ad incidere sulla loro quotazione in borsa. Magliette, gadget, icone, cappellini, sciarpe, fino ad arrivare ai nostri cori e modi di parlare…tutto è finito nelle grinfie dello spettacolo e della merce. La vostra rivista, dopo il Guerin Sportivo, ha lanciato il mercatifo e la mania della corrispondenza: un gigantesco minestrone di contatti e di scambi, ma anche una vetrina in cui venivano esposte le peggiori stronzate. Non pensate di essere stati uno strumento (forse anche inconsapevole) della mercificazione del fenomeno ultrà?
E contemporaneamente le curve sono diventate serbatoio per le organizzazioni dell’estrema destra. In alcune vostre rubriche, il ritratto del "Che" è stato equiparato alla "svastica". Come si fa a mettere sulla medesima bilancia oggetti completamente diversi? Un simbolo di giustizia, libertà e sacrificio non può essere associato, se pur all’opposto, con un segno che nel nostro secolo ha rappresentato morte, distruzione e disumanità. Lo diciamo a viso aperto: per noi la gente che si presenta in curva con l’armanentario dei nazi ha sbagliato settore: avrebbe fatto meglio ad arruolarsi negli sbirri, perché la mentalità è identica. E a voi non sembra di aver preso un abbaglio, ostentando per anni questa grottesca "par condicio delle curve"? Non è che, per caso, avete fatto un po’ di confusione, parlando di "sinistra e destra tra gli ultrà"?
Sia chiaro: nel nostro immaginario la violenza non è estranea alla cultura delle curve. Anzi, è una sua prerogativa. Chi si ostina a voler separare il teppismo dagli ultrà, merita un solo aggettivo: ipocrita. I Nuclei Sconvolti, la nostra storia, Tam Tam, fanno parte del Problema e non della Soluzione. Se pensassimo per un solo attimo di eliminare la violenza dal mondo delle curve, non avremmo più motivo di esistere. Sarebbe come una partita a carte senza carte. Ma "ragionare" non vuol dire essere "buoni". Intorno ad uno stadio di calcio, si può perdere la vita. Quando questo è accaduto, ci siamo sentiti anche noi coinvolti.
Spesso, Supertifo veicola messaggi minacciosi e dichiarazioni di guerra. La vostra, forse, è una scelta di realismo…Non credete di avere una percentuale minima di responsabilità (morale), quando qualcuno ci rimette la pelle?
In realtà, la violenza è nata con i gruppi. Senza gli scontri, non sarebbero mai esistiti gli ultrà. Ma certamente era diversa da quella odierna, che è una conseguenza delle politiche adottate dallo Stato. In Inghilterra, circa dieci anni fa, qualcuno ha scritto che: Militarizzazione degli stadi, barriere architettoniche, diffide e repressione hanno trasformato un rituale "simbolico" in una pratica cruenta.
A nostro avviso, i due atteggiamenti peggiori sono: l’esaltazione della violenza e, all’opposto, la sua rimozione. Non ha senso mitizzarla, ma è assurdo fingere che non ci sia.
Non pensate che sia stupido continuare a sostenere, come spesso avete fatto, che la violenza faccia parte del comportamento di una minoranza? Ma veramente credete alla teoria dei "soliti quattro imbecilli da isolare"?
Di luoghi comuni ne circolano molti ed ogni tanto esce qualche romanzetto. Per esempio, non si riesce a spezzare quell’immagine ricorrente, secondo la quale l’ultrà è una persona col pallone al posto del cervello. Anche per noi, il calcio è una malattia, ma in questo sposiamo la filosofia dei nostri amici Vecchi Guardoni della Nocerina. Ci piace soprattutto guardare, in quei 90 minuti. Poi, restiamo persone come tante altre, con le loro vite di merda. Il sipario non si chiude. E quindi ci piace scambiare spesso i ruoli. Essere ultrà nella vita e persone in curva. Quindi, tutte le nostre attitudini, follie, fobie, passioni, le portiamo con noi, sempre, e di conseguenza anche sulle pagine di Tam Tam. La nostra grande risorsa è mescolare i linguaggi del calcio e del tifo organizzato con la musica, l’attualità, il sociale, la città… che poi è la cosa che più amiamo. Ironia, ci vuole, e voglia di farsi una risata, girando le spalle al Dio Calcio. In questo, voi, forse non siete stati molto disponibili. Perdonateci la chiarezza: troppo spazio avete dato ad inutili e fantozziane classifiche, in cui ognuno vota per il proprio gruppo, e troppo poca attenzione Supertifo ha riservato alle faccende importanti. Qualche episodio? Recentemente, l’archivio sul tifo di Bologna ha lanciato alcune proposte interessanti. Non vi sembra di essere stati insensibili ed avari di spazio verso problemi come il razzismo e le diffide negli stadi?
Rivolgiamo un saluto a voi e a tutti i nostri fratelli disseminati nelle curve d’Italia. Perché per essere Cosentini, non bisogna per forza essere nati a Cosenza. Dedichiamo questa lettera al nostro amico Massimo Esposito, ultrà Cosenza-Brigate, morto un anno fa nel carcere di Lecce, in circostanze misteriose…a lui e a tutti come lui…Invisibili.

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