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Una
sassaiola di carta
Lettera aperta a Supertifo
Proviamo
a raccontarvi la storia di "Tam Tam e Segnali di Fumo",
libera voce dei Nuclei Sconvolti. Ma a differenza di altri, che
usano Supertifo per vantarsi delle loro gesta "eroiche",
preferiamo scavare nella vostra esperienza, ponendovi piccoli quesiti,
che possono servire a provocare tutto larco dei lettori. Facciamo
parte di quella schiera, che ha sempre snobbato Supertifo, ma poi
si è precipitata sulle sue pagine. Tanti gruppi, duri e puri,
hanno rifiutato il confronto, preferendo spedirvi materiali boomerang,
in cui parlavano solo dei cazzi propri.
Questa storia, la nostra, inizia con un istinto, che tutto sommato
somiglia molto a quello della procreazione: lasciare sulla Terra
qualcosa di proprio, affidandogli il difficile compito della testimonianza.
Due corpi si accoppiano e, talvolta, possono generare un terzo essere
vivente. Un gruppo di persone di aggregano e, spesso, danno vita
ad un prodotto sociale. La storia di Tam Tam è iniziata quando
ancora questo foglio non esisteva: 1985, 86. Si chiamava "Urlo
di Carta" o "Voce ribelle". Le persone che ebbero
lidea di realizzare le prime "fan-zine" volevano
trasmettere ansie, speranze, energie ed avevano in comune due cose:
lessere cresciuti intorno ad uno stadio di calcio e listinto
di affidare alla carta il compito di congelare quei momenti. Le
"ultrà-zine" erano il risultato di una grande intuizione:
il fenomeno del tifo calcistico è il prodotto dellincontro
tra tante culture giovanili. Non si tratta di semplice fanatismo
sportivo e allora, così come è accaduto nella musica
rock, è possibile diffondere fogli di carta autoprodotti,
dedicati a costumi, gusti, manie e tendenze che intorno a quel fenomeno
si sviluppano. "Tam Tam" è un testimone, che nel
corso del tempo è passato di mano in mano, grazie ad uno
scambio continuo. Niente stupide paternità o primogeniture.
Al contrario: una redazione nomade, intercambiabile. Quando non
erano più Luca, Francesco e Paride a mettere insieme quei
dieci fogli, ci hanno pensato quelli della nuova guardia e poi lo
ha fatto Ciccio, oppure i rebel fans, o i Kids e così via
allinfinito. Una caotica continuità. Come succede nelle
sassaiole: appena uno finisce di scagliare una pietra, cè
sempre dietro un altro che si prepara a lanciarne unaltra.
Di più: qualche volta "Tam Tam" ha allargato il
suo raggio, provando a coinvolgere gente di altre contrade. Con
i ragazzi del Genoa e dellAncona abbiamo realizzato fan-zine
trasversali, per dimostrare a noi stessi che in fondo ci somigliamo
luno con laltro. Tante sono le analogie e le simpatie
che ci hanno portato a comunicare con altri gruppi. Ma altrettanto
enormi rimangono le differenze tra il nostro modo di intendere la
curva e quello di chi va allo stadio per seminare odio, compiere
gesti vigliacchi ed esibire simboli di morte. Ci riferiamo alla
moda nazistoide, che ha letteralmente invaso tutto il panorama del
tifo organizzato. Sotto i colpi di abili manovratori, il fenomeno
ultrà si è snaturato.
Strumentalizzazioni politiche e strategie imprenditoriali ne hanno
modificato la natura. La rabbia spontanea, laggressività
sociale, la voglia di fare spettacolo e di divertirsi in gruppo
tutte
queste cose sono finite in pasto allindustria del calcio
Sono nate vere e proprie aziende, che producono materiale standard
per coreografie. Le società calcistiche hanno ricavato enormi
guadagni dal merchandising, che oggi è arrivato addirittura
ad incidere sulla loro quotazione in borsa. Magliette, gadget, icone,
cappellini, sciarpe, fino ad arrivare ai nostri cori e modi di parlare
tutto
è finito nelle grinfie dello spettacolo e della merce. La
vostra rivista, dopo il Guerin Sportivo, ha lanciato il mercatifo
e la mania della corrispondenza: un gigantesco minestrone di contatti
e di scambi, ma anche una vetrina in cui venivano esposte le peggiori
stronzate. Non pensate di essere stati uno strumento (forse anche
inconsapevole) della mercificazione del fenomeno ultrà?
E contemporaneamente le curve sono diventate serbatoio per le organizzazioni
dellestrema destra. In alcune vostre rubriche, il ritratto
del "Che" è stato equiparato alla "svastica".
Come si fa a mettere sulla medesima bilancia oggetti completamente
diversi? Un simbolo di giustizia, libertà e sacrificio non
può essere associato, se pur allopposto, con un segno
che nel nostro secolo ha rappresentato morte, distruzione e disumanità.
Lo diciamo a viso aperto: per noi la gente che si presenta in curva
con larmanentario dei nazi ha sbagliato settore: avrebbe fatto
meglio ad arruolarsi negli sbirri, perché la mentalità
è identica. E a voi non sembra di aver preso un abbaglio,
ostentando per anni questa grottesca "par condicio delle curve"?
Non è che, per caso, avete fatto un po di confusione,
parlando di "sinistra e destra tra gli ultrà"?
Sia chiaro: nel nostro immaginario la violenza non è estranea
alla cultura delle curve. Anzi, è una sua prerogativa. Chi
si ostina a voler separare il teppismo dagli ultrà, merita
un solo aggettivo: ipocrita. I Nuclei Sconvolti, la nostra storia,
Tam Tam, fanno parte del Problema e non della Soluzione. Se pensassimo
per un solo attimo di eliminare la violenza dal mondo delle curve,
non avremmo più motivo di esistere. Sarebbe come una partita
a carte senza carte. Ma "ragionare" non vuol dire essere
"buoni". Intorno ad uno stadio di calcio, si può
perdere la vita. Quando questo è accaduto, ci siamo sentiti
anche noi coinvolti.
Spesso, Supertifo veicola messaggi minacciosi e dichiarazioni di
guerra. La vostra, forse, è una scelta di realismo
Non
credete di avere una percentuale minima di responsabilità
(morale), quando qualcuno ci rimette la pelle?
In realtà, la violenza è nata con i gruppi. Senza
gli scontri, non sarebbero mai esistiti gli ultrà. Ma certamente
era diversa da quella odierna, che è una conseguenza delle
politiche adottate dallo Stato. In Inghilterra, circa dieci anni
fa, qualcuno ha scritto che: Militarizzazione degli stadi, barriere
architettoniche, diffide e repressione hanno trasformato un rituale
"simbolico" in una pratica cruenta.
A nostro avviso, i due atteggiamenti peggiori sono: lesaltazione
della violenza e, allopposto, la sua rimozione. Non ha senso
mitizzarla, ma è assurdo fingere che non ci sia.
Non pensate che sia stupido continuare a sostenere, come spesso
avete fatto, che la violenza faccia parte del comportamento di una
minoranza? Ma veramente credete alla teoria dei "soliti quattro
imbecilli da isolare"?
Di luoghi comuni ne circolano molti ed ogni tanto esce qualche romanzetto.
Per esempio, non si riesce a spezzare quellimmagine ricorrente,
secondo la quale lultrà è una persona col pallone
al posto del cervello. Anche per noi, il calcio è una malattia,
ma in questo sposiamo la filosofia dei nostri amici Vecchi Guardoni
della Nocerina. Ci piace soprattutto guardare, in quei 90 minuti.
Poi, restiamo persone come tante altre, con le loro vite di merda.
Il sipario non si chiude. E quindi ci piace scambiare spesso i ruoli.
Essere ultrà nella vita e persone in curva. Quindi, tutte
le nostre attitudini, follie, fobie, passioni, le portiamo con noi,
sempre, e di conseguenza anche sulle pagine di Tam Tam. La nostra
grande risorsa è mescolare i linguaggi del calcio e del tifo
organizzato con la musica, lattualità, il sociale,
la città
che poi è la cosa che più amiamo.
Ironia, ci vuole, e voglia di farsi una risata, girando le spalle
al Dio Calcio. In questo, voi, forse non siete stati molto disponibili.
Perdonateci la chiarezza: troppo spazio avete dato ad inutili e
fantozziane classifiche, in cui ognuno vota per il proprio gruppo,
e troppo poca attenzione Supertifo ha riservato alle faccende importanti.
Qualche episodio? Recentemente, larchivio sul tifo di Bologna
ha lanciato alcune proposte interessanti. Non vi sembra di essere
stati insensibili ed avari di spazio verso problemi come il razzismo
e le diffide negli stadi?
Rivolgiamo un saluto a voi e a tutti i nostri fratelli disseminati
nelle curve dItalia. Perché per essere Cosentini, non
bisogna per forza essere nati a Cosenza. Dedichiamo questa lettera
al nostro amico Massimo Esposito, ultrà Cosenza-Brigate,
morto un anno fa nel carcere di Lecce, in circostanze misteriose
a
lui e a tutti come lui
Invisibili.
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