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news 18 marzo 2004
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Seduta n. 441 del 18/3/2004
Iniziative per la riammissione della squadra di calcio del Cosenza nei campionati professionistici - n. 2-01116

PRESIDENTE. L'onorevole Mancini ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01116 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).
GIACOMO MANCINI. Signor Presidente, le ragioni alla base dell'interpellanza in esame sono semplici e chiare: il nostro intendimento è conoscere la verità, ovvero i reali motivi per cui nell'estate scorsa è stata decretata dal CONI la cancellazione della squadra di calcio del Cosenza dai campionati professionistici.
La vicenda è nota. La scorsa estate si è iniziato a parlare di un fatto nuovo: accanto al doping farmacologico, si è introdotto il concetto di doping amministrativo. Si è scoperto e si sta scoprendo che i bilanci delle società professionistiche erano e sono tuttora alterati. Anche le società per azioni hanno una vita incerta e si muovono su un confine in cui molto spesso si passa dal lecito all'irregolare e anche all'illecito.
Abbiamo assistito con preoccupazione alle recenti perquisizioni nelle sedi di numerose società di serie A e di serie B. Chiediamo, signor sottosegretario, perché, nel momento in cui è chiaro ed evidente che tra le 38 squadre professionistiche di serie A e di serie B vi è una situazione di illegalità diffusa, l'unica a pagare sia stata la scorsa estate la squadra della città di Cosenza.
Perché, per essere ancora più chiari, la squadra del Cosenza è stata l'unica a pagare, mentre lo scorso anno la squadra del Catania è stata salvata in quanto il coordinatore di Alleanza nazionale ha posto il diktat «o si salva il Catania o il decreto salva-calcio non passa»?
Perché è stata salvata la squadra di Salerno, che, per stessa ammissione dei suoi dirigenti, durante il campionato in corso ha provveduto alla vendita di numerosi giocatori, falsando così l'andamento regolare del campionato stesso?
Perché, ciò nonostante, la squadra di Salerno è stata salvata e quella di Cosenza è stata l'unica ad essere cancellata? Perché, ancora, signor sottosegretario, la squadra di Firenze, la Fiorentina, è stata ripescata dalla serie C2 ed è stata riproposta in serie B adducendo fantasiosi motivi di bacino di utenza, di pubblico e di seguito, ed invece il Cosenza, che ha una tradizione ed una storia, probabilmente meno gloriosa, ma che sul campo si era e si è guadagnato per tanti anni la permanenza nel campionato cadetto, è stato cancellato dai campionati?
Sono queste le domande che con forza io, insieme agli altri firmatari di questa interpellanza, poniamo a lei ed a tutto il Governo. Vogliamo conoscere la verità e chiediamo, soprattutto, che si intervenga affinché questa ingiustizia, palese, limpida e purtroppo anche ignominiosa, venga sanata con l'immediata riammissione della squadra di calcio di Cosenza nei campionati professionistici.
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di rispondere.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, ho sentito la passione con cui l'onorevole Mancini ha esposto la sua interpellanza, ma io debbo rispondere a quella scritta non a quella orale, che mi sembra abbastanza diversa da quella che leggo nel testo dell'atto del Parlamento. La mia risposta sarà piena di dati ma credo sia importante, perché siamo in Parlamento e poi, se qualcuno vorrà vedere come stanno le cose, almeno potrà leggere i dati.
Il Cosenza calcio si è collocato al penultimo posto del campionato di serie B nella stagione 2002-2003 ed è conseguentemente retrocesso nella serie inferiore. In data 26 giugno 2003, ha pertanto presentato domanda di ammissione al campionato di serie C1. La domanda è stata però respinta dalla lega, non avendo la ricorrente provveduto alla regolarizzazione della propria posizione. Con delibera del 31 luglio 2003, il consiglio federale, conformandosi al parere della Covisoc, ha respinto il ricorso in via amministrativa proposto dal Cosenza avverso la sua mancata ammissione al campionato di serie C1.
Avverso tale decisione, la società ha attivato la procedura arbitrale della Camera di conciliazione e arbitrato per lo sport presso il CONI. Con il lodo pubblicato in data 27 agosto 2003 è stata accertata la legittimità formale e sostanziale delle deliberazioni adottate dal consiglio federale e, conseguentemente, respinta ogni pretesa avanzata dal Cosenza calcio. Con ricorso n. 8642 del 2003 la società ha impugnato dinanzi al TAR del Lazio la delibera 20 agosto 2003, adottata ai sensi del decreto-legge n. 220 del 2003 dal consiglio federale, nella parte in cui ha proposto all'approvazione del CONI l'ammissione straordinaria della società calcio Fiorentina Spa al campionato nazionale di serie B 2003-2004 e la intervenuta approvazione del CONI.
In data 29 agosto 2003, il presidente del tribunale ha rigettato la richiesta di misure cautelari urgenti avanzata nel ricorso n. 8642 del 2003. Con successivo ricorso n. 8712 del 2003, il Cosenza ha impugnato il lodo emesso dalla Camera di conciliazione e arbitrato per lo sport del CONI in data 27 agosto 2003 e gli atti presupposti, la delibera del consiglio direttivo della LPSC - si tratta di acronimi che voi conoscete - del 22 luglio 2003 e la delibera del Consiglio federale del 31 luglio seguente.
In data 12 settembre 2003, la società ha riassunto dinanzi al TAR Lazio il ricorso originariamente proposto al TAR di Salerno volto ad ottenere il blocco delle retrocessioni e la sua conseguente ammissione ai campionati di serie B (ricorso n. 9036 del 2003). Il 16 settembre 2003, con ordinanza n. 4517, la III sezione del TAR ha respinto, con ampia ed articolata motivazione, le istanze cautelari avanzate nei ricorsi n. 8642 ed n. 8712 del 2003. Tale ordinanza è stata appellata dal Cosenza dinanzi al Consiglio di Stato.
La discussione di tale appello, già fissata per l'11 novembre 2003, è stata differita al 16 aprile 2004 su richiesta della stessa società appellante. L'udienza di discussione dei ricorsi n. 8642 e 8712, originariamente fissata dal tribunale al 16 novembre 2003, è stata differita al 25 marzo 2004 sempre su richiesta della società ricorrente. Con ricorso iscritto al ruolo generale n. 13143 del 2003 la società ha poi impugnato dinanzi al TAR del Lazio il provvedimento di decadenza dall'affiliazione adottato per inattività della società, ai sensi dell'articolo 16 delle norme organizzative della FIGC dal presidente federale.
Il 28 novembre 2003 il Cosenza ha notificato atto di motivi aggiunti nei ricorsi al TAR nn. 8642 e 8712 del 2003 e al Consiglio di Stato n. 9747 del 2003, impugnando nuovamente, senza formulare alcuna richiesta cautelare, la propria decadenza dall'affiliazione alla FIGC.
In data 5 dicembre 2003, la società ha proposto un ricorso autonomo, con richiesta di sospensiva, avverso il medesimo provvedimento di decadenza dall'affiliazione; la trattazione dell'istanza cautelare è stata poi, su richiesta della società ricorrente, rinviata all'udienza di merito; il 25 marzo tutti e quattro i ricorsi proposti dal Cosenza calcio saranno trattati in pubblica udienza.
Discende da quanto sopra esposto che il sodalizio silano ha avuto modo di esperire tutti i rimedi giudiziali, arbitrali e giurisdizionali previsti dal vigente ordinamento, avvalendosi in tali sedi delle più ampie prerogative difensionali.
Va altresì sottolineato che la non ancora intervenuta definizione delle cause pendenti dinanzi al TAR è dipesa esclusivamente dalle esigenze di difesa della società ricorrente, posto che, come detto, tutti i rinvii sono stati disposti su richiesta della società Cosenza.
Questa situazione processuale, peraltro, per il doveroso rispetto dovuto all'autonomia dell'organo giurisdizionale adito, rende inopportuno qualsiasi intervento di carattere amministrativo sulla materia oggetto del contendere. Un altrettanto doveroso rispetto per l'autonomia dell'ordinamento sportivo preclude altresì qualsiasi intervento presso gli enti sportivi.
PRESIDENTE. L'onorevole Mancini ha facoltà di replicare.
GIACOMO MANCINI. Signor Presidente, sono qui per far presente l'indignazione, non soltanto mia personale - sarebbe poca cosa - ma di tutta una città e di una intera collettività che aspettava di ricevere una speranza dalle parole del Governo rispetto all'attuale situazione. L'indignazione, dopo aver ascoltato le parole del Governo, aumenta, in primis per la mancanza - lo dico con tutto il rispetto per la persona e per l'incarico che il sottosegretario ricopre - del ministro e dei sottosegretari competenti, che tra le loro tante ed importanti funzioni hanno anche quelle - e non sono le ultime - di venire in Parlamento a rispondere alle sollecitazioni che provengono da parte dei deputati. Detto ciò, signor sottosegretario, cercherò di spiegare il motivo dell'indignazione che, dopo aver ascoltato la sua risposta, è ancora più forte.
I dati relativi alla vicenda giudiziaria li conoscevamo e li conosciamo. Sappiamo bene come sono andate le cose e conosciamo i gradi di giudizio che ancora saranno esperiti; non era una novità e non c'era bisogno che in questa sede venissero ricordati. Oggi attendevamo dal Governo risposte precise e invece abbiamo ascoltato richiami ovvii e generali al rispetto e all'equità delle decisioni del tribunale amministrativo, che non facciamo in nessun modo fatica ad accettare. Tuttavia, dall'esecutivo ci aspettavamo risposte diverse, più precise e più puntuali, che entrassero in maniera chiara nel merito di una situazione in cui il Governo è entrato, per utilizzare una metafora calcistica, «a gamba tesa» e «a piedi uniti» fin dall'estate scorsa. Noi non viviamo nel paese dei balocchi e delle favole. Le favole vanno bene in altre sedi; in questa sede attendevamo di conoscere risposte precise e puntuali che non abbiamo ottenuto in nessun modo.
Tutti quanti noi - vale a dire i tanti tifosi cosentini, anzi, dirò di più, i tantissimi cittadini di Cosenza che si sentono derubati della loro passione sportiva e di un loro legittimo diritto - ci aspettavamo di conoscere risposte più pertinenti e chiare, che andassero oltre l'excursus giuridico di questa vicenda. Noi attendevamo tali risposte, ma non ci sono state date.
Certo, vedremo come si concluderà il giudizio, e faremo in modo che i dirigenti della società, se lo riterranno opportuno, vadano avanti, facendo conoscere nel TAR e nelle sedi competenti i loro intendimenti. Tuttavia, attendevamo dal Governo altre risposte, cioè - vorrei ribadirlo - attendevamo di conoscere i reali motivi di questa esclusione.
La sua risposta sarebbe andata bene, signor sottosegretario, se ci trovassimo nell'ambito di un regime di normalità del sistema calcistico, che peraltro non esiste. Ogni giorno assistiamo a persecuzioni delle squadre di calcio. Sono di ieri le dichiarazioni del presidente del CONI, Petrucci, e del presidente della Lega calcio, Galliani, sull'adozione di provvedimenti urgenti a favore di due importanti squadre della Capitale, la Roma e la Lazio, da salvare a causa della difficile situazione economica e finanziaria che stanno vivendo.
Noi apprezziamo tali sforzi e li sosterremo, ma avremmo apprezzato ancora di più e con convinzione ancora maggiore che questo intervento fosse compiuto per salvaguardare un sistema nel quale tutti sono uguali, perché non deve esserci qualcuno più eguale degli altri. Vede, signor sottosegretario, chiediamo non un trattamento di favore per il Cosenza, ma solo che vengano rispettate e che prevalgano le regole che valgono per tutti.
In questa ingiusta vicenda, per la squadra di calcio della città di Cosenza queste regole non sono valse, ma sono state stracciate e messe da parte, e ritengo si tratti di un'ingiustizia di una gravità inaudita. Aspettavamo, signor sottosegretario, risposte che dessero spazio alle speranze non solo dei cittadini della città di Cosenza, ma ritengo anche di coloro che credono che le regole del calcio debbano essere uguali per tutti. Sto parlando, in altri termini, di tutti coloro che ritengono che i campionati debbano essere decisi in base ai gol segnati e subiti, e non ad altro.
Nel campionato scorso, in questa vicenda le classifiche sono state decretate in altro modo, e sono state decretate e decise qui dentro, da parte del suo Governo, signor sottosegretario. Le decisioni assunte dal suo Governo hanno avvantaggiato alcune squadre ed hanno tartassato e fatto pagare, invece, soltanto una squadra: quella della città di Cosenza.
Vorrei ribadire che in questa sede non interessano le vicende giudiziarie; non avremmo chiesto l'intervento del Parlamento e non avremmo occupato i lavori di quest'aula per chiedere una risposta riguardo alla situazione giudiziaria in oggetto. Il TAR è competente, andrà avanti e deciderà in materia: questo è ovvio. Noi, invece, chiedevamo a quest'Assemblea e a questo Governo di prestare attenzione ad una situazione che non rientra nella norma, ma è fuori di essa, e vorrei aggiungere che è anche contro la norma.
Riguardo a tale problematica, invece, quest'estate non c'è stata alcuna attenzione e - lo dico con grande indignazione - non c'è neanche oggi. Ciò è grave, anzi gravissimo, e su questi fatti riteniamo giusto che vengano accertate tutte le responsabilità. Sappiamo che, a partire da martedì prossimo, si svolgerà un'indagine conoscitiva presso la Commissione cultura della Camera sul fenomeno del calcio.
Noi saremo presenti, per sollecitare i responsabili del calcio, i responsabili del CONI ed anche i responsabili di questo Governo - uno ad uno - per conoscere i motivi di questa ingiusta esclusione. Ad oggi, non li conosciamo; ad oggi, non sappiamo quali ragioni abbiano determinato quest'esito ingiusto che ancora attende spiegazioni: le chiederemo con grande forza, con grande passione, animati non dalla volontà di ottenere trattamenti di favore, ma da quella di avere giustizia e regole uguali per tutti!

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