Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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lettera aperta del 5 settembre 2004
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Torneremo ad esistere, se la curva lo vorrà, quando il Cosenza, la tifoseria, torneranno ad essere uniti

Caro Padre Fedele, cari fratelli e sorelle della curva sud, è arrivato il momento di dirci addio. Un quindicennio è trascorso da quando fotocopiammo il primo numero della storica fanzine rossoblù. Sette anni sono passati dal giorno in cui regolarizzammo la testata, entrando per la prima volta in tipografia.
La redazione di Tam Tam e Segnali di Fumo si è riunita ed ha deciso di sospendere la pubblicazione del nostro giornalino.
Le ragioni sono semplici. Tutti noi siamo cresciuti in una grande curva, all'interno di una tifoseria spettacolare, animata dal principio dell'unità. Venti anni di colore, passione, ribellione. Ragazze e ragazzi dei diversi quartieri, provenienti dai vari centri della nostra enorme provincia, appartenenti a culture e generazioni differenti, si sono schierati dietro un unico striscione, trovando un entusiasmante punto di incontro ed amicizia.
È stato più uno stile di vita, che un banale fenomeno di fanatismo sportivo.
Oggi, la grottesca situazione in cui si è venuto a trovare il pallone in città, ci induce ad urlare "Basta!!!". Far finta di niente, sarebbe troppo ipocrita.
Addirittura due squadre nel calcio dilettantistico, un'annata di illusioni e raggiri, il vergognoso valzer dei politici cosentini, quel penoso andirivieni da Roma…rappresentano fatti concreti, sui quali non siamo disposti a passare.
Questa, sorelle e fratelli, è la nostra sconfitta.
Sognavamo un Cosenza forte, guidato da dirigenti leali e capaci di programmare, restituirci la speranza di vincere. Una speranza assente da un decennio in questa città.
Ci ritroviamo davanti le solite facce, che tengono in ostaggio i nostri simboli e colori, senza il minimo cambiamento.
Oggi, chi dovremmo "scegliere"? Da quale lato bisognerebbe "schierarsi"?
Da una parte, c'è uno zombie calcistico, il "1914", una società tenuta in vita per allontanare lo spettro del collasso di un'azienda.
Dieci anni fa, il Cosenza era in B. Oggi si ritrova nei Dilettanti. Ma vogliamo ribadirlo: la nostra non è mai stata una crociata contro l'uomo Pagliuso. Restiamo convinti che il problema è ciò che egli ha rappresentato. Eppure, le sue responsabilità sono notevoli, ma inferiori a quelle di personaggi che ebbero in mano la società
in tempi anteriori, provocandone il dissesto economico e l'agonia morale.
Del resto, l'alternativa che abbiamo davanti, è un aborto vivente: l'FC. Poteva essere una nuova realtà del calcio. E' diventata una truffa sociale, di cui tutti noi siamo rimasti vittime.
D'altronde, non possiamo far finta di non sapere che l'arresto di Pagliuso ha pregiudicato i rapporti tra città e Federcalcio! Non dimentichiamo che la Figc ha inviato a Cosenza i suoi legali a costituirsi parte civile, nel processo contro Pagliuso. Potrebbe la stessa Figc accogliere la proposta "sportiva" di quella che in un'altra sede è una sua controparte?
Lui è andato a chiedere chi lo risarcirà dei cinque miliardi che "avanzava" da loro.
Loro se ne aspettano altrettanti da lui…
Troppo facile gridare al complotto, attribuire tutte le responsabilità al Palazzo romano. Carraro sarà pure il capo dell'Impero del male, ma Pagliuso è stato membro di quella corte, prima di esserne scacciato.
Almeno in questo, sì, dobbiamo fare mea culpa! La nostra città ha affidato tutte le sue speranze di giustizia sportiva, ad una comitiva di sconsiderati, alcuni dei quali implicati nel primo crack del Cosenza degli anni novanta. E poi abbiamo riposto fiducia in un presunto ricatto: "Carraro sa che Pagliuso sa…e alla fine cederà".
Una città come la nostra, può abbassarsi a tanto? E quei politicucci di area berlusconiana, accompagnati dai vari Principi del foro, si ostinano ancora a dire che abbiamo subito un'ingiustizia!!!
Ma con quale faccia vanno ancora in giro?
Solo oggi, infatti, è chiaro che il Cosenza 1914 è morto il 31 luglio 2003, e soltanto dai dilettanti può resuscitare. Non siamo noi a dirlo; sono i fatti a parlare.
Perché se Tar e Consiglio di Stato avevano dato veramente ragione agli avvocati, allora è evidente che i "nostri" politici, a Roma, non godono di alcuna considerazione. Non hanno credito. Nonostante avessero dalla propria parte una sentenza favorevole, non sono riusciti ad ottenere il riconoscimento di un diritto.
Se, invece, Tar e Consiglio di Stato sin dall'inizio avevano dato torto agli avvocati del "1914", allora legali e politicanti hanno detto bugie, perché più volte hanno esultato per una vittoria giudiziaria mai ottenuta, dando in pasto ai mass media dichiarazioni equivoche. Ricordate Televideo?
Non dimentichiamo che il loro governo, e nessun'altra entità segreta ed occulta, nell'agosto 2003, con un decreto straordinario, ha dato pieni poteri al Coni, affinché allargasse il campionato di serie B e, quindi, ripescasse la Fiorentina grazie al suo "bacino d'utenza" ed alle garanzie di stabilità finanziaria fornite da Della Valle. Garanzie mai fornite da Umberto De Rose & soci.
Ad un anno di distanza, dunque, possiamo dire che a niente è servita la mobilitazione di un'intera tifoseria, di tanti ultrà che hanno lottato con orgoglio. Persino Padre Fedele, che si è battuto con il suo consueto coraggio, è stato costretto ad affermare che nel Cosenza risorto, non c'è chiarezza. "Manca la correttezza".
E noi dovremmo far finta di niente? È vero che il "1914" rappresenta la nostra tradizione. Ma una squadra di calcio è patrimonio morale e sociale della comunità cui appartiene, e solo questa sceglie di eleggerla come sua rappresentante. Se una tifoseria decide, come in diversi casi è successo, che la propria squadra può cambiare denominazione sociale, purché essa sia rappresentativa della città, e ne garantisca la continuità nel panorama calcistico, allora quella sarà la squadra della città.
Non dobbiamo, quindi, sentirci vincolati a nulla. Il titolo morale e simbolico spetta alla tifoseria, non al padrone del simbolo. Perché ogni patron può sparire, o addirittura sprofondare e trascinare il simbolo nel fango, com'è accaduto a noi.
Adesso c'è la speranza di vedere risorgere il "vero" Cosenza. Alcuni di noi lo seguiranno, altri no.
Ma non riusciremmo a far vivere il Tam Tam, senza continuare ad urlare in maniera ossessiva le nostre opinioni, fino a diventare velenosi, ripetitivi, inutili.
Del resto, non potremmo neanche riservare la fanzine a quanti decidessero di sostenere l'FC, perché sarebbe una scelta arrogante e priva di realismo.
Sappiamo che noi cosentini siamo bravi ad unirci quando ci attaccano, ma purtroppo, se le circostanze lo consentono, abbiamo la naturale propensione a dividerci.
Noi abbiamo sempre lavorato per l'unità. Adesso non ce la sentiamo di rappresentare i giorni della divisione. Tam Tam è stata la libera voce de…La curva più folle del mondo. In qualsiasi caso, non ci sentiremmo più liberi in due curve separate, per giunta, da eventi estranei.
Torneremo ad esistere, se la curva lo vorrà, quando il Cosenza, la tifoseria, torneranno ad essere uniti.
La nostra tribù non si lascerà mai chiudere in una riserva.

Cosenza, settembre 2004
La redazione di "Tam tam e segnali di fumo"

 

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