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Riceviamo
e pubblichiamo
Violenza poliziesca a Milazzo
Dopo
aver assistito in quel di Rossano alle solite scene di sempre, pestaggi
ed abusi da parte di poliziotti e baschi verdi a danno di inermi
tifosi, che stavano solo protestando verbalmente verso la terna
arbitrale, anche a Milazzo, dove eravamo giunti in modo pacifico
e allegro a sostenere la nostra squadra, si è ripresentato
davanti ai nostri occhi allibiti, lo stesso scenario di illegittima
violenza.
Ma procediamo per ordine: partiti da Paola, con tanto di biglietto
del treno e tagliando dello stadio, siamo giunti a Milazzo in anticipo,
rispetto all'inizio della partita; scesi dal treno, si è
percepito immediatamente un clima molto teso e tutt'altro che accogliente;
infatti all'uscita dalla stazione, abbiamo trovato ad attenderci
una folta schiera di "uomini in divisa", che ha dato il
via a tutta una serie di provocazioni, giungendo finanche a sequestrare
ad un ragazzino uno stendardo, che non conteneva alcuna scritta
offensiva, né simboli politici; quindi siamo stati perquisiti
e solo dopo aver riferito i nostri dati anagrafici, davanti alle
attente telecamere della polizia scientifica, siamo potuti salire
sugli autobus che ci avrebbero condotti a destinazione: uno stadio
vuoto che abbiamo cominciato a colorare della nostra solita allegria;
ma mentre alcuni ragazzi si arrampicavano sulla recinzione, per
attaccare gli striscioni, i poliziotti, che andavano su e giù
per il settore, intimavano loro di scendere immediatamente.
Ha inizio la partita alla quale assistiamo fino al fischio finale,
ignari di quello che stava per accaderci: dopo aver raccolto gli
striscioni, ci stavamo dirigendo verso gli autobus, sui quali già
molti di noi avevano preso posto. È qui che scatta la trappola:
ad un ultras viene messo lo sgambetto da un poliziotto e, alla richiesta
di spiegazioni da parte del ragazzo, seguono schiaffi e calci, che
coinvolgono anche due ragazze: la situazione stava degenerando.
Nel frattempo "gli eroi in divisa", senza un motivo, avevano
tirato giù dall'autobus, con forza, un altro ragazzo, colpendolo
in sette, con manganellate in testa, calci e pugni. A chiunque cercasse
di fare qualcosa, era riservato lo stesso trattamento, perfino alle
"due maschere di bontà" della Digos di Cosenza,
i quali nel cercare di riportare la calma, sono stati minacciati
e strattonati dai loro colleghi. Placati gli animi, siamo saliti
tutti sugli autobus, diretti verso la stazione, pensando, però,
che lì avremmo subito una nuova carica di manganelli, ma
fortunatamente siamo riusciti a prendere il treno per il ritorno.
A Milazzo è stata confermata, per l'ennesima volta, la teoria
che andiamo predicando da sempre: se i tifosi non causano problemi,
sono le stesse forze dell'ordine a provocare, paradossalmente, tanti
disordini al fine di giustificare la loro presenza negli stadi;
infatti i vari uffici della Digos Stadio vengono sostenuti con i
fondi del governo, al quale devono dimostrare, dunque, di rivestire
un ruolo indispensabile, per non essere silurati dagli straordinari
che incassano domenicalmente per ricoprire questa funzione.
Fra una settimana ci attende il derby a Lamezia, dove troveremo
senz'altro ad aspettarci squadroni di carabinieri, poliziotti e
finanzieri: sarà quindi necessario nel modo più assoluto
non cadere nelle loro provocazioni, evitando stupidi atteggiamenti
autolesivi, quali ad esempio salire sulle recinzioni, per accaparrarsi
una maglietta o un pantaloncino. Sarà altrettanto necessario
partire in massa e rimanere compatti e determinati, qualora dovesse
verificarsi un attacco del nemico in divisa.
Emanuele Lupo
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