Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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bacheca nr 2 del 31 gennaio 2004
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Riceviamo e pubblichiamo
Violenza poliziesca a Milazzo

Dopo aver assistito in quel di Rossano alle solite scene di sempre, pestaggi ed abusi da parte di poliziotti e baschi verdi a danno di inermi tifosi, che stavano solo protestando verbalmente verso la terna arbitrale, anche a Milazzo, dove eravamo giunti in modo pacifico e allegro a sostenere la nostra squadra, si è ripresentato davanti ai nostri occhi allibiti, lo stesso scenario di illegittima violenza.
Ma procediamo per ordine: partiti da Paola, con tanto di biglietto del treno e tagliando dello stadio, siamo giunti a Milazzo in anticipo, rispetto all'inizio della partita; scesi dal treno, si è percepito immediatamente un clima molto teso e tutt'altro che accogliente; infatti all'uscita dalla stazione, abbiamo trovato ad attenderci una folta schiera di "uomini in divisa", che ha dato il via a tutta una serie di provocazioni, giungendo finanche a sequestrare ad un ragazzino uno stendardo, che non conteneva alcuna scritta offensiva, né simboli politici; quindi siamo stati perquisiti e solo dopo aver riferito i nostri dati anagrafici, davanti alle attente telecamere della polizia scientifica, siamo potuti salire sugli autobus che ci avrebbero condotti a destinazione: uno stadio vuoto che abbiamo cominciato a colorare della nostra solita allegria; ma mentre alcuni ragazzi si arrampicavano sulla recinzione, per attaccare gli striscioni, i poliziotti, che andavano su e giù per il settore, intimavano loro di scendere immediatamente.
Ha inizio la partita alla quale assistiamo fino al fischio finale, ignari di quello che stava per accaderci: dopo aver raccolto gli striscioni, ci stavamo dirigendo verso gli autobus, sui quali già molti di noi avevano preso posto. È qui che scatta la trappola: ad un ultras viene messo lo sgambetto da un poliziotto e, alla richiesta di spiegazioni da parte del ragazzo, seguono schiaffi e calci, che coinvolgono anche due ragazze: la situazione stava degenerando. Nel frattempo "gli eroi in divisa", senza un motivo, avevano tirato giù dall'autobus, con forza, un altro ragazzo, colpendolo in sette, con manganellate in testa, calci e pugni. A chiunque cercasse di fare qualcosa, era riservato lo stesso trattamento, perfino alle "due maschere di bontà" della Digos di Cosenza, i quali nel cercare di riportare la calma, sono stati minacciati e strattonati dai loro colleghi. Placati gli animi, siamo saliti tutti sugli autobus, diretti verso la stazione, pensando, però, che lì avremmo subito una nuova carica di manganelli, ma fortunatamente siamo riusciti a prendere il treno per il ritorno.
A Milazzo è stata confermata, per l'ennesima volta, la teoria che andiamo predicando da sempre: se i tifosi non causano problemi, sono le stesse forze dell'ordine a provocare, paradossalmente, tanti disordini al fine di giustificare la loro presenza negli stadi; infatti i vari uffici della Digos Stadio vengono sostenuti con i fondi del governo, al quale devono dimostrare, dunque, di rivestire un ruolo indispensabile, per non essere silurati dagli straordinari che incassano domenicalmente per ricoprire questa funzione.
Fra una settimana ci attende il derby a Lamezia, dove troveremo senz'altro ad aspettarci squadroni di carabinieri, poliziotti e finanzieri: sarà quindi necessario nel modo più assoluto non cadere nelle loro provocazioni, evitando stupidi atteggiamenti autolesivi, quali ad esempio salire sulle recinzioni, per accaparrarsi una maglietta o un pantaloncino. Sarà altrettanto necessario partire in massa e rimanere compatti e determinati, qualora dovesse verificarsi un attacco del nemico in divisa.
Emanuele Lupo

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