|
Riceviamo
e pubblichiamo
Fuori la politica dalla curva?
Anni
e anni di storia, di impegno e di lotte, allinterno dei quali
la curva del Cosenza ha sempre fatto parlare di sé, delle
sue posizioni ed iniziative, eppure
.
eppure ancora oggi frasi del tipo La politica con il calcio
non centra un cazzo, sono sulla bocca di molte persone;
io sono portato a rispettare ogni idea e giudizio, ma proprio non
capisco interventi del genere.
Cosè la politica? Se è quella fatta nei palazzi,
nelle stanze dei bottoni (cumu li piacia dì sempre a Nicola),
e pure nelle case dei signorotti di turno, bèh, allora quella
politica in curva non cè mai stata (a parte una sporadica
apparizione degna di una campagna elettorale).
Ma allora a cosa si riferiscono queste persone? Parliamone, cerchiamo
di capire!
Cè chi il problema ha deciso di non affrontarlo proprio
Io non mi interesso di politica, e sono convinti che
il tifoso sia un ragazzo che va semplicemente la domenica a sgolarsi
e ad arrostirsi il fegato guardando 11 ballerine che calciano una
palla, ma sono soprattutto convinti che la politica sia quella di
cui ho parlato prima, quella dei Berlusconi, dei Rutelli, degli
Adamo e dei De Rose; se questa è politica, allora la curva
del Cosenza non è una curva politicizzata, cerchiamo di cambiare
il concetto, la curva del Cosenza è una curva che crede nellimpegno
sociale, la curva del Cosenza è matura e si rende conto che
al di fuori del S.Vito cè qualcosaltro, ci sono
quartieri abbandonati a se stessi, ci sono migranti sfruttati e
ghettizzati, costretti a rimanere chiusi in veri e propri lager
a scontare la colpa di essere scappati da realtà spesso insostenibili
cercando riparo nei paesi civilizzati (e chi civiltà!),
ci sono popolazioni massacrate sotto gli occhi di tutti, ci sono
persone che credono che un nuovo centro commerciale possa essere
un passo avanti per la città, un luogo di integrazione sociale
(curi cazzi!).
Ma sì, dai, in fondo chi se ne frega della politica,
lasciamola da parte, allo stadio si viene per distrarsi per guardare
uno spettacolo, trastulliamoci con i saltelli di quelle
belle gambe depilate!
Il calcio è uno sport che tutti amiamo, siamo capaci di diventare
intrattabili per più di una giornata se il nostro Cosenza
perde malamente, su questo non ho niente da dire perché provo
le stesse sensazioni anche io, ma non farò mai in modo che
al posto del cervello mi cresca un pallone da calcio.
Il tifoso che pensa, lultrà che non si fa manipolare
dai potenti di turno, sono realtà che danno fastidio, vogliono
eliminarci, vogliono trasformarci in semplici consumatori di un
prodotto preconfezionato per loccasione; meglio se acquistiamo
comodamente seduti in poltrona con il telecomando in mano.
Il loro sogno non sarà realizzabile fino a quando esisteranno
persone come noi, perché (nonostante alcune dichiarazioni),
noi non ci facciamo strumentalizzare da nessuno, siamo capaci di
pensare da soli, di sviluppare le nostre idee, riusciamo (sembrerà
strano a qualcuno) ad andare oltre alla cilindrata ed ai cavalli
del motore del nostro bolide.
Se sventolare la bandiera della Palestina in curva vuol dire essere
comunisti, allora non cavete capito una beata
minchia; vuol dire sposare la causa di un popolo martoriato da decenni
di occupazione indebita, umiliato, costretto a mostrare un permesso
per andare a lavoro.
Intorno ai militarizzati stadi dItalia, cè un
paese che va avanti, cè un mondo che corre, cercano
di cambiarci, di trasformarci, di renderci loro complici, complici
dei loro sporchi disegni.
Ed è proprio per questo che dobbiamo continuare ad andare
avanti sulla strada che la nostra curva ha imboccato da anni, per
restare indipendenti, liberi di poter dire la propria, liberi di
scegliere da che parte schierarsi, liberi di poter decidere per
noi stessi.
Ricordate che non si può essere neutrali su di un treno in
corsa.
Luigi Gaudio
sommario
>>
<<
archivio 2004
<<
archivio
|