Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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bacheca nr 2 del 31 gennaio 2004
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Riceviamo e pubblichiamo
Fuori la politica dalla curva?

Anni e anni di storia, di impegno e di lotte, all’interno dei quali la curva del Cosenza ha sempre fatto parlare di sé, delle sue posizioni ed iniziative, eppure…………….
eppure ancora oggi frasi del tipo “La politica con il calcio non c’entra un cazzo”, sono sulla bocca di molte persone; io sono portato a rispettare ogni idea e giudizio, ma proprio non capisco interventi del genere.
Cos’è la politica? Se è quella fatta nei palazzi, nelle stanze dei bottoni (cumu li piacia dì sempre a Nicola), e pure nelle case dei signorotti di turno, bèh, allora quella politica in curva non c’è mai stata (a parte una sporadica apparizione degna di una campagna elettorale).
Ma allora a cosa si riferiscono queste persone? Parliamone, cerchiamo di capire!
C’è chi il problema ha deciso di non affrontarlo proprio “Io non mi interesso di politica”, e sono convinti che il tifoso sia un ragazzo che va semplicemente la domenica a sgolarsi e ad arrostirsi il fegato guardando 11 ballerine che calciano una palla, ma sono soprattutto convinti che la politica sia quella di cui ho parlato prima, quella dei Berlusconi, dei Rutelli, degli Adamo e dei De Rose; se questa è politica, allora la curva del Cosenza non è una curva politicizzata, cerchiamo di cambiare il concetto, la curva del Cosenza è una curva che crede nell’impegno sociale, la curva del Cosenza è matura e si rende conto che al di fuori del S.Vito c’è qualcos’altro, ci sono quartieri abbandonati a se stessi, ci sono migranti sfruttati e ghettizzati, costretti a rimanere chiusi in veri e propri lager a scontare la colpa di essere scappati da realtà spesso insostenibili cercando riparo nei paesi “civilizzati” (e chi civiltà!), ci sono popolazioni massacrate sotto gli occhi di tutti, ci sono persone che credono che un nuovo centro commerciale possa essere un passo avanti per la città, un luogo di integrazione sociale (curi cazzi!).
“Ma sì, dai, in fondo chi se ne frega della politica, lasciamola da parte, allo stadio si viene per distrarsi per guardare uno “spettacolo”, trastulliamoci con i saltelli di quelle belle gambe depilate”!
Il calcio è uno sport che tutti amiamo, siamo capaci di diventare intrattabili per più di una giornata se il nostro Cosenza perde malamente, su questo non ho niente da dire perché provo le stesse sensazioni anche io, ma non farò mai in modo che al posto del cervello mi cresca un pallone da calcio.
Il tifoso che pensa, l’ultrà che non si fa manipolare dai potenti di turno, sono realtà che danno fastidio, vogliono eliminarci, vogliono trasformarci in semplici consumatori di un prodotto preconfezionato per l’occasione; meglio se acquistiamo comodamente seduti in poltrona con il telecomando in mano.
Il loro sogno non sarà realizzabile fino a quando esisteranno persone come noi, perché (nonostante alcune dichiarazioni), noi non ci facciamo strumentalizzare da nessuno, siamo capaci di pensare da soli, di sviluppare le nostre idee, riusciamo (sembrerà strano a qualcuno) ad andare oltre alla cilindrata ed ai cavalli del motore del nostro bolide.
Se sventolare la bandiera della Palestina in curva vuol dire essere “comunisti”, allora non c’avete capito una beata minchia; vuol dire sposare la causa di un popolo martoriato da decenni di occupazione indebita, umiliato, costretto a mostrare un permesso per andare a lavoro.
Intorno ai militarizzati stadi d’Italia, c’è un paese che va avanti, c’è un mondo che corre, cercano di cambiarci, di trasformarci, di renderci loro complici, complici dei loro sporchi disegni.
Ed è proprio per questo che dobbiamo continuare ad andare avanti sulla strada che la nostra curva ha imboccato da anni, per restare indipendenti, liberi di poter dire la propria, liberi di scegliere da che parte schierarsi, liberi di poter decidere per noi stessi.
Ricordate che non si può essere neutrali su di un treno in corsa.
Luigi Gaudio

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