Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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bacheca nr 2 del 31 gennaio 2004
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Riceviamo e pubblichiamo
Solo per voi

Ho letto il racconto della "marcia dell’orgoglio granata". Ho visto le foto dei tifosi del Torino in Piazza. Ho pensato alla bellezza del calcio, alle favole che si materializzano. Ho visto gli Angeli di Superga sorridere. Gli Juventini, già scudettati, rimpicciolire. I faccendieri del calcio sparire. Ho pensato ai tifosi del Cosenza. Quelli veri. Quelli che seguirebbero la squadra in qualunque luogo e in qualsiasi categoria. Quelli che conoscono i nomi di tutti i calciatori, senza per questo essere in confidenza con nessuno. Che sono innamorati del simbolo e non degli uomini. Quelli che... sono pochi. Poveri tifosi del Cosenza. Quelli veri, intendo. Quelli che, due anni fa, erano costretti a non sorridere troppo per non volgarizzare la bellezza di un sentimento puro mischiandolo nella polvere, con adulatori e lecchini. La vita, a volte, è strana. Non puoi scegliere se nascere Gattuso o Rivaldo. Allo stesso modo, quando il sentimento è forte, potente, esaustivo, non scegli per quale squadra tifare: è lei a sceglierti. Nel nostro caso questo è avvenuto per un fatto naturale. Il Cosenza è la squadra della città in cui siamo nati. Una città che amiamo, della quale conosciamo perfettamente ogni difetto e che non cambieremmo mai con nessun’altra. Non bisogna spendere molte parole per dire che chi nasce a Milano, a Torino o a Madrid ha molte possibilità in più di gioire rispetto ad altri. A volte, però, l’orgoglio diventa il più forte dei sentimenti. È la sua rivendicazione, la punta massima della soddisfazione. La storia del Torino è un capitolo a parte, come i suoi tifosi e quello che hanno fatto. Ma vogliamo prendere una piccola città di provincia come la nostra? Uno nasce, cresce, gioca a pallone. Poi qualcuno lo porta per la prima volta allo stadio e lì Cupido scocca il dardo. Non c’entra niente che sia la squadra della tua città, e quindi, in definitiva, l’unica della quale potresti innamorarti con contatto fisico. Ti innamori e basta. Molti, crescendo, si affrancano da questo problema e non frequentano più lo stadio. Altri sviluppano degli anticorpi. Cominciano a tifare Juve, Milan o Inter. Oppure – ma entriamo in sub/categorie come l’innamorato della sfiga, il meridionalista impenitente, il solitario amante del palcoscenico, il bastian contrario, ecc. – indossano una maglia a casaccio: Sampdoria, Napoli, Fiorentina... Cagliari! Quelli che restano fedeli alla scintilla, rimangono in pochi. Eterni bambini, forse. Incapaci di esaltarsi per un’entità astratta e amanti di quel piccolo fuoco che gli arde dentro da sempre. A loro sono dedicate queste poche righe. Che andrebbero pubblicate con spazio doppio, lasciando larghi vuoti com’è oggi il San Vito. Poveri tifosi del Cosenza. Non proveranno grandi gioie nella vita, e lo sanno. Dovranno farsi bastare quei pochi e rari successi che la squadra è riuscita a regalare. Custodirli. Difenderli dalla incuria del tempo e dai continui attacchi di chi è abituato a sputarsi addosso per dimostrare di esistere. Poveri tifosi del Cosenza. La grandezza dei loro sentimenti non conosce confini, ma la desolazione del San Vito li mortifica. Poveri, pochi, tifosi del Cosenza. Per voi, e solo per voi, mi auguro che a questa squadra riesca il miracolo!
Anonimo

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