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Riceviamo
e pubblichiamo
Solo per voi
Ho
letto il racconto della "marcia dellorgoglio granata".
Ho visto le foto dei tifosi del Torino in Piazza. Ho pensato alla
bellezza del calcio, alle favole che si materializzano. Ho visto
gli Angeli di Superga sorridere. Gli Juventini, già scudettati,
rimpicciolire. I faccendieri del calcio sparire. Ho pensato ai tifosi
del Cosenza. Quelli veri. Quelli che seguirebbero la squadra in
qualunque luogo e in qualsiasi categoria. Quelli che conoscono i
nomi di tutti i calciatori, senza per questo essere in confidenza
con nessuno. Che sono innamorati del simbolo e non degli uomini.
Quelli che... sono pochi. Poveri tifosi del Cosenza. Quelli veri,
intendo. Quelli che, due anni fa, erano costretti a non sorridere
troppo per non volgarizzare la bellezza di un sentimento puro mischiandolo
nella polvere, con adulatori e lecchini. La vita, a volte, è
strana. Non puoi scegliere se nascere Gattuso o Rivaldo. Allo stesso
modo, quando il sentimento è forte, potente, esaustivo, non
scegli per quale squadra tifare: è lei a sceglierti. Nel
nostro caso questo è avvenuto per un fatto naturale. Il Cosenza
è la squadra della città in cui siamo nati. Una città
che amiamo, della quale conosciamo perfettamente ogni difetto e
che non cambieremmo mai con nessunaltra. Non bisogna spendere
molte parole per dire che chi nasce a Milano, a Torino o a Madrid
ha molte possibilità in più di gioire rispetto ad
altri. A volte, però, lorgoglio diventa il più
forte dei sentimenti. È la sua rivendicazione, la punta massima
della soddisfazione. La storia del Torino è un capitolo a
parte, come i suoi tifosi e quello che hanno fatto. Ma vogliamo
prendere una piccola città di provincia come la nostra? Uno
nasce, cresce, gioca a pallone. Poi qualcuno lo porta per la prima
volta allo stadio e lì Cupido scocca il dardo. Non centra
niente che sia la squadra della tua città, e quindi, in definitiva,
lunica della quale potresti innamorarti con contatto fisico.
Ti innamori e basta. Molti, crescendo, si affrancano da questo problema
e non frequentano più lo stadio. Altri sviluppano degli anticorpi.
Cominciano a tifare Juve, Milan o Inter. Oppure ma entriamo
in sub/categorie come linnamorato della sfiga, il meridionalista
impenitente, il solitario amante del palcoscenico, il bastian contrario,
ecc. indossano una maglia a casaccio: Sampdoria, Napoli,
Fiorentina... Cagliari! Quelli che restano fedeli alla scintilla,
rimangono in pochi. Eterni bambini, forse. Incapaci di esaltarsi
per unentità astratta e amanti di quel piccolo fuoco
che gli arde dentro da sempre. A loro sono dedicate queste poche
righe. Che andrebbero pubblicate con spazio doppio, lasciando larghi
vuoti comè oggi il San Vito. Poveri tifosi del Cosenza.
Non proveranno grandi gioie nella vita, e lo sanno. Dovranno farsi
bastare quei pochi e rari successi che la squadra è riuscita
a regalare. Custodirli. Difenderli dalla incuria del tempo e dai
continui attacchi di chi è abituato a sputarsi addosso per
dimostrare di esistere. Poveri tifosi del Cosenza. La grandezza
dei loro sentimenti non conosce confini, ma la desolazione del San
Vito li mortifica. Poveri, pochi, tifosi del Cosenza. Per voi, e
solo per voi, mi auguro che a questa squadra riesca il miracolo!
Anonimo
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