Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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a duminica è dù palluni nr 2 del 31 gennaio 2004
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Derby che furono e non solo
Cosenza- Rende sul filo della memoria

Lattuada, Luxoro, Riva, Cecili, Gatti, Rigamonti, Maida, Canetti, Liguori, De Chiara. È questo il Cosenza che il 10 dicembre ‘78, all’undicesima giornata del campionato di C2, affronta per la prima volta i cugini del Campagnano.
Il risultato sorride ai lupi che affondano i biancorossi con un gol di Maida. Seguiranno altre sette stracittadine (fino all’84) che non vedranno mai il Cosenza sconfitto sebbene la cronaca di quei tempi racconti di un Rende che spesso e volentieri occupava i quartieri alti della classifica, dove addirittura non si trovasse in una serie superiore. Sono comunque gli anni che vedono raccogliersi intorno alla squadra rossoblù i primi germi del tifo organizzato: la stagione degli Sconvolti è dietro l’angolo. Come in ogni derby – anche se in molti hanno spesso negato ai “rennitani” una vera rivalità di campanile – si affollano aneddoti, leggende o presunte tali, “fughe” ed esultanze, che non trovano posto tra i dati statistici registrati nei tabellini. E ricordi, soprattutto ricordi. Ancora oggi, nel sorriso beffardo di chi li racconta, traspare l’orgoglio e la soddisfazione di essere nati tifosi dei lupi.
“Finché giocheremo con quei quattro “pignatari”– dice Rafele du Gatto Nero- prenderemo sempre i sei punti. È una tradizione che ci vede vittoriosi con il Rende così come, purtroppo, sconfitti con il Catanzaro. Inutile aggiungere che il nostro tifo è stato sempre superiore al loro”.
“Ricordo che un anno- spiega invece Nunzio- avevamo preparato delle croci biancorosse, mentre in un altro incontro c’era un manichino appeso per il collo. Addirittura, in una partita estiva di Coppa Italia, con noi in C2 e loro in C1, andammo a prendere alla stazione dei treni alcuni giocatori, ed uno di quelli, Rizzo, segnò la rete della vittoria”.
“Siccome ci dava fastidio perché si trovavano nel nostro settore – continua Gabriele- una volta, uno di noi, Pariduzzu, riuscì ad arrampicarsi su un pilone molto alto dove erano legati dei festoni biancorossi, e a strapparli”. Lo stesso frammento di memoria accomuna un altro tifoso di vecchia data, Tonino Tocci. Neanche lui riesce a trattenere una risata quando parla di questa storica “arrampicata”, mentre, sempre in tema di Rende, diventa serio e si dice contrario “all’idea di fusione, ingiusta sia per noi, che per loro. Perché lo spirito di campanile deve pur sempre rimanere. Sabato comunque, per tradizione, vinceremmo pure in otto”. Rompe il clima di ottimismo un perplesso Benito Scola, “favorevole sì ad una fusione, ma già dall’inizio del torneo in corso”. Lasciandosi poi andare ad un commento tecnico, sottolinea la forza del “Rende di Giugno”. Questa una parentesi sui derby che furono. Vincenzo è invece un tifoso molto più giovane. Non può certo lasciarsi andare ai ricordi, perciò, venendo a fatti di maggiore attualità, sceglie l’arma dell’ironia, e alla domanda-tormentone, che qualcuno ha fatto circolare negli ambienti calcistici cittadini, se si sente più “drogato” o “delinquente” risponde: “Tutt’e due”. Purtroppo, oggi, c’è chi ha voglia di parlare solo di queste cose.
Giuseppe Costabile
Edoardo Trimboli

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