Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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culti e culture nr 2 del 31 gennaio 2004
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Pancetta a cubetti

Fisso davanti ad una scatola di pancetta tagliata a cubetti. Mi ero chiesto se valesse la pena di comprare della pancetta tagliata a cubetti. Oppure se anche questo facesse parte di una categoria di cose da evitare come la peste.
- Che cosa vogliono? – mi ero chiesto – vogliono che comperi della pancetta tagliata a cubetti. Ecco cosa vogliono!. -
Fu in quell’attimo che dovette ficcarsi nell’ombelico. Le luci bianche dei neon si riflettevano come lame d’una scimitarra addosso alle signore che dominavano la scena. La dominavano sprigionando l’erotismo più irresistibile che si possa immaginare. Quello delle casalinghe che fanno la spesa. Bionde, brune, ricce, pettinate spettinate, con i seni enormi, con i seni piccoli, alte magre, loquaci, silenziose: frammenti di sito porno liberati a galleggiare nel reale tutto intorno alle mie incredibili avventure mozzafiato nella deontologia del consumatore di pancetta tagliata a cubetti. Una specie di matriarcato furbescamente taciuto ai pochi uomini presenti ed ai pochissimi bambini impegnati ad assaltare il retro dei carrelli. I bambini spingevano con un piede solo, giocavano, facevano altre cose simili a queste sotto lo sguardo fintamente distratto degli adulti. I maschi si guardavano intorno facendo finta e assecondando. Le donne dominavano perfettamente a loro agio attraversando i tagli di luce bianca tra una corsia ed un’altra.
- Vi prego, pancetta tagliata a cubetti no, per carità! Nemmeno per idea. E’ una di quelle cose di cui non c’è alcuna necessità e costa quasi il doppio di quella intera. - pensai.
Poi cominciò a muoversi qualcosa nella parte superiore del basso ventre. Una serpe sinuosa in una nuvola di vasellina. Arrivava, stava arrivando. Iniziava sempre così, nel basso ventre. Quando veniva la nausea io sentivo tutto. Poteva sembrare che io fossi catatonico, pietrificato assente, clinicamente morto, ma la verità era che sentivo e vedevo ogni cosa e tenevo tutto sotto controllo. Solo che non avrei potuto muovere un dito per niente al mondo. Diventavo puro spirito. La nausea mi prendeva alla sprovvista e sempre in certi momenti particolari. Credo venisse dal basso. Inizialmente pensavo che potesse accedere dentro di me dai testicoli o dal buco del culo. Poi ho capito: l’ombelico. Era dall’ombelico che entrava. Stazionava per qualche minuto nell’aera dello stomaco e poi cominciava a salire fino al cervello. Quello era il momento in cui mi paralizzava. Se un branco di cani addestrati fosse stato aizzato contro di me da qualcuno dei miei nemici ed io avessi avuto in mano una mitragliatrice automatica, nell’attimo della nausea sarei rimasto fermo. Sarei rimasto fermo ad osservare quei cani dilaniare il mio corpo a morsi. Senza gioirne ne piangere. Senza batter ciglio. Senza poter dire niente su quel fatto normalissimo che stava succedendo. Un branco di grossi cani stava facendo a brandelli la mia carne ecco tutto. Ebbé.
Poi le voci.
- Ogni uomo ha il diritto di desiderare cose anche insignificanti come la pancetta. Ed ha il sacrosanto diritto di comprarla già tagliata a cubetti, se non ha voglia di mettersi lì ad affettare!-
Cominciai a pensare che tutti quegli uomini e quelle donne ripetessero all’infinito questo innegabile principio della libertà di autodeterminazione. Tutti insieme per farmi persuaso di quella cosa scontata e banale. “ Ognuno è libero di comprare quello che vuole” si sa. Ma io sapevo altro ancora.
- ecco cosa vogliono - mi dissi – che io compri quella pancetta! –
E rimasi immobile fino all’ora di chiusura. Finché qualcuno mettendomi una mano sopra la spalla non mi fece trasalire.
Ero mortificato, mi sentivo un’idiota che non era capace di decidere nemmeno se acquistare o no della pancetta. E la cosa che mi paralizzava era l’assurda incertezza sull’essenza di quel gesto: era un normale atto di libertà? Oppure era una delle tante cose che il mondo in cui mio malgrado mi trovavo a vivere mi costringeva a fare senza che io me ne accorgessi?
L’uomo che m’aveva toccato mi osservò estrarre una piccola rivoltella dalla tasca del cappotto. Sulle prima dovette credere che quella piccola pistola dalla canna smozzicata come un dente rotto doveva essere un giocattolo, ma dovette ricredersi. Divenne dello stesso colore bianco che più bianco non si può del suo camice da servitore. L’avevo trovata due giorni prima nel bidone dell’immondizia sotto casa. Mi piaceva rovistare nei bidoni dell’immondizia. Insieme a quella rivoltella avevo trovato quattro pizze margherite completamente integre. Cominciai a sparare sulla lattuga, poi sui fasci di rucola. Amavo la rucola. Più di quanto amassi mia madre. Poi presi di mira gli yogurt, l’olio di semi di soia, quello d’oliva. E poi le coca-cola, le aranciate, i succhi di frutta, i Sali minerali in bottiglia, i liquori. I liquidi cominciarono a scorrere per tutti i reparti, ma non una sola goccia di sangue fu versata. A parte il mio. Le donne frammento di sito porno e gli uomini inconsapevoli e i bambini illusi e tutti gli altri impiegati in divisa sparirono in un batter d’occhio al di là della porta scorrevole.
E poterono assistere al mio delirio patetico nella bagarre delle luci blu e delle telecamere. Una gran confusione. La deontologia del consumatore. Avrei potuto scriverci un libro se non m’avesse consumato prima.
silviostellato@yahoo.it

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