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Pancetta
a cubetti
Fisso
davanti ad una scatola di pancetta tagliata a cubetti. Mi ero chiesto
se valesse la pena di comprare della pancetta tagliata a cubetti.
Oppure se anche questo facesse parte di una categoria di cose da
evitare come la peste.
- Che cosa vogliono? mi ero chiesto vogliono che comperi
della pancetta tagliata a cubetti. Ecco cosa vogliono!. -
Fu in quellattimo che dovette ficcarsi nellombelico.
Le luci bianche dei neon si riflettevano come lame duna scimitarra
addosso alle signore che dominavano la scena. La dominavano sprigionando
lerotismo più irresistibile che si possa immaginare.
Quello delle casalinghe che fanno la spesa. Bionde, brune, ricce,
pettinate spettinate, con i seni enormi, con i seni piccoli, alte
magre, loquaci, silenziose: frammenti di sito porno liberati a galleggiare
nel reale tutto intorno alle mie incredibili avventure mozzafiato
nella deontologia del consumatore di pancetta tagliata a cubetti.
Una specie di matriarcato furbescamente taciuto ai pochi uomini
presenti ed ai pochissimi bambini impegnati ad assaltare il retro
dei carrelli. I bambini spingevano con un piede solo, giocavano,
facevano altre cose simili a queste sotto lo sguardo fintamente
distratto degli adulti. I maschi si guardavano intorno facendo finta
e assecondando. Le donne dominavano perfettamente a loro agio attraversando
i tagli di luce bianca tra una corsia ed unaltra.
- Vi prego, pancetta tagliata a cubetti no, per carità! Nemmeno
per idea. E una di quelle cose di cui non cè
alcuna necessità e costa quasi il doppio di quella intera.
- pensai.
Poi cominciò a muoversi qualcosa nella parte superiore del
basso ventre. Una serpe sinuosa in una nuvola di vasellina. Arrivava,
stava arrivando. Iniziava sempre così, nel basso ventre.
Quando veniva la nausea io sentivo tutto. Poteva sembrare che io
fossi catatonico, pietrificato assente, clinicamente morto, ma la
verità era che sentivo e vedevo ogni cosa e tenevo tutto
sotto controllo. Solo che non avrei potuto muovere un dito per niente
al mondo. Diventavo puro spirito. La nausea mi prendeva alla sprovvista
e sempre in certi momenti particolari. Credo venisse dal basso.
Inizialmente pensavo che potesse accedere dentro di me dai testicoli
o dal buco del culo. Poi ho capito: lombelico. Era dallombelico
che entrava. Stazionava per qualche minuto nellaera dello
stomaco e poi cominciava a salire fino al cervello. Quello era il
momento in cui mi paralizzava. Se un branco di cani addestrati fosse
stato aizzato contro di me da qualcuno dei miei nemici ed io avessi
avuto in mano una mitragliatrice automatica, nellattimo della
nausea sarei rimasto fermo. Sarei rimasto fermo ad osservare quei
cani dilaniare il mio corpo a morsi. Senza gioirne ne piangere.
Senza batter ciglio. Senza poter dire niente su quel fatto normalissimo
che stava succedendo. Un branco di grossi cani stava facendo a brandelli
la mia carne ecco tutto. Ebbé.
Poi le voci.
- Ogni uomo ha il diritto di desiderare cose anche insignificanti
come la pancetta. Ed ha il sacrosanto diritto di comprarla già
tagliata a cubetti, se non ha voglia di mettersi lì ad affettare!-
Cominciai a pensare che tutti quegli uomini e quelle donne ripetessero
allinfinito questo innegabile principio della libertà
di autodeterminazione. Tutti insieme per farmi persuaso di quella
cosa scontata e banale. Ognuno è libero di comprare
quello che vuole si sa. Ma io sapevo altro ancora.
- ecco cosa vogliono - mi dissi che io compri quella pancetta!
E rimasi immobile fino allora di chiusura. Finché qualcuno
mettendomi una mano sopra la spalla non mi fece trasalire.
Ero mortificato, mi sentivo unidiota che non era capace di
decidere nemmeno se acquistare o no della pancetta. E la cosa che
mi paralizzava era lassurda incertezza sullessenza di
quel gesto: era un normale atto di libertà? Oppure era una
delle tante cose che il mondo in cui mio malgrado mi trovavo a vivere
mi costringeva a fare senza che io me ne accorgessi?
Luomo che maveva toccato mi osservò estrarre
una piccola rivoltella dalla tasca del cappotto. Sulle prima dovette
credere che quella piccola pistola dalla canna smozzicata come un
dente rotto doveva essere un giocattolo, ma dovette ricredersi.
Divenne dello stesso colore bianco che più bianco non si
può del suo camice da servitore. Lavevo trovata due
giorni prima nel bidone dellimmondizia sotto casa. Mi piaceva
rovistare nei bidoni dellimmondizia. Insieme a quella rivoltella
avevo trovato quattro pizze margherite completamente integre. Cominciai
a sparare sulla lattuga, poi sui fasci di rucola. Amavo la rucola.
Più di quanto amassi mia madre. Poi presi di mira gli yogurt,
lolio di semi di soia, quello doliva. E poi le coca-cola,
le aranciate, i succhi di frutta, i Sali minerali in bottiglia,
i liquori. I liquidi cominciarono a scorrere per tutti i reparti,
ma non una sola goccia di sangue fu versata. A parte il mio. Le
donne frammento di sito porno e gli uomini inconsapevoli e i bambini
illusi e tutti gli altri impiegati in divisa sparirono in un batter
docchio al di là della porta scorrevole.
E poterono assistere al mio delirio patetico nella bagarre delle
luci blu e delle telecamere. Una gran confusione. La deontologia
del consumatore. Avrei potuto scriverci un libro se non mavesse
consumato prima.
silviostellato@yahoo.it
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