Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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vita di curva nr 8 del 28 settembre 2003
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Avellino, la verità degli ultrà

Il movimento non deve morire

Stadio Partenio, ore 20.30, l’incontro è il derby che vede contrapposti i locali col blasonato Napoli…una partita che non verrà mai giocata. Sergio invece, è un ragazzo di soli venti anni, che per il cedimento di una lastra di plexiglas, compie un tragico volo di venti metri ed entra in coma; qualche ora più tardi perderà la vita. Le cause di questa morte inaccettabile non sono ancora chiare, se non per troppi e bigotti dispensatori di facili sentenze. Tuttavia, non è il pur drammatico fatto di cronaca, a calamitare riflessioni, ma il ventaglio di problematiche che vengono ad innescarsi toccando il calcio e il suo risvolto più controverso: la violenza.
Una nuova ondata di repressione si affaccia all’orizzonte nel tentativo di spazzare polemiche, interrogativi e dubbi, senza chiedersi il perché e sprofondare nel come, generalizzando alla cieca senza capirne le dinamiche. Arresto in flagranza differita, sospensione di incontri a rischio, militarizzazione di stadi sempre più vuoti a vantaggio di poltrone sempre più piene. Lo scenario è grossomodo questo, facendo magari l’occhiolino al decantato modello “britannico” di sicurezza. La confezione dunque è pronta, col fiocco, distribuita dai media senza però raccontare cosa contenga effettivamente una curva.
Una tribù di ragazzi (più o meno giovani), forse l’ultima, che ha ancora voglia di incontrarsi nel tentativo di abbattere barriere sociali e culturali, o solo di quartiere, per cercare di divertirsi, ma non solo. Le luci della ribalta saranno pure spente, ma a volte, chi sale sui treni per seguire la propria squadra in trasferta è lo stesso che decide di condividere il pranzo di Natale con i meno fortunati e di aprirsi alle “contaminazioni” di un popolo, come quello Curdo, senza terra e senza audience. Individui cioè, in diritto di pretendere di non essere stipati dentro tribune pericolanti di campetti fatiscenti, di non essere schedati da riprese video invadenti, o più semplicemente liberi di recarsi in un bagno a pisciare.
Tanti piccoli e grandi aspetti, insomma, che contribuiscono a formare un’ ideologia dietro uno striscione, una vera e propria “controcultura” oscurata però dal rumore metallico di spranghe e lame, dal boato vergognoso di cori razzisti, dal fumo di un vagone in fiamme. Distinguendo sempre e comunque chi tenta di resistere agli abusi del sistema e dai signori dal manganello facile.
Allora che fare? Non ci sono formule certe dai risultati assicurati, né tabelle da consultare. Il movimento non può e non deve morire assassinato dai decreti legge e dall’idiozia, deve essere capace di guardarsi allo specchio per trovare, sia pure nelle mille e inevitabili contraddizioni che lo segnano, la forza di non schiantarsi su se stesso, di continuare a difendere valori ed idee che lo hanno reso vero, di inventarsi una chiave per far capire alla gente che forse è proprio questa insana “ciotia” per omoni in mutande a rendere l’ultrà un uomo libero ed autentico nel circo stereotipato e ipocrita che gli ruota intorno.

Edoardo Trimboli
Giuseppe Costabile

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