|
Avellino,
la verità degli ultrà
Il
movimento non deve morire
Stadio
Partenio, ore 20.30, lincontro è il derby che vede
contrapposti i locali col blasonato Napoli
una partita che
non verrà mai giocata. Sergio invece, è un ragazzo
di soli venti anni, che per il cedimento di una lastra di plexiglas,
compie un tragico volo di venti metri ed entra in coma; qualche
ora più tardi perderà la vita. Le cause di questa
morte inaccettabile non sono ancora chiare, se non per troppi e
bigotti dispensatori di facili sentenze. Tuttavia, non è
il pur drammatico fatto di cronaca, a calamitare riflessioni, ma
il ventaglio di problematiche che vengono ad innescarsi toccando
il calcio e il suo risvolto più controverso: la violenza.
Una nuova ondata di repressione si affaccia allorizzonte nel
tentativo di spazzare polemiche, interrogativi e dubbi, senza chiedersi
il perché e sprofondare nel come, generalizzando alla cieca
senza capirne le dinamiche. Arresto in flagranza differita, sospensione
di incontri a rischio, militarizzazione di stadi sempre più
vuoti a vantaggio di poltrone sempre più piene. Lo scenario
è grossomodo questo, facendo magari locchiolino al
decantato modello britannico di sicurezza. La confezione
dunque è pronta, col fiocco, distribuita dai media senza
però raccontare cosa contenga effettivamente una curva.
Una tribù di ragazzi (più o meno giovani), forse lultima,
che ha ancora voglia di incontrarsi nel tentativo di abbattere barriere
sociali e culturali, o solo di quartiere, per cercare di divertirsi,
ma non solo. Le luci della ribalta saranno pure spente, ma a volte,
chi sale sui treni per seguire la propria squadra in trasferta è
lo stesso che decide di condividere il pranzo di Natale con i meno
fortunati e di aprirsi alle contaminazioni di un popolo,
come quello Curdo, senza terra e senza audience. Individui cioè,
in diritto di pretendere di non essere stipati dentro tribune pericolanti
di campetti fatiscenti, di non essere schedati da riprese video
invadenti, o più semplicemente liberi di recarsi in un bagno
a pisciare.
Tanti piccoli e grandi aspetti, insomma, che contribuiscono a formare
un ideologia dietro uno striscione, una vera e propria controcultura
oscurata però dal rumore metallico di spranghe e lame, dal
boato vergognoso di cori razzisti, dal fumo di un vagone in fiamme.
Distinguendo sempre e comunque chi tenta di resistere agli abusi
del sistema e dai signori dal manganello facile.
Allora che fare? Non ci sono formule certe dai risultati assicurati,
né tabelle da consultare. Il movimento non può e non
deve morire assassinato dai decreti legge e dallidiozia, deve
essere capace di guardarsi allo specchio per trovare, sia pure nelle
mille e inevitabili contraddizioni che lo segnano, la forza di non
schiantarsi su se stesso, di continuare a difendere valori ed idee
che lo hanno reso vero, di inventarsi una chiave per far capire
alla gente che forse è proprio questa insana ciotia
per omoni in mutande a rendere lultrà un uomo libero
ed autentico nel circo stereotipato e ipocrita che gli ruota intorno.
Edoardo
Trimboli
Giuseppe Costabile
sommario
>>
<<
archivio
|