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Quando
lo stadio diventa un
laboratorio di morte
Era
solo un ragazzo. Come Carlo Giuliani, Claudio Spagnolo, Pasquale
Ammirati e tanti altri.
Ragazzi trucidati da guerre dichiarate da altri.
Solo chi si è ritrovato sanguinante in uno stadio, intontito,
privato dei soccorsi per uninterminabile mezzora, può
capire la tragedia di Sergio. La folla che si muove impazzita durante
una carica allo stadio, è una forza che si infrange contro
mille ostacoli: ad ogni urto, qualcuno rimane ferito. Si può
volare in un fossato, precipitare da un anello superiore, oppure
sbattere la testa contro le gradinate.
Le immagini di Avellino viste in televisione, i napoletani che inseguivano
la polizia, hanno provocato orrore tra i telespettatori.
Strano! Ogni domenica, assistiamo a scene che si sviluppano al contrario.
Tifosi e ragazzi braccati, pestati, manganellati. Eppure, nessuno
si indigna; non cè una sola voce disposta a levarsi
contro quegli evidenti abusi di potere perpetrati con la scusa di
debellare i demoni del nuovo millennio: gli ultrà.
Diciamolo fuori dai denti: tutti gli ultrà dItalia
abbiamo gioito nel vedere la polizia che finalmente le prendeva.
Così adesso capiranno cosa si prova ad essere messi
in mezzo, presi a calci e manganellate in testa mentre si
rotola a terra.
Pisanu, Scajola, Maroni, Bianco e tutti gli altri dovrebbero tacere
e vergognarsi.
Da anni predicano il pugno duro contro la violenza negli
stadi. Ecco il risultato delle loro politiche: un ragazzo è
morto.
Lultimo pacchetto di provvedimenti varato nel 2002, era stato
sbandierato come un successo. Ma evidentemente il problema non è
affatto risolto. Di questo dovrebbero prendere atto. E invece pensano
già ad inasprire pene e strumenti repressivi.
Ma cosa possono fare più?
Nel 90, con la scusa dei mondiali, hanno blindato gli stadi,
recintandoli come carceri. Nel 95-96 hanno perfezionato
le diffide ed i divieti di partecipare a competizioni sportive.
Allinizio del millennio sono scattate la supersorveglianza
elettronica degli stadi e la schedatura di massa. Lanno scorso,
hanno escogitato larresto in quasi flagranza.
Adesso ci manca solo che si mettano a sparare a vista sugli ultrà.
Ma il problema non lo risolveranno, perché sono proprio loro,
Pisanu e predecessori, ad alimentarlo.
Più botte distribuiscono, più rabbia si genera. Più
aumentano i picchiatori in divisa, più le curve reagiscono
con disperazione.
Se proprio bisogna diffidare qualcuno, sarebbe meglio mandare a
casa quelli che fanno i decreti e sguinzagliano ancora sbirri negli
stadi.
Claudio
Dionesalvi
Avviso
ai collaboratori
Questo
numero di Tam Tam esce in forma ridotta. Lo abbiamo confezionato
per onorare il derby. Alcuni materiali, che avremmo voluto pubblicare,
slittano al prossimo numero, che uscirà in occasione della
prossima partita interna contro il Lamezia.
In particolare, torneremo ad aprire il dibattito che si è
sviluppato dopo i fatti Sapri, pubblicando i contributi scritti
dai ragazzi degli Skirmish, di Ciccio Ricca e di altri.
Vi ricordiamo che, se volete far pervenire rapidamente materiali
ed articoli alla redazione, potete farlo inviandoli a tobbia@tin.it
Oppure, partecipare alle riunioni che si tengono ogni lunedì
alle 19 presso la sede dei Supporters nei pressi di piazza Cappello
o a quella degli ultrà, martedì alle 21,30 nella villa
vecchia.
La
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