Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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vita di curva nr 7 del 21 settembre 2003
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La settima edizione di un torneo coloratissimo Montecchio 2003: Mondiali Antirazzisti

Parco Enza, Montecchio (Re). Mondiali Antirazzisti: consueto appuntamento estivo per la nostra tifoseria, mai tanto numerosa come in questa occasione.
Settima edizione, 168 squadre partecipanti al torneo di calcio, decine di gruppi ultrà italiani ed europei, numerose comunità di migranti provenienti da ogni angolo del pianeta, diverse organizzazioni giovanili antirazziste, tutti accampati all’interno dei due campeggi organizzati. Questi, in sintesi, i numeri dei Mondiali Antirazzisti.
In mezzo ad una moltitudine di culture, colori e, perché no, fedi calcistiche, si distingueva uno sprazzo di rossoblu. Un’accozzaglia di tende, priva di qualsiasi logica geometrica o funzionale, all’interno del campeggio. Mai numerosi ed eterogenei come quest’anno, in rappresentanza delle mille sfaccettature della tifoseria. Addirittura due squadre partecipanti al torneo.
Già, il torneo. Il pretesto cioè per stare insieme. Senza alcuna competizione: basti pensare che le fasi finali si sono disputate esclusivamente ai calci di rigore, con risultati finali frutto esclusivamente della casualità. Del resto, Montecchio è soprattutto altro.
È la voglia di staccare la spina dopo l’ennesimo campionato su e giù in giro per l’Italia, con il groppone in gola per una retrocessione annunciata con largo anticipo.
È la voglia di incontrarsi, conoscersi, mescolarsi. È la voglia ancora, di rivedere tanti amici conosciuti negli stadi della penisola, che magari non vedi da anni per evidenti motivi calcistici.
Ma è la voglia soprattutto di confrontarsi su problematiche, mai tanto attuali, come il razzismo negli stadi e nella società, o quella barbarie che è diventata il calcio moderno, tanto distante dalla genuinità popolare.
Numerosi erano poi gli stand all’interno della piazza Antirazzista, dove ogni tifoseria aveva a propria disposizione uno spazio informativo. E grande attenzione ha destato la nostra rivista, andata praticamente a ruba, con decine di curiosi pronti a dare consigli, suggerimenti, ma soprattutto interessati a conoscere il giornale, le finalità e, più in generale, la situazione della nostra curva.
Il momento più intenso poi del fine settimana, è stato il corteo per le vie di Montecchio. Cori, boati, torce, bandiere: come se, simbolicamente, quelle strade fossero diventate una sorta di Zona Temporaneamente Autonoma, dove ognuno gestiva il proprio spazio, dando vita, collettivamente, ad un corteo coloratissimo.
Inutile soffermarsi sul torneo. Peccato, perché per la prima volta entrambe le squadre avevano superato le fasi preliminari! Ma gli organizzatori hanno preferito non far disputare la successiva partita contro una delegazione degli Ultrà Lecce, modificando il calendario. Per noi è stata, senza mezzi termini, un’offesa alla nostra intelligenza e abbiamo preferito rinunciare a continuare il torneo, in segno di simbolica protesta.
Domenica, infine, nella giornata conclusiva, si è svolto l’attesissimo dibattito fra le tifoserie. Organizzato dai veneziani, cui va il merito di aver supplito ad un’evidente lacuna organizzativa, ha riscosso un discreto interesse. Tanti gli argomenti trattati, toni accesi, qualche strumentale polemica. Ma questa è un’altra storia che prima o poi racconteremo…
Per concludere, il pensiero va a Davidone, esponente della gradinata Nord genoana ed animatore di tante edizioni dei Mondiali. Davide è rimasto vittima, l’ennesima, di un grave incidente sul lavoro, nel porto di Genova. È uscito dal coma ma ha perso un arto e rischia di perdere un occhio. Conoscendolo, siamo sicuri che non avrà perso la voglia di andare avanti, nonostante tutto. Che sia d’insegnamento per noi tutti.

Luca Scarpelli

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