|
Monti
e lUnione Europea condannano lItalia del calcio E
folle la gestione
LUnione
Europea ha dato
un calcio al Governo italiano. Il primo decreto
salva-calcio del 2003 (ormai ne fanno uno ogni sei mesi), quello
dello scorso febbraio, è stato contestato dallUE perché
potrebbe configurarsi come aiuti non autorizzati alle imprese
e, soprattutto, perché viola palesemente le direttive comunitarie
in materia di contabilità e bilancio.
LUE già alcuni mesi fa aveva richiesto chiarimenti
al Governo italiano: è evidente che i chiarimenti forniti
non sono stati esaustivi (né potevano esserlo!).
Cerchiamo di capirne di più.
Le società calcistiche italiane sono palesemente indebitate,
con livelli di debiti ben superiori, in quasi tutti i casi, al reale
valore del patrimonio calciatori e dellattivo
patrimoniale. Le cause sono un po note a tutti, ma eventualmente
ci torneremo sui prossimi numeri del Tam Tam; diamo
ora solo un accenno per capire quale può essere la posta
in gioco e quali potranno essere le conseguenze.
Le società di capitali, e quindi anche le società
di calcio che hanno la forma giuridica di SpA o Srl, annualmente
chiudono il loro bilancio evidenziando in particolare
due aspetti: quello patrimoniale-finanziario (patrimonio, crediti
e debiti) e quello economico (costi e ricavi dello specifico anno
a cui si riferisce il bilancio). Il risultato economico dellanno
è la differenza tra ricavi e costi (utile desercizio
se positiva, perdita desercizio se negativa)
Tutte le normative relative ai bilanci delle imprese (almeno nel
mondo occidentale ed industrializzato) prevedono un criterio fondamentale
molto semplice: il criterio di competenza.
Tale criterio, oltre che dalla IV direttiva CEE recepita in Italia
nel 1991 con la modifica del Codice Civile, era previsto anche dalla
previgente normativa italiana (Codice Civile del 1942), ed è
previsto dai postulati e principi contabili dei Dottori Commercialisti
e dallo IAFCC (associazione internazionale dei professionisti contabili).
Vuol dire che, per quanto riguarda laspetto economico (costi
e ricavi), devono essere inseriti nel bilancio i ricavi effettivamente
maturati nel corso dellesercizio, indipendentemente dal loro
effettivo incasso. Ad esempio, una tipica azienda commerciale (es.
un grossista di alimentari) avrà come ricavi dellesercizio
il valore delle merci effettivamente vendute nellanno, indipendentemente
dal fatto che può aver incassato dei soldi per merci vendute
nellanno precedente, o può non aver incassato parte
delle vendite dellanno perché i suoi clienti gliele
pagheranno lanno successivo.
Le società di calcio, analogamente, dovrebbero inserire nel
bilancio dellesercizio 2002-2003 (normalmente lanno
o esercizio sociale si apre per le società calcistiche
il 1° luglio e si chiude il 30 giugno dellanno successivo),
i ricavi derivanti dalla partecipazione al campionato 2002-03 (abbonamenti,
incasso biglietti, diritti televisivi, sponsor, plusvalenze dalla
vendita di giocatori) ed i costi sostenuti per partecipare a quel
campionato (stipendi giocatori, costi trasferte, minusvalenze dalla
vendita di giocatori, ecc)
Una prima violazione a tale criterio, da parte delle società
calcistiche, è stata quella di iscrivere tra i propri ricavi
dellanno tutti i diritti televisivi per i quali è stato
stipulato il contratto. Per cui, se una società stipula un
contratto triennale nel 2003-04 per i campionati dal 2003 al 2006,
potrà portarsi tutti i ricavi nel bilancio 2003-04.
Il cosiddetto primo decreto salva-calcio (o spalma-debiti) ha definitivamente
(almeno fino allintervento comunitario) rivoluzionato e sconfessato
tale criterio. Ha consentito, infatti, di spalmare in
dieci anni le minusvalenze derivanti dalla vendita dei giocatori:
se ho un giocatore che ho pagato lo scorso anno 10 milioni di euro
e lo rivendo adesso a 2 milioni, la perdita degli 8 milioni di euro
non la riporto nel bilancio di questanno ma la suddivido nei
prossimi dieci anni. Tutti capiscono che è un criterio irragionevole.
Sarebbe lo stesso ragionamento di un capo famiglia che guadagna
20.000 euro allanno e che, prevedendo di incassarne 100.000
in 5 anni, spende tutto il primo anno per vitto, abbigliamento,
scuola dei figli e vacanze: dopo un po si troverebbe in mezzo
alla strada (o si salverebbe solo avendo precedentemente disponibili
i 100.000 euro per risparmi pregressi, eredità o altro).
Quale potrebbe essere leffettiva conseguenza dellimpugnativa
comunitaria, e quindi della cancellazione del decreto, per le società
italiane?
La necessaria correzione dei dati di bilancio, attraverso le rettifiche
contabili, porterebbe quasi tutte le società a trovarsi con
un perdita di esercizio ragguardevole, che potrebbe anche erodere
lintero capitale sociale. La conseguenza immediata, se le
società funzionano secondo legge, è che gli amministratori
(ed in caso di loro inadempienza i collegi sindacali) dovrebbero
convocare lassemblea dei soci per limmediata ricostituzione
del capitale sociale (art. 2447 del Codice Civile).
Significa sostanzialmente che i proprietari delle società
dovrebbero mettere immediatamente mano al portafogli, e ricapitalizzare
le società, immettendo grandi quantità di capitale
fresco (soldi contanti). In caso contrario si aprirebbero le strade
per il fallimento della società.
Come si risolverà? Con una ulteriore soluzione allitaliana,
fabbricando nuove carte false? Difficile ipotizzarlo, nonostante
linnata capacità delle italiche fantasie. Con una effettiva
ricapitalizzazione delle principali società ed una riduzione
dei costi del sistema? Forse è più probabile. Sicuramente
non tutte le società ci riusciranno e resterà qualche
morto sul campo (finanziariamente parlando). Si aprirebbe probabilmente
un altro capitolo di fallimenti e costituzioni di nuove società,
con cancellazioni dai campionati (magari in corso) e conseguenti
ripescaggi; e con qualche piazza importante che potrebbe
restare implicata. Sicuramente non è uno scenario entusiasmante.
Si va sempre più verso un calcio governato in modo americano
dove lo spettacolo è subalterno alla finanza ed alle TV,
e dove la possibilità di sognare i grandi palcoscenici per
le piccole città diventa sempre più remota. I casi
del Chievo o del Castel di Sangro ricordiamoceli: presto apparterranno
ad remoto passato che difficilmente tornerà.
Sabatino
sommario
>>
<<
archivio
|