Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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dibattito nr 7 del 21 settembre 2003
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Mai più prigionieri di un incubo

La pubblicazione, nell’ultimo numero di Tam Tam, dell’articolo intitolato “Mai più prigionieri di un incubo”, ha suscitato commenti, critiche, riflessioni.
Vi proponiamo alcuni contributi, in carrellata.

Otto settembre duemilatre

Non riesco più a capire niente del calcio. Non capisco niente dei giri d’affari, sporchi, puliti, in rosso, in nero. Ho potuto intuire che qualcosa non va, e non andava neanche prima, da quando tutto quello che prima stava fuori dal calcio vi è entrato, fatalmente attratto dal facile lucro. E’ diventato così una fabbrica, una borsa, una questione di Stato, di quello Stato che a pensarci bene è f
ormato dalle stesse persone; e alla fine il cerchio si chiude e, in un modo o nell’altro, qualcuno vince e qualcuno paga, qualcuno va dentro e qualcuno resta fuori, una stretta di mano, un sorriso, una foto e via: prima giornata!
Tutto questo fino a ieri pensavo fosse importante: “Cazzo- dicevo- che cosa sta succedendo, dove andiamo a finire?”.
Ieri no. Ieri ho smesso di pensare e ho capito. Ho capito che bisogna scartare la merda dal resto; ho messo piede in quella curva, la stessa, e stavo per piangere; ho visto tutta quella gente, la stessa, e stavo per piangere; ho sentito quei cori, gli stessi, e li ho gridati, tutti, con il cuore in gola e in quel cuore la gioia. Non avevo la minima voglia di guardare quella partita, io volevo inebriarmi di quel miracolo, sentirmi vivo ancora una volta e sentire vivere il nostro sogno, quello che ha sempre vinto anche se ha pagato tanto, quello che però non è mai andato dentro, non ha mai visto le sbarre ma solo il cielo, unico punto di riferimento in un mondo in cui non bastano bussole e cartine. Per noi il calcio è sempre venuto dopo…. Noi non siamo di quelli che festeggiano le vittorie e fuggono le sconfitte: noi festeggiamo anche quelle. L’inferno ci ha bruciati e violentati ma da lì siamo usciti vivi, più vivi ancora, tutti uniti, tutti insieme. Ci avete dato un altro nome: va bene; ci avete dato un’altra squadra: va bene; ci avete dato un altro avversario: va bene. Milan o Rossanese non è mai stato un problema, perché il boato lo sentono tutti.
Non lo so che fine farà questo nuovo Cosenza, se lo vorrà qualcuno, se qualcun altro arriverà a infangarlo, se ci scommetteranno sopra o lo vedranno come causa persa. Io so che per noi, quelli che contano davvero, è ricominciato tutto così come è sempre iniziato: colori, canti, sciarpe, bandiere, sogni. E provate a toglierci questo….

Niccolò

Ad un caro vecchio amico

Ripartire, in sordina, con le palle piene, tanta voglia di rialzare la testa e dimenticare in fretta, soprattutto, sul campo. Questa estate rimarrà una ferita aperta per un bel po', ma passerà, vecchio cuore, nonostante qualcuno abbia inteso farci un'aggiunta di sale ogni tanto. Chi vende l'anima al Dio denaro, prima o poi, fa la fine del Principe (dei papponi). In un calcio dove al primo posto c'è la pila e poi vengono tutti gli altri contenuti prettamente calcistici, è matematico che certe cose accadano. Ma non m'importa più, vecchio, non voglio parlarne, non serve più a nessuno di noi; la nostra realtà è diventata piccola piccola in un solo istante, è vero, ma l'attaccamento morboso che ho verso quei colori e verso la gente che ti ama davvero come me, quello non muore, è un fuoco che arde, e più ti umilieranno, più ti sarò accanto con l'orgoglio di non tradirti mai. Mi fa schifo questo calcio dei più forti, per me il Cosenza non è solo l'undici che va in campo, è l'identificazione di tutta una vita, il Cosenza. Sono io, sei tu, siamo noi. Io amo anche la fezza, ci sono cresciuto affianco, per me è diversa da tutte le altre forme di tamaraggio... è quella di Cosenza!!
E' questo senso di appartenenza che oggi manca alla gente, che mi provoca un brivido intenso ogni volta che sento di te. Forse perché a Cosenza non vivo più e la lontananza rafforza ogni giorno di più questo sentimento. Certo, questa situazione pesa e peserà durante l'anno, trovarsi di fronte la Vigor anziché un Torino o un Palermo, ma era un passo obbligato. Rinascere non è mai una cosa indolore, o almeno, solo nei film americani.
Mi fa sorridere che qualcuno in tutto ciò trovi ancora il coraggio di schierarsi con la vecchia dirigenza, che ci avrebbe garantito la B o la C1. Io penso che sia meglio così che prigionieri ancora di un sogno chiamato ambizione (Sportiva, perché di altro i Pagliuso erano ambiziosi...). Il tifoso vuole poter sognare, vuole poter credere.
E allora meglio ricominciare dall'anno zero, sperando che gli errori di tutti, anche della tifoseria, (che però, è bene chiarire, col fallimento non c'entra), finalmente insegnino che se non c'è un progetto serio, ambizioso e oculato nella gestione, non c'è nulla da fare.
Io sono convinto che si possano fare grandi cose anche con le vecchie cinquecento lire, vedi Chievo, Modena, Ancona, Empoli, oppure Albinoleffe e, purtroppo, il Siena (ciò vale soprattutto per le prime quattro, le altre devono smentire la classica botta di culo, e io spero che il Siena non lo faccia, perché quelli sono nati per quella stupida forma di ippica che chiamano palio, non per il pallone...). Bisogna conoscere a fondo il pallone e i suoi meccanismi contorti, bisogna saper scommettere e saper rischiare, il che vuol dire puntare sui giocatori importanti e non prostituirsi appena vedi cento lire nel piatto (capito dirigenza??). Certo, può andare male, il bello del calcio è la sua capacita di rendere imprevedibile ciò che appare scontato. Ci vuole fortuna, è vero, ma la fortuna aiuta gli audaci, e noi dovremo esserlo, tutto dipenderà anche molto da noi. Bisogna avere fiducia in chi lavora per il Cosenza. BISOGNA SOSTENERE. Quanto a Te, ti riporteremo dove meriti, vecchio cuore, e nel lungo e tortuoso cammino che t'aspetta, per sempre con te saremo. Con immenso amore.

Gabriele

 

Sapri - Cosenza vista da Milano

È il gracchiare sordo e meccanico di un modem che lento, si collega alla rete delle reti il sottofondo che accompagna il mio settimanale ingresso sulle tribune virtuali degli stadi dove calca il rettangolo erboso il nostro Cosenza.
Mai come in questi momenti, la domenica pomeriggio “benedico”… la guerra fredda che almeno, oltre alle manie imperiali di espansione della nazione superstite, ci ha lasciato in eredità questo strumento senza pari. Esagerato, direte voi? Credetemi, solo stando a 1200km da Cosenza ne ho apprezzato la grandezza. E così poco prima delle 16, mentre da fuori filtra solo il rumore periodico e metallico di un tram, che veloce attraversa una città, Milano, i cui abitanti sembrano volatilizzati nel fine-settimana, impegnati ad idolatrare le briciole di tempo libero che una società iper stressata concede loro, io vado alla ricerca dei miei 90 minuti settimanali di dolcissima sofferenza.
Si gioca a Sapri, la prima al San Vito mi ha visto presente, in Curva a tifare come non succedeva ormai da anni, e sono fiducioso sul fatto che anche in terra campana ci faremo rispettare. Previsione a dir poco azzeccata: non riesco a sentire il telecronista perché subito la sua voce è sommersa da un boato che rimbomba, grazie ad internet, nella mia stanza tappezzata di rossoblu. Beh, vi risparmio la sofferenza, l’avrete vissuta all’ennesima potenza voi in quello stadio(?), ma la sola voce del radiocronista mi ha fatto ritornare indietro nel tempo, a quella dimensione ormai perduta della radiolina la domenica pomeriggio: la partita la si immagina ascoltandola alla radio, ogni ripartenza del Cosenza (magari si tratta del terzino appena servito dal portiere) diventa una possibile occasionissima, così come d’altro canto, il solo fatto che gli avversari tocchino il pallone fa crescere a livelli paurosi le pulsazioni. Indubbiamente non c’è spazio per i romantici in quest’era, e infatti mentre a pochi minuti dalla fine trepido per l’espulsione di Cortese, dalla Tv della stanza accanto filtra il vociare insulso dei post-partita “che contano”, non fosse altro perché ormai una vittoria o una sconfitta di una squadra può costare (in senso materiale dico) parecchi punti nel listino della borsa, l’indomani…
E allora davvero immagino la nostra squadra e la tifoseria novelli Don Chiscotte contro i mulini a vento del calcio moderno, quello per intenderci di Sky, delle mutualità, delle quotazioni in borsa e anche delle leggi che in barba alla costituzione creano ad hoc nuovi strumenti repressivi (vedi la cosiddetta flagranza differita: non serve un giurista a intuirne la stridente contraddizione in termini…)
Certo, mi dico con fare rassegnato, è una lotta persa in partenza ma vuoi vedere che…Così pensavo, poi più niente: solo un Lentiniiiii che mi riempie il cuore di gioia, e mi fa urlare come un ammattito: non so cosa avrà pensato la signora (impicciona) del palazzo di fronte a vedermi “zumpare” tarantolato con la bandiera, nuova di zecca, in mano. Non mi interessa, per oggi so, quantomeno, di averle moralmente scalfite, quelle pale di mulino…

Mirko Altimari

 

Ho sentito la voce di Cosenza

Poche volte il freddo del Palazzo è stato così acuto, così deciso contro una città che vive di calcio. Novant’anni di storia sono volati via. Avrei voluto gridare al mondo la mia delusione, la mia sofferenza. Ma non l’ho fatto. Alla fine ho scelto di vivere quei momenti nel silenzio, e condividere maledettamente gli sguardi assenti degli altri. Ogni parola sarebbe stata superflua perché “certe cose le fanno andare cosi’” e basta. Le fai bruciare nel tuo cuore, e speri che si spengano improvvisamente, un giorno. Un giorno che aspetti da sempre con tutto te stesso. Ma che colpa abbiamo noi… quella di essere innamorati di un sogno? Sullo spartito della vita si susseguono note incessanti e cerchiamo continuamente di suonare quella giusta, che ci faccia credere anche per un istante, di non essere trasportati dal vento dell'illusione. Se il sogno in questione si chiama Cosenza, è tutto ancora più difficile. Sì, perché nel momento in cui ti aspetti qualcosa, la delusione ti assale e vorresti scappare da ciò che ti circonda. Ma non ci riesci. Rimani lì, in attesa che una “voce” ti chiami e ti dica che tutto quello che hai provato e che provi non siano sentimenti da disperdere nel vuoto.
Io, quella “voce” l’ho sentita Domenica, all’esordio con la Rossanese: ottomila corde vibravano straordinariamente nell’aria del San Vito e regalavano emozioni a finire. Mi è bastato solo guardare negli occhi della gente per innamorarmi di quegli attimi e scolpirli nel cuore. Anche stavolta hanno vinto il rosso e il blu, due colori di cui la città non può far veramente a meno. Peccato che i ragazzi in campo non abbiano ripagato tale fiducia. Sinceramente, però, non sento di condannare nessuno dopo una sola partita. I soliti tiratori e gli pseudo-esperti di calcio stiano alla larga dallo stadio. Penso che ora più che mai ci sia bisogno di sostegno. Solo restando uniti potremo veramente costruire un nuovo corso.
E questo invito all’unione è rivolto specialmente alla curva, vero fulcro e motore del tifo. La “dottoressa bionda dagli occhi cerulei” e i suoi collaboratori confermino con i fatti le continue promesse. Il futuro della squadra dipende infatti da precise competenze tecniche e da solide risorse economiche. La mia speranza è di risentire continuamente quella “voce” chiara e sincera, vederla crescere di tono e soprattutto di qualità. E il Cosenza deve far di tutto per meritare questo amore.

Armando Acri

 

Liberi all’Inferno, ma con la voglia di ritornare in Paradiso… e con gli occhi aperti!

Campionato Nazionale Dilettanti: 1° incontro al San Vito “Cosenza F.C. – Rossanese”, spettatori 8000 circa, risultato 1-2. Cominciamo bene! Non scherzo, cominciamo bene davvero… Ditemi quale curva di CND, C2 o C1 è paragonabile a quella mitica curva sud che è tornata a ruggire… La prima vittoria è stata nostra, quella sugli spalti, ma ora attendiamo conferme sul campo! Almeno io personalmente le pretendo, voglio ritornar in Paradiso, sì, perché per la pazienza che ha avuto negli anni la nostra tifoseria, il Paradiso lo meritiamo davvero! Parlino quanto vogliono i vari Catanzaresi… Io sono sincero, non sono tifoso del Cosenza F.C., sono ultrà del Cosenza e basta, sono del popolo dei lupi e amo la mia città. Ho visto in questi ultimi mesi troppe “storie di merda”, ho visto la politica i suoi politicanti di turno speculare sui nostri colori. Non vorrei sembrare il solito “tagliaturo” perché in fondo solo il fatto che Pagliuso non c’è più è già una vittoria, ma permettetemi di ricordare che a farci fare questa fine non è stato solo lui. Per mesi ci hanno parlato solo di Serie B, e poi ci ritroviamo in questo Inferno…I vari politici o presunti tali di questa città hanno solo fatto parole e cercato di soddisfare i propri interessi, il sindaco ha fatto solo il minimo di ciò che poteva fare e comunque anche lei va ringraziata, ma attenzione fare eroe chi non lo è affatto, attenzione a non ricadere nelle trappole e negli intrighi di chi vive il calcio solo per i propri interessi. Non scordatevelo mai e speriamo che questa brutta storia ci serva per esperienza, soprattutto non scordiamoci mai che il Cosenza siamo noi… il resto è spesso solo merda!

Marko – Rebel Fans 1995

 

Una domenica...

E sì. Una domenica così la si aspettava da tempo.
Finalmente il tiranno è sparito...cancellato insieme al Cosenza calcio!!!
L'uomo di Caricchio non c'è più, l'uomo che disse: "andate a tifare per lo Zumpano"...con tutto il rispetto per la squadra silana. Andare allo stadio al mattino come i vecchi tempi, incontrare gente comune, gente genuina. I discorsi: "quante persone verranno, sì, vinciamo e così diamo subito il nostro predominio" etc. etc.
Ci incamminiamo lì, nel rettangolo di gioco. È tanto che non lo vedo, che non lo calco, entro, mi faccio il giro e vado in curva, mi giro e rigiro e lo immagino pieno, sì, pieno come lo vedevo nell'annata di Giorgi. Incontro Giuseppe e cominciamo a parlare di quanta gente verrà. Lui dice: "da 3000 a 3500", io di rimando: "più di 5000, sì, più di 5000"...esco dal San Vito e vado ai botteghini, trovo Sergio della posta e discutiamo: "hai fatto l'abbonamento?" "sì, lo faccio adesso", e parliamo di ricordi...adesso è quasi mezzogiorno, ritorno a casa, vado a pranzo con la famiglia, prima passo dal bar "due palme" e domando se hanno visto il presidente, sì, proprio lui. È strano che manchi...
Si pranza con la famiglia e alle 15 ci avviamo al San Vito, su via Roma c'è la colonna: sentore che ci saranno molti spettatori al San Vito. Arriviamo nei pressi dello stadio e incontriamo gli amici di tante battaglie, di tante trasferte: "dai vieni a bere con noi!".
"dispiace, ma non entra più nulla"...Come al solito non faccio fila e mi infilo nella curva sud. C'è tanta gente ed ancora ne entra, i Rossanesi sono al loro posto, si sentono poco.
Noi siamo da B, come ai vecchi tempi. Il gruppo è compatto e le bandierine che sventolano fanno venire la pelle d'oca e i cori anche alcune lacrimucce. Tutto pronto, si parte.
I Lupi soffrono però segnano una rete, Lentini se ne mangia un'altra alla fine del 1' tempo. Nell'intervallo soliti commenti: "ci vuole un po’ di carisma e cattiveria, ne mancano tre: uno per ruolo"... Ripresa: i Lupi sono in difficoltà, la Rossanese ne fa due in pochi minuti, inizia lo scoramento, nel finale si ha la palla buona ma si spreca.
Finisce con una sconfitta, non fa niente, alla prossima.
I Lupi vengono sotto la curva: "grazie, grazie lo stesso:ci rifaremo". Con l'augurio di uscire subito dalla D, ritorno a casa pensando che nel 74/75 Zanotti dalla D ci portò in C. Altri tempi. Sì, altri tempi. Erano quelli di Runi, Sprigotti e Bompan, Pasquino, Iazzolino e Codognano, Rigoni, Canetti, Villa, Pantani e Vivarelli. E ricordare un Cosenza-Vittoria 3 a 1 con reti di Villa e Pantani, come se fosse stato ieri è bello...

Lupo Silano

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