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Mai
più prigionieri di un incubo
La
pubblicazione, nellultimo numero di Tam Tam, dellarticolo
intitolato Mai più prigionieri di un incubo,
ha suscitato commenti, critiche, riflessioni.
Vi proponiamo alcuni contributi, in carrellata.
Otto
settembre duemilatre
Non
riesco più a capire niente del calcio. Non capisco niente
dei giri daffari, sporchi, puliti, in rosso, in nero. Ho potuto
intuire che qualcosa non va, e non andava neanche prima, da quando
tutto quello che prima stava fuori dal calcio vi è entrato,
fatalmente attratto dal facile lucro. E diventato così
una fabbrica, una borsa, una questione di Stato, di quello Stato
che a pensarci bene è f
ormato dalle stesse persone; e alla fine il cerchio si chiude e,
in un modo o nellaltro, qualcuno vince e qualcuno paga, qualcuno
va dentro e qualcuno resta fuori, una stretta di mano, un sorriso,
una foto e via: prima giornata!
Tutto questo fino a ieri pensavo fosse importante: Cazzo-
dicevo- che cosa sta succedendo, dove andiamo a finire?.
Ieri no. Ieri ho smesso di pensare e ho capito. Ho capito che bisogna
scartare la merda dal resto; ho messo piede in quella curva, la
stessa, e stavo per piangere; ho visto tutta quella gente, la stessa,
e stavo per piangere; ho sentito quei cori, gli stessi, e li ho
gridati, tutti, con il cuore in gola e in quel cuore la gioia. Non
avevo la minima voglia di guardare quella partita, io volevo inebriarmi
di quel miracolo, sentirmi vivo ancora una volta e sentire vivere
il nostro sogno, quello che ha sempre vinto anche se ha pagato tanto,
quello che però non è mai andato dentro, non ha mai
visto le sbarre ma solo il cielo, unico punto di riferimento in
un mondo in cui non bastano bussole e cartine. Per noi il calcio
è sempre venuto dopo
. Noi non siamo di quelli che festeggiano
le vittorie e fuggono le sconfitte: noi festeggiamo anche quelle.
Linferno ci ha bruciati e violentati ma da lì siamo
usciti vivi, più vivi ancora, tutti uniti, tutti insieme.
Ci avete dato un altro nome: va bene; ci avete dato unaltra
squadra: va bene; ci avete dato un altro avversario: va bene. Milan
o Rossanese non è mai stato un problema, perché il
boato lo sentono tutti.
Non lo so che fine farà questo nuovo Cosenza, se lo vorrà
qualcuno, se qualcun altro arriverà a infangarlo, se ci scommetteranno
sopra o lo vedranno come causa persa. Io so che per noi, quelli
che contano davvero, è ricominciato tutto così come
è sempre iniziato: colori, canti, sciarpe, bandiere, sogni.
E provate a toglierci questo
.
Niccolò
Ad
un caro vecchio amico
Ripartire,
in sordina, con le palle piene, tanta voglia di rialzare la testa
e dimenticare in fretta, soprattutto, sul campo. Questa estate rimarrà
una ferita aperta per un bel po', ma passerà, vecchio cuore,
nonostante qualcuno abbia inteso farci un'aggiunta di sale ogni
tanto. Chi vende l'anima al Dio denaro, prima o poi, fa la fine
del Principe (dei papponi). In un calcio dove al primo posto c'è
la pila e poi vengono tutti gli altri contenuti prettamente calcistici,
è matematico che certe cose accadano. Ma non m'importa più,
vecchio, non voglio parlarne, non serve più a nessuno di
noi; la nostra realtà è diventata piccola piccola
in un solo istante, è vero, ma l'attaccamento morboso che
ho verso quei colori e verso la gente che ti ama davvero come me,
quello non muore, è un fuoco che arde, e più ti umilieranno,
più ti sarò accanto con l'orgoglio di non tradirti
mai. Mi fa schifo questo calcio dei più forti, per me il
Cosenza non è solo l'undici che va in campo, è l'identificazione
di tutta una vita, il Cosenza. Sono io, sei tu, siamo noi. Io amo
anche la fezza, ci sono cresciuto affianco, per me è diversa
da tutte le altre forme di tamaraggio... è quella di Cosenza!!
E' questo senso di appartenenza che oggi manca alla gente, che mi
provoca un brivido intenso ogni volta che sento di te. Forse perché
a Cosenza non vivo più e la lontananza rafforza ogni giorno
di più questo sentimento. Certo, questa situazione pesa e
peserà durante l'anno, trovarsi di fronte la Vigor anziché
un Torino o un Palermo, ma era un passo obbligato. Rinascere non
è mai una cosa indolore, o almeno, solo nei film americani.
Mi fa sorridere che qualcuno in tutto ciò trovi ancora il
coraggio di schierarsi con la vecchia dirigenza, che ci avrebbe
garantito la B o la C1. Io penso che sia meglio così che
prigionieri ancora di un sogno chiamato ambizione (Sportiva, perché
di altro i Pagliuso erano ambiziosi...). Il tifoso vuole poter sognare,
vuole poter credere.
E allora meglio ricominciare dall'anno zero, sperando che gli errori
di tutti, anche della tifoseria, (che però, è bene
chiarire, col fallimento non c'entra), finalmente insegnino che
se non c'è un progetto serio, ambizioso e oculato nella gestione,
non c'è nulla da fare.
Io sono convinto che si possano fare grandi cose anche con le vecchie
cinquecento lire, vedi Chievo, Modena, Ancona, Empoli, oppure Albinoleffe
e, purtroppo, il Siena (ciò vale soprattutto per le prime
quattro, le altre devono smentire la classica botta di culo, e io
spero che il Siena non lo faccia, perché quelli sono nati
per quella stupida forma di ippica che chiamano palio, non per il
pallone...). Bisogna conoscere a fondo il pallone e i suoi meccanismi
contorti, bisogna saper scommettere e saper rischiare, il che vuol
dire puntare sui giocatori importanti e non prostituirsi appena
vedi cento lire nel piatto (capito dirigenza??). Certo, può
andare male, il bello del calcio è la sua capacita di rendere
imprevedibile ciò che appare scontato. Ci vuole fortuna,
è vero, ma la fortuna aiuta gli audaci, e noi dovremo esserlo,
tutto dipenderà anche molto da noi. Bisogna avere fiducia
in chi lavora per il Cosenza. BISOGNA SOSTENERE. Quanto a Te, ti
riporteremo dove meriti, vecchio cuore, e nel lungo e tortuoso cammino
che t'aspetta, per sempre con te saremo. Con immenso amore.
Gabriele
Sapri
- Cosenza vista da Milano
È il gracchiare sordo e meccanico di un modem che lento,
si collega alla rete delle reti il sottofondo che accompagna il
mio settimanale ingresso sulle tribune virtuali degli stadi dove
calca il rettangolo erboso il nostro Cosenza.
Mai come in questi momenti, la domenica pomeriggio benedico
la guerra fredda che almeno, oltre alle manie imperiali di espansione
della nazione superstite, ci ha lasciato in eredità questo
strumento senza pari. Esagerato, direte voi? Credetemi, solo stando
a 1200km da Cosenza ne ho apprezzato la grandezza. E così
poco prima delle 16, mentre da fuori filtra solo il rumore periodico
e metallico di un tram, che veloce attraversa una città,
Milano, i cui abitanti sembrano volatilizzati nel fine-settimana,
impegnati ad idolatrare le briciole di tempo libero che una società
iper stressata concede loro, io vado alla ricerca dei miei 90 minuti
settimanali di dolcissima sofferenza.
Si gioca a Sapri, la prima al San Vito mi ha visto presente, in
Curva a tifare come non succedeva ormai da anni, e sono fiducioso
sul fatto che anche in terra campana ci faremo rispettare. Previsione
a dir poco azzeccata: non riesco a sentire il telecronista perché
subito la sua voce è sommersa da un boato che rimbomba, grazie
ad internet, nella mia stanza tappezzata di rossoblu. Beh, vi risparmio
la sofferenza, lavrete vissuta allennesima potenza voi
in quello stadio(?), ma la sola voce del radiocronista mi ha fatto
ritornare indietro nel tempo, a quella dimensione ormai perduta
della radiolina la domenica pomeriggio: la partita la si immagina
ascoltandola alla radio, ogni ripartenza del Cosenza (magari si
tratta del terzino appena servito dal portiere) diventa una possibile
occasionissima, così come daltro canto, il solo fatto
che gli avversari tocchino il pallone fa crescere a livelli paurosi
le pulsazioni. Indubbiamente non cè spazio per i romantici
in questera, e infatti mentre a pochi minuti dalla fine trepido
per lespulsione di Cortese, dalla Tv della stanza accanto
filtra il vociare insulso dei post-partita che contano,
non fosse altro perché ormai una vittoria o una sconfitta
di una squadra può costare (in senso materiale dico) parecchi
punti nel listino della borsa, lindomani
E allora davvero immagino la nostra squadra e la tifoseria novelli
Don Chiscotte contro i mulini a vento del calcio moderno, quello
per intenderci di Sky, delle mutualità, delle quotazioni
in borsa e anche delle leggi che in barba alla costituzione creano
ad hoc nuovi strumenti repressivi (vedi la cosiddetta flagranza
differita: non serve un giurista a intuirne la stridente contraddizione
in termini
)
Certo, mi dico con fare rassegnato, è una lotta persa in
partenza ma vuoi vedere che
Così pensavo, poi più
niente: solo un Lentiniiiii che mi riempie il cuore di gioia, e
mi fa urlare come un ammattito: non so cosa avrà pensato
la signora (impicciona) del palazzo di fronte a vedermi zumpare
tarantolato con la bandiera, nuova di zecca, in mano. Non mi interessa,
per oggi so, quantomeno, di averle moralmente scalfite, quelle pale
di mulino
Mirko
Altimari
Ho
sentito la voce di Cosenza
Poche
volte il freddo del Palazzo è stato così acuto, così
deciso contro una città che vive di calcio. Novantanni
di storia sono volati via. Avrei voluto gridare al mondo la mia
delusione, la mia sofferenza. Ma non lho fatto. Alla fine
ho scelto di vivere quei momenti nel silenzio, e condividere maledettamente
gli sguardi assenti degli altri. Ogni parola sarebbe stata superflua
perché certe cose le fanno andare cosi
e basta. Le fai bruciare nel tuo cuore, e speri che si spengano
improvvisamente, un giorno. Un giorno che aspetti da sempre con
tutto te stesso. Ma che colpa abbiamo noi
quella di essere
innamorati di un sogno? Sullo spartito della vita si susseguono
note incessanti e cerchiamo continuamente di suonare quella giusta,
che ci faccia credere anche per un istante, di non essere trasportati
dal vento dell'illusione. Se il sogno in questione si chiama Cosenza,
è tutto ancora più difficile. Sì, perché
nel momento in cui ti aspetti qualcosa, la delusione ti assale e
vorresti scappare da ciò che ti circonda. Ma non ci riesci.
Rimani lì, in attesa che una voce ti chiami e
ti dica che tutto quello che hai provato e che provi non siano sentimenti
da disperdere nel vuoto.
Io, quella voce lho sentita Domenica, allesordio
con la Rossanese: ottomila corde vibravano straordinariamente nellaria
del San Vito e regalavano emozioni a finire. Mi è bastato
solo guardare negli occhi della gente per innamorarmi di quegli
attimi e scolpirli nel cuore. Anche stavolta hanno vinto il rosso
e il blu, due colori di cui la città non può far veramente
a meno. Peccato che i ragazzi in campo non abbiano ripagato tale
fiducia. Sinceramente, però, non sento di condannare nessuno
dopo una sola partita. I soliti tiratori e gli pseudo-esperti di
calcio stiano alla larga dallo stadio. Penso che ora più
che mai ci sia bisogno di sostegno. Solo restando uniti potremo
veramente costruire un nuovo corso.
E questo invito allunione è rivolto specialmente alla
curva, vero fulcro e motore del tifo. La dottoressa bionda
dagli occhi cerulei e i suoi collaboratori confermino con
i fatti le continue promesse. Il futuro della squadra dipende infatti
da precise competenze tecniche e da solide risorse economiche. La
mia speranza è di risentire continuamente quella voce
chiara e sincera, vederla crescere di tono e soprattutto di qualità.
E il Cosenza deve far di tutto per meritare questo amore.
Armando
Acri
Liberi
allInferno, ma con la voglia di ritornare in Paradiso
e con gli occhi aperti!
Campionato
Nazionale Dilettanti: 1° incontro al San Vito Cosenza
F.C. Rossanese, spettatori 8000 circa, risultato 1-2.
Cominciamo bene! Non scherzo, cominciamo bene davvero
Ditemi
quale curva di CND, C2 o C1 è paragonabile a quella mitica
curva sud che è tornata a ruggire
La prima vittoria
è stata nostra, quella sugli spalti, ma ora attendiamo conferme
sul campo! Almeno io personalmente le pretendo, voglio ritornar
in Paradiso, sì, perché per la pazienza che ha avuto
negli anni la nostra tifoseria, il Paradiso lo meritiamo davvero!
Parlino quanto vogliono i vari Catanzaresi
Io sono sincero,
non sono tifoso del Cosenza F.C., sono ultrà del Cosenza
e basta, sono del popolo dei lupi e amo la mia città. Ho
visto in questi ultimi mesi troppe storie di merda,
ho visto la politica i suoi politicanti di turno speculare sui nostri
colori. Non vorrei sembrare il solito tagliaturo perché
in fondo solo il fatto che Pagliuso non cè più
è già una vittoria, ma permettetemi di ricordare che
a farci fare questa fine non è stato solo lui. Per mesi ci
hanno parlato solo di Serie B, e poi ci ritroviamo in questo Inferno
I
vari politici o presunti tali di questa città hanno solo
fatto parole e cercato di soddisfare i propri interessi, il sindaco
ha fatto solo il minimo di ciò che poteva fare e comunque
anche lei va ringraziata, ma attenzione fare eroe chi non lo è
affatto, attenzione a non ricadere nelle trappole e negli intrighi
di chi vive il calcio solo per i propri interessi. Non scordatevelo
mai e speriamo che questa brutta storia ci serva per esperienza,
soprattutto non scordiamoci mai che il Cosenza siamo noi
il
resto è spesso solo merda!
Marko
Rebel Fans 1995
Una
domenica...
E sì.
Una domenica così la si aspettava da tempo.
Finalmente il tiranno è sparito...cancellato insieme al Cosenza
calcio!!!
L'uomo di Caricchio non c'è più, l'uomo che disse:
"andate a tifare per lo Zumpano"...con tutto il rispetto
per la squadra silana. Andare allo stadio al mattino come i vecchi
tempi, incontrare gente comune, gente genuina. I discorsi: "quante
persone verranno, sì, vinciamo e così diamo subito
il nostro predominio" etc. etc.
Ci incamminiamo lì, nel rettangolo di gioco. È tanto
che non lo vedo, che non lo calco, entro, mi faccio il giro e vado
in curva, mi giro e rigiro e lo immagino pieno, sì, pieno
come lo vedevo nell'annata di Giorgi. Incontro Giuseppe e cominciamo
a parlare di quanta gente verrà. Lui dice: "da 3000
a 3500", io di rimando: "più di 5000, sì,
più di 5000"...esco dal San Vito e vado ai botteghini,
trovo Sergio della posta e discutiamo: "hai fatto l'abbonamento?"
"sì, lo faccio adesso", e parliamo di ricordi...adesso
è quasi mezzogiorno, ritorno a casa, vado a pranzo con la
famiglia, prima passo dal bar "due palme" e domando se
hanno visto il presidente, sì, proprio lui. È strano
che manchi...
Si pranza con la famiglia e alle 15 ci avviamo al San Vito, su via
Roma c'è la colonna: sentore che ci saranno molti spettatori
al San Vito. Arriviamo nei pressi dello stadio e incontriamo gli
amici di tante battaglie, di tante trasferte: "dai vieni a
bere con noi!".
"dispiace, ma non entra più nulla"...Come al solito
non faccio fila e mi infilo nella curva sud. C'è tanta gente
ed ancora ne entra, i Rossanesi sono al loro posto, si sentono poco.
Noi siamo da B, come ai vecchi tempi. Il gruppo è compatto
e le bandierine che sventolano fanno venire la pelle d'oca e i cori
anche alcune lacrimucce. Tutto pronto, si parte.
I Lupi soffrono però segnano una rete, Lentini se ne mangia
un'altra alla fine del 1' tempo. Nell'intervallo soliti commenti:
"ci vuole un po di carisma e cattiveria, ne mancano tre:
uno per ruolo"... Ripresa: i Lupi sono in difficoltà,
la Rossanese ne fa due in pochi minuti, inizia lo scoramento, nel
finale si ha la palla buona ma si spreca.
Finisce con una sconfitta, non fa niente, alla prossima.
I Lupi vengono sotto la curva: "grazie, grazie lo stesso:ci
rifaremo". Con l'augurio di uscire subito dalla D, ritorno
a casa pensando che nel 74/75 Zanotti dalla D ci portò in
C. Altri tempi. Sì, altri tempi. Erano quelli di Runi, Sprigotti
e Bompan, Pasquino, Iazzolino e Codognano, Rigoni, Canetti, Villa,
Pantani e Vivarelli. E ricordare un Cosenza-Vittoria 3 a 1 con reti
di Villa e Pantani, come se fosse stato ieri è bello...
Lupo
Silano
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