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Simi
Cusenza. Mai nessun ci fermerà
Cento
corpi pressati sotto il tetto del gazebo nella villa vecchia. Cantano
sotto la pioggia, in un martedì sera. Rimane allibito un
automobilista che attraversa la piazza della statua di Telesio.
Si ferma, affianca il parcheggiatore della strada che sale verso
i tredici canali:
Ma chini sù chiri?
Chiri sù lultrà.
Non accadeva da anni. Centinaia di persone affollano le riunioni
del gruppo. La curva piena e rumorosa per novanta minuti. Mille
in trasferta. Non accadeva da anni. Adesso sì che possiamo
tornare a casa felici di far parte di una comunità.
Guardiamoci per un attimo allo specchio. Abbiamo ritrovato qualcosa
dal valore inestimabile: la tifoseria. Ed in soli quindici giorni,
Cosenza è riuscita a zittire tutti quegli uccelli del malaugurio
che per un decennio hanno mortificato la storia e la dignità
del San Vito. Ricordate? Siete quattro gatti. Uno stadio spento.
Sembra un cimitero. In città il calcio non va più
di moda. Quante offese, quante umiliazioni!!! Adesso si stanno
chiedendo come mai è potuta accadere una cosa simile. Come
sia possibile che un popolo possa rinascere allinferno.
La risposta è semplicissima. Quei calciatori, commentatori
e dirigenti che cercavano di umiliarci, non meritavano il nostro
affetto. Le loro facce di merda erano un ottimo deterrente contro
lentusiasmo popolare.
I nostri avversari adesso sanno che nessun gioco politico, nessuna
diavoleria finanziaria, possono comprare lamore di una tifoseria.
Contro la Rossanese ed il Sapri, siamo tornati a gioire ed a disperarci.
Abbiamo provato emozioni che sembravano sepolte per sempre. Né
la serie B e né qualsiasi altro campionato professionistico,
valgono i sentimenti che ci animano in questo scorcio di settembre.
Ma se è vero che mai nessun fermerà questa ondata
umana e colorata, i nostri cervelli devono comunque fermarsi a ragionare.
Le scene viste a Sapri meritano una riflessione profonda. Per almeno
due motivi: anzitutto, ora che siamo in tanti, non possiamo ripetere
gli errori degli ultimi anni, perché la dignità di
una grande tifoseria non può essere macchiata da atti vili.
Inoltre, sarebbe veramente da stupidi prestare il fianco alle forze
repressive, che aspettano loccasione buona per far scattare
manette e diffide, in modo da giustificare i loro inutili stipendi
e tutti i finanziamenti che il ministero dellinterno concede
ai vari Uffici Stadio dislocati nelle questure italiane.
Lelettricità di domenica scorsa, a Sapri, trova tante
giustificazioni: la tensione dellestate, il fatto stesso di
ritrovarsi tutti insieme, lassurda imposizione di far giocare
il Cosenza in un campo di subbuteo, le provocazioni che non sono
mancate. Diversi comportamenti aggressivi della tifoseria rossoblu,
possono avere una spiegazione logica. Ma la distruzione di vetrine
e macchine in un paesino che non ci aveva accolto lanciando graste
dai balconi, non appartiene alla cultura degli ultrà. Lostilità
verso tranquilli passanti, è un comportamento da vigliacchi.
La gente che si vede aggredita senza motivo, si sente insicura e
finisce per invocare lintervento della brutale forza poliziesca.
La vecchietta e il padre di famiglia molestati, ritornano a casa
con una mentalità più fascistoide di prima.
Vogliamo forse renderci complici di quellassurda paura collettiva
che serpeggia nella società e giustifica la presenza di milioni
di omini in divisa nelle strade?
Non credo. Allora, facciamo tutti uno sforzo. Non si tratta di porgere
laltra guancia né di dare lezioni di civiltà.
È ovvio: alle provocazioni risponderemo sempre con rabbia
e determinazione. Ma non facciamo cazzate.
La nostra storia, il nostro futuro, dipendono da ciò che
riusciremo a costruire, e non da quante vetrate distruggeremo.
Claudio
Dionesalvi
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