Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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editoriale nr 4 del 3 marzo 2003
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Un altro giorno d’amore

Siamo sinceri. Rivedere la Sud piena, come lo era domenica scorsa, ha fatto piacere a molti. E per due ore siamo riusciti a mettere da parte le mille amarezze masticate a denti stretti negli ultimi tempi: il gruppo ridotto a poche centinaia di sostenitori, 50 veronesi che cantano e soprattutto si sentono, i nostri colori sociali riposti nei propri armadi o appesi sui muri delle nostre stanze, quasi fossero già cimeli da custodire in ricordo dei tempi che furono.
E se dobbiamo dirla tutta, le premesse non erano delle migliori: l’assemblea del Cinema Italia poteva andare meglio, visto il numero esiguo dei partecipanti, ed anche la discussione, sebbene quando la tifoseria discute è sempre positivo, aveva lasciato perplessi la maggior parte di noi.
Nonostante tutto ciò, domenica sui gradoni, finalmente si stava stretti, ‘ncutti. Tantissimi studenti, molte più ragazze del solito, ma non solo loro; anche qualche vecchia faccia conosciuta e soprattutto la provincia. Quell’immenso patrimonio di giovani e meno giovani che credevamo avessimo perduto, forse quelli che più di chiunque altro avevano le palle piene di come funziona ormai il giochetto Cosenza Calcio. Degno contorno poi di una bella istantanea, tutto quel rosso e quel blu sugli spalti. Ognuno con la propria sciarpa al collo, in tanti con la bandiera in mano.
È vero: le cose più semplici sono sempre le migliori. Soprattutto quando sono il frutto della partecipazione dei molti. Proprio come domenica scorsa, quando ognuno di noi era parte del tutto, parte cioè di quella “coreografia” che, insieme all’incitamento vocale, ha contribuito a restituirci il ruolo di tifoseria e, forse, anche un po’ alla vittoria dei lupi.
La speranza è che tanto colore, tanta partecipazione, ci siano anche oggi contro la Doria. Ma non solo. Sarebbe assurdo se il prezzo del nostro entusiasmo fossero i tre euro di sconto sul biglietto. Torniamo a popolare la Sud, ricominciamo a partire in massa per le trasferte, partecipiamo ciascuno di noi a dare colore a questa curva e soprattutto impariamo a farlo a prescindere dall’Avvenimento Calcistico. Proviamo a staccare la spina dei tanti decoder che abbiamo in testa, riscopriamo il gusto del nostro essere ultrà, la nostra unica partita si gioca sugli spalti e quella sì che dobbiamo vincerla. Per noi stessi e per nessun altro. Men che mai per chi a vent’anni prende milioni tirando calci ad un pallone o per chi si lamenta che gestendo una squadra di calcio ci si può rimettere. È uno schiaffo in faccia a chi, e purtroppo siamo in tanti anche in questa curva, fa parte di quei numerini che le statistiche chiamano disoccupati, inoccupati, precari, lavoratori in nero e quant’altro.
Per concludere, se qualcuno, anche vicino a noi, crede che tanto entusiasmo serve anche a mettere da parte il recente passato, si sbaglia di grosso. Sul carro, o meglio, sul carrozzone, specie se diventasse di vincitori, preferiremo sempre pisciarci, invece di saltarci sopra.

Luca Scarpelli

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