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Un
altro giorno damore
Siamo
sinceri. Rivedere la Sud piena, come lo era domenica scorsa, ha
fatto piacere a molti. E per due ore siamo riusciti a mettere da
parte le mille amarezze masticate a denti stretti negli ultimi tempi:
il gruppo ridotto a poche centinaia di sostenitori, 50 veronesi
che cantano e soprattutto si sentono, i nostri colori sociali riposti
nei propri armadi o appesi sui muri delle nostre stanze, quasi fossero
già cimeli da custodire in ricordo dei tempi che furono.
E se dobbiamo dirla tutta, le premesse non erano delle migliori:
lassemblea del Cinema Italia poteva andare meglio, visto il
numero esiguo dei partecipanti, ed anche la discussione, sebbene
quando la tifoseria discute è sempre positivo, aveva lasciato
perplessi la maggior parte di noi.
Nonostante tutto ciò, domenica sui gradoni, finalmente si
stava stretti, ncutti. Tantissimi studenti, molte più
ragazze del solito, ma non solo loro; anche qualche vecchia faccia
conosciuta e soprattutto la provincia. Quellimmenso patrimonio
di giovani e meno giovani che credevamo avessimo perduto, forse
quelli che più di chiunque altro avevano le palle piene di
come funziona ormai il giochetto Cosenza Calcio. Degno contorno
poi di una bella istantanea, tutto quel rosso e quel blu sugli spalti.
Ognuno con la propria sciarpa al collo, in tanti con la bandiera
in mano.
È vero: le cose più semplici sono sempre le migliori.
Soprattutto quando sono il frutto della partecipazione dei molti.
Proprio come domenica scorsa, quando ognuno di noi era parte del
tutto, parte cioè di quella coreografia che,
insieme allincitamento vocale, ha contribuito a restituirci
il ruolo di tifoseria e, forse, anche un po alla vittoria
dei lupi.
La speranza è che tanto colore, tanta partecipazione, ci
siano anche oggi contro la Doria. Ma non solo. Sarebbe assurdo se
il prezzo del nostro entusiasmo fossero i tre euro di sconto sul
biglietto. Torniamo a popolare la Sud, ricominciamo a partire in
massa per le trasferte, partecipiamo ciascuno di noi a dare colore
a questa curva e soprattutto impariamo a farlo a prescindere dallAvvenimento
Calcistico. Proviamo a staccare la spina dei tanti decoder che abbiamo
in testa, riscopriamo il gusto del nostro essere ultrà, la
nostra unica partita si gioca sugli spalti e quella sì che
dobbiamo vincerla. Per noi stessi e per nessun altro. Men che mai
per chi a ventanni prende milioni tirando calci ad un pallone
o per chi si lamenta che gestendo una squadra di calcio ci si può
rimettere. È uno schiaffo in faccia a chi, e purtroppo siamo
in tanti anche in questa curva, fa parte di quei numerini che le
statistiche chiamano disoccupati, inoccupati, precari, lavoratori
in nero e quantaltro.
Per concludere, se qualcuno, anche vicino a noi, crede che tanto
entusiasmo serve anche a mettere da parte il recente passato, si
sbaglia di grosso. Sul carro, o meglio, sul carrozzone, specie se
diventasse di vincitori, preferiremo sempre pisciarci, invece di
saltarci sopra.
Luca
Scarpelli
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