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Poison
the well
You
come before you
Il
disco dei Poison the well si inserisce molto bene in questo momento,
che sembra davvero molto prolifico per il fenomeno hard core ed
emo core in particolare. Il quintetto proveniente dalla Florida,
giunto al secondo lavoro per la major Atlantic, sembra avere le
idee davvero molto chiare. Per niente intimorito dallonore/onere
di essere editato da un colosso della musica, riesce
a muoversi allinterno del genere davvero alla grande. Il cd
è come se fosse improntato su di una serie di episodi, a
volte legati tra di loro (lopener Ghostchant,
Love Ones e sopratutto For a bandaged Iris)
dove la violenza delle chitarre e della voce multiforme di Jeff
Moreira dividono lascoltatore tra sfuriate hard core old
school ed accattivanti ritornelli che possono
prestarsi facilmente alle varie charts di ogni parte del globo terracqueo
il tutto perfettamente bilanciato. Il discorso si fa ancora più
intricato con Meeting again for the first time dove
i Poison the Weel cercano di esplorare territori più lontani
dalle loro origini musicali, con suoni più diversificati
ma fondamentalmente potenti e dimpatto. È ancora il
buon singer a farla da padrone in The Realist, dove
il prefisso emo rende appieno il senso di questo disco
emozionale
emotivamente
forte. Si ritorna con Zombie are good for your health
a pigiare il piede sullacceleratore (ma non è che prima
si sia rallentato molto
credetemi!!). Derek Miller sembra costruire
un muro con la sua chitarra, che prende spunto anche dal metal nel
classico riffone stoppato. Il tempo per una strumentale (The
opinionated are so opinionated) e ci ritroviamo dinnanzi
Apathy is a cold boy, colossale, mastodontica, un vero
e proprio master piece, dove i nostri sembrano avvicinarsi,
con molto rispetto, ai Deftones dellultimo lavoro. Il pezzo
ti entra dentro, senza chiedere permesso, tanto è accattivante,
melodico
.e aggressivo!!! Ma non finisce qui. Lasciatevi ammaliare
dalla psichedelia (si
ho detto psichedelia!!) di Sounds
like the end of the world, pezzo dallincedere cadenzato,
dove, oltre che la bontà dei musicisti, si fa apprezzare
il grande lavoro in consolle di Pelle Henricsson e Eskil Loverstrom,
lavoro svolto a metà tra la California e la Svezia (ricordate??
Aggressività/melodia
caldo californiano/inverno nordico
ma
sarà un caso questa continua alternanza???) a dimostrazione
dellinversione di tendenza che si stà verificando ultimamente,
da parte delle bands made in USA, di voler mixare in studi europei
i loro lavori. Pleorant bullet ribadisce il concetto
esposto fin ora
basi ritmiche tipicamente hard core con ritornelli
strappalacrime(!!) melodicissimi
ma badate
che
non devessere poi così semplice riuscire ad unire in
un solo pezzo tanta aggressività e pacchi colmi
di riff granitici a stacchi così inaspettatamente masticabili.
Ed è proprio in chiusura del disco che i Poison the Well
ci regalano la vera mazzata sonoro di tutto il disco,
Cristal lake, che stavolta è vero e proprio hard
core allo stato più selvaggio e violento, un pezzo che toglie
il respiro per quanto è intenso, timidi accenni
di doppia cassa, giusto per rimarcare ancor di più il labile
confine che ormai separa lHC dal metal, e Jeff che si danna
lanima e le corde vocali per tutta la durata del brano. Anche
in questo riescono a stupirci i cinque giovanotti di belle speranze.
Sicuramente una conferma, questo You come before you,
un potenziale successo commerciale ma con unanima (e che anima!!)
e soprattutto un cuore che pulsa alla velocità della luce.
Pasquale
- Radio Ciroma
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