Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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culti e culture nr 14 del 21 dicembre 2003
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Poison the well

You come before you

Il disco dei Poison the well si inserisce molto bene in questo momento, che sembra davvero molto prolifico per il fenomeno hard core ed emo core in particolare. Il quintetto proveniente dalla Florida, giunto al secondo lavoro per la major Atlantic, sembra avere le idee davvero molto chiare. Per niente intimorito dall’onore/onere di essere “editato” da un colosso della musica, riesce a muoversi all’interno del genere davvero alla grande. Il cd è come se fosse improntato su di una serie di episodi, a volte legati tra di loro (l’opener “Ghostchant”, “Love Ones” e sopratutto “For a bandaged Iris”) dove la violenza delle chitarre e della voce multiforme di Jeff Moreira dividono l’ascoltatore tra sfuriate hard core “old school” ed “accattivanti” ritornelli che possono prestarsi facilmente alle varie charts di ogni parte del globo terracqueo… il tutto perfettamente bilanciato. Il discorso si fa ancora più intricato con “Meeting again for the first time” dove i Poison the Weel cercano di esplorare territori più lontani dalle loro origini musicali, con suoni più diversificati ma fondamentalmente potenti e d’impatto. È ancora il buon singer a farla da padrone in “The Realist”, dove il prefisso “emo” rende appieno il senso di questo disco…emozionale…emotivamente forte. Si ritorna con “Zombie are good for your health” a pigiare il piede sull’acceleratore (ma non è che prima si sia rallentato molto…credetemi!!). Derek Miller sembra costruire un muro con la sua chitarra, che prende spunto anche dal metal nel classico riffone stoppato. Il tempo per una strumentale (“The opinionated are so opinionated”) e ci ritroviamo d’innanzi “Apathy is a cold boy”, colossale, mastodontica, un vero e proprio “master piece”, dove i nostri sembrano avvicinarsi, con molto rispetto, ai Deftones dell’ultimo lavoro. Il pezzo ti entra dentro, senza chiedere permesso, tanto è accattivante, melodico….e aggressivo!!! Ma non finisce qui. Lasciatevi ammaliare dalla psichedelia (si…ho detto psichedelia!!) di “Sounds like the end of the world”, pezzo dall’incedere cadenzato, dove, oltre che la bontà dei musicisti, si fa apprezzare il grande lavoro in consolle di Pelle Henricsson e Eskil Loverstrom, lavoro svolto a metà tra la California e la Svezia (ricordate?? Aggressività/melodia…caldo californiano/inverno nordico…ma sarà un caso questa continua alternanza???) a dimostrazione dell’inversione di tendenza che si stà verificando ultimamente, da parte delle bands made in USA, di voler mixare in studi europei i loro lavori. “Pleorant bullet” ribadisce il concetto esposto fin ora…basi ritmiche tipicamente hard core con ritornelli “strappalacrime”(!!) melodicissimi…ma badate…che non dev’essere poi così semplice riuscire ad unire in un solo pezzo tanta aggressività e “pacchi” colmi di riff granitici a stacchi così inaspettatamente masticabili. Ed è proprio in chiusura del disco che i Poison the Well ci regalano la vera “mazzata” sonoro di tutto il disco, “Cristal lake”, che stavolta è vero e proprio hard core allo stato più selvaggio e violento, un pezzo che toglie il respiro per quanto è intenso, “timidi” accenni di doppia cassa, giusto per rimarcare ancor di più il labile confine che ormai separa l’HC dal metal, e Jeff che si danna l’anima e le corde vocali per tutta la durata del brano. Anche in questo riescono a stupirci i cinque giovanotti di belle speranze. Sicuramente una conferma, questo “You come before you”, un potenziale successo commerciale ma con un’anima (e che anima!!) e soprattutto un cuore che pulsa alla velocità della luce.

Pasquale - Radio Ciroma

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