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Capitano,
mio capitano
Sembra
finita lera Lentini fra polemiche e misteri
Nella
palude chiamata calcio, governata ormai da leggi e interessi che
con la dimensione sportiva non sono neanche lontani parenti, qualcuna
delle componenti essenziali ha mantenuto inalterata, almeno in parte,
la sua antica genuinità.
Così, sebbene sia praticamente estinta lera delle bandiere
che trascorrevano unintera carriera vestendo la stessa casacca,
qualche autentico pezzo dantiquariato della pedata continua
ancora a voler calcare i rettangoli verdi, insomma, resiste.
Il capitano, cioè, quello che allinizio del match scambia
i gagliardetti con lavversario, quello che quando larbitro
fischia sinalbera subito, quello con la fascia che gli strozza
il braccio e gonfia la maglia, quel calciatore insomma, che richiama
i compagni quando sbagliano ma li difende pure. Zoff, Cabrini, Antognoni,
Rivera, Mazzola, Totti, Del Piero, chi è che non si è
sentito rappresentato dal volto di questi uomini e campioni con
un destino da condottieri? Anche Cosenza, nella sua storia ai margini
del circuito stellato del calcio nazionale, ha avuto i suoi: Codognato,
Renzetti, Gigi Marulla. Da lì, però, niente più,
il vuoto. Anni senza un vero nome al quale il tifoso avesse potuto
affidarsi senza rimanere deluso. Poi dalla nebbia di un calciomercato
novembrino è comparso lui, il capitano col tuppino.
Un po in soprappeso, un passato importante tanto da essere
ingombrante, faccia da simpatica canaglia, e col pubblico è
subito feeling.
Sono trascorsi tre anni da quel giorno, e Gigi Louis
Lentini è divenuto leffige di una città, di
una tifoseria, ma soprattutto di una curva che lo ha eletto idolo.
La splendida galoppata che regalò la vittoria col Treviso
nel 2001 ad un Cosenza in lizza per la A, la morbida
punizione infilata allEmpoli che sancì la permanenza
in serie cadetta lanno seguente, laffollata conferenza
stampa di questestate al fianco del sindaco-presidente Catizone,
quando un contratto sottoscritto in bianco e una dichiarazione
damore verso i concittadini di Telesio suonavano un po
come marcia nuziale, sono i fotogrammi impressi nellimmaginario
di una città affogata nel pallone.
Non era facile vedere che uno abituato a vincere Campionato e Coppa
Campioni si calasse nellinferno dei Dilettanti, non era da
tutti segnare nel derby della Mole contro la Juve e poi volersi
ripetere in quello col Rende, non era semplice leggere tanta dedizione
negli occhi di un signore che aveva rifiutato una convocazione in
Nazionale con Sacchi, perché sotto Natale
Così
è stato fino a poco più di un mese addietro. La situazione
odierna, inutile ripercorrere gli ultimi veleni, si presenta in
modo assai diverso. Luis non è più tra
gli undici titolari, e neppure tra quelli che scaldano la panchina
o imprecano in tribuna, dal match con il Siracusa. I privilegi che
il contratto con la vecchia dirigenza prevedeva hanno segnato una
distanza insormontabile con il trainer Russo. Probabilmente, anche
se dallesterno di uno spogliatoio è sempre facile dirlo,
la situazione conflittuale venuta ad ingenerarsi poteva essere gestita
in modo ben diverso e non solo diffusa, ed inevitabilmente amplificata,
dalle pagine dei quotidiani locali. Fatto sta che Lentini è
sempre più lontano dalla maglia rossoblu.
La città, apparsa confusa, si divide fra quanti lo sostengono
a prescindere da tutto, e quelli che, al contrario, non perdono
occasione per rimarcare il loro rancore. Come assegnare torti o
ragioni? Qualcuno rivelerà le trame, ad oggi oscure, di questaltra
tipica vicenda cosentina? A questo punto non interessa
più di tanto saperlo, i problemi della Cosenza calcistica
sono ben altri, e di capitani persi per strada ne abbiamo memoria:
Tam Tam già quattro anni fa aveva commentato le dolorose
partenze di Morrone prima e Tatti poi, sebbene in circostanze diverse.
Certo, ricordi ne rimarranno, comunque vadano le cose, davvero tanti
E
a noi, Gigi, piace immaginarlo soprattutto quando, dopo aver segnato,
corre deciso verso la curva, solleva la casacca e rivela la scritta:
iamu lupi mentre il tifoso, dopo avere esultato a squarciagola,
pensa: iamu Gigi, capitano, mio capitano!
Edoardo Trimboli
Giuseppe Costabile
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