Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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bacheca nr 13 del 7 dicembre 2003
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Capitano, mio capitano

Sembra finita l’era Lentini fra polemiche e misteri

Nella palude chiamata calcio, governata ormai da leggi e interessi che con la dimensione sportiva non sono neanche lontani parenti, qualcuna delle componenti essenziali ha mantenuto inalterata, almeno in parte, la sua antica genuinità.
Così, sebbene sia praticamente estinta l’era delle bandiere che trascorrevano un’intera carriera vestendo la stessa casacca, qualche autentico pezzo d’antiquariato della pedata continua ancora a voler calcare i rettangoli verdi, insomma, resiste.
Il capitano, cioè, quello che all’inizio del match scambia i gagliardetti con l’avversario, quello che quando l’arbitro fischia s’inalbera subito, quello con la fascia che gli strozza il braccio e gonfia la maglia, quel calciatore insomma, che richiama i compagni quando sbagliano ma li difende pure. Zoff, Cabrini, Antognoni, Rivera, Mazzola, Totti, Del Piero, chi è che non si è sentito rappresentato dal volto di questi uomini e campioni con un destino da condottieri? Anche Cosenza, nella sua storia ai margini del circuito stellato del calcio nazionale, ha avuto i suoi: Codognato, Renzetti, Gigi Marulla. Da lì, però, niente più, il vuoto. Anni senza un vero nome al quale il tifoso avesse potuto affidarsi senza rimanere deluso. Poi dalla nebbia di un calciomercato novembrino è comparso lui, il capitano col “tuppino”. Un po’ in soprappeso, un passato importante tanto da essere ingombrante, faccia da simpatica canaglia, e col pubblico è subito feeling.
Sono trascorsi tre anni da quel giorno, e Gigi “Louis” Lentini è divenuto l’effige di una città, di una tifoseria, ma soprattutto di una curva che lo ha eletto idolo.
La splendida galoppata che regalò la vittoria col Treviso nel 2001 ad un Cosenza in lizza per la “A”, la morbida punizione infilata all’Empoli che sancì la permanenza in serie cadetta l’anno seguente, l’affollata conferenza stampa di quest’estate al fianco del sindaco-presidente Catizone, quando un contratto sottoscritto “in bianco” e una dichiarazione d’amore verso i concittadini di Telesio suonavano un po’ come marcia nuziale, sono i fotogrammi impressi nell’immaginario di una città affogata nel pallone.
Non era facile vedere che uno abituato a vincere Campionato e Coppa Campioni si calasse nell’inferno dei Dilettanti, non era da tutti segnare nel derby della Mole contro la Juve e poi volersi ripetere in quello col Rende, non era semplice leggere tanta dedizione negli occhi di un signore che aveva rifiutato una convocazione in Nazionale con Sacchi, perché sotto Natale…Così è stato fino a poco più di un mese addietro. La situazione odierna, inutile ripercorrere gli ultimi veleni, si presenta in modo assai diverso. “Luis” non è più tra gli undici titolari, e neppure tra quelli che scaldano la panchina o imprecano in tribuna, dal match con il Siracusa. I privilegi che il contratto con la vecchia dirigenza prevedeva hanno segnato una distanza insormontabile con il trainer Russo. Probabilmente, anche se dall’esterno di uno spogliatoio è sempre facile dirlo, la situazione conflittuale venuta ad ingenerarsi poteva essere gestita in modo ben diverso e non solo diffusa, ed inevitabilmente amplificata, dalle pagine dei quotidiani locali. Fatto sta che Lentini è sempre più lontano dalla maglia rossoblu.
La città, apparsa confusa, si divide fra quanti lo sostengono a prescindere da tutto, e quelli che, al contrario, non perdono occasione per rimarcare il loro rancore. Come assegnare torti o ragioni? Qualcuno rivelerà le trame, ad oggi oscure, di quest’altra tipica vicenda “cosentina”? A questo punto non interessa più di tanto saperlo, i problemi della Cosenza calcistica sono ben altri, e di capitani persi per strada ne abbiamo memoria: Tam Tam già quattro anni fa aveva commentato le dolorose partenze di Morrone prima e Tatti poi, sebbene in circostanze diverse. Certo, ricordi ne rimarranno, comunque vadano le cose, davvero tanti…E a noi, Gigi, piace immaginarlo soprattutto quando, dopo aver segnato, corre deciso verso la curva, solleva la casacca e rivela la scritta: “iamu lupi” mentre il tifoso, dopo avere esultato a squarciagola, pensa: “ iamu Gigi, capitano, mio capitano!”

Edoardo Trimboli
Giuseppe Costabile

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