Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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bacheca nr 13 del 7 dicembre 2003
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Fedeli ad un sogno... per sempre!

Apro gli occhi, il tempo di un caffè e mi ritrovo in un treno che corre veloce sulla strada ferrata con destinazione Roma. Guardo fuori dal finestrino e vedo scorrere una dopo l'altra le stazioni che ho visto tante volte con una sciarpa al collo. Seduti qualche posto più in là scorgo dei ragazzi avvolti nelle loro sciarpe, sono nero-azzurre, sono interisti e vanno a Torino a vedere la loro squadra. Prendo il giornale che ho comprato in città prima di partire e potrebbe anche esserci un articolo sulla fine del mondo in prima pagina, ma io vado direttamente al foglio numero38 a leggere della mia squadra.
Scopro che i ragazzi partiranno in piena notte per seguire quei due colori fino ad Agrigento... mi sento un traditore, mi vergogno e mi maledico...la squadra sta andando nel profondo sud della
Sicilia, io invece verso Roma. Penso di scendere dal treno e tornare indietro, ma non lo faccio perché cerco di convincermi che morire d'amore per undici mutandati sia una pura follia... ma non mi convinco a pieno e rimango perplesso per tutto il viaggio!
Sono le tre di notte di sabato e mi trovo in un pub cupo nei pressi di Santa Maria Maggiore con una Guinness in mano e ripenso in silenzio, perché gli altri sono troppo ubriachi per ascoltarmi, ai viaggi che tanti ragazzi che si divertono a tagliare a metà la loro giornata e partire per soddisfare una passione che li divora, che ci divora. Mi chiedo il perché di tutto questo.
In mente ho solo due soluzioni: la prima è quella che spesso mi suggerisce mia madre: "siete malati"; la seconda è quella che propongo io..."siamo ultrà"!
Siamo ultrà. Non importa per quale squadra si faccia il tifo, non fa differenza che colori avessero le sciarpe di quei ragazzi in treno, la vera differenza è quella che c'è fra i tifosi di una qualsiasi squadra e gli indifferenti. Infelici, non sanno cosa si perdono! Ore ed ore di pensieri cupi, paure strozzate e sofferenze incredibili, ma anche rare e formidabili
godurie!
Siamo ultrà. Nella vita abbiamo cambiato tutto: amori, amici, donne, partiti politici e fedi religiose, ma mai la squadra del cuore. Quante volte abbiamo minacciato a noi stessi di farlo dopo un'umiliazione particolarmente dura!
Le massime punizioni che sono riuscito ad infliggermi sono state periodi di freddezza, scioperi del tifo che non hanno mai varcato la soglia della domenica successiva.
Siamo ultrà. Sappiamo che i giocatori sono mercenari senz'anima, gli allenatori preferiscono i muscoli allo spettacolo ed i dirigenti pensano solo a spremere soldi ai "fessi" come noi.. .ma poco importa! Giocatori, allenatori e dirigenti rappresentano gli omini del calciobalilla. Quelli che giocano davvero siamo noi.
Noi che ci becchiamo il freddo sugli spalti o divoriamo sigarette, birre, vino e adrenalina davanti ad un rettangolo verde. Le loro facce passano, le nostre no. Per questo la squadra appartiene solo a noi. Fedeli ad un sogno, per sempre!

Lorenzo Capalbo

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