Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
il giornale
bacheca nr 13 del 7 dicembre 2003
il sito

Alla rovescia….

Poesie in vernacolo. All’agrodolce

Questa è una storia scritta da chi resiste in ogni modo, con ogni mezzo in questo mondo fatto di strade solcate da persone che vivono di indifferenza, di apparenza e di abitudine.
Cosenza non è immune a quanto sinora detto e nel suo complesso ha una stratificazione sociale che le permette di esprimere un’infinità di anime. Queste anime non possono passare inosservate, in loro vivono i pregi e difetti di questo popolo , bisogna comunque cercare di vederle da diverse angolazioni e con luci differenti.
Così Sergio Crocco ha osservato nitidamente queste anime affannate, con quel suo fare diretto, quello sguardo giocoso e complice, che lo contraddistingue.
Questa è anche un storia di resistenza perché Sergio è un resistente, ma non uno di quelli a’ nonna, come direbbe il mio caro amico Giuliano Hood, ma un vero resistente, uno di quelli che amano praticare le proprie idee. Per questo ARA ‘MMERSA, oltre a rappresentare un sforzo poetico notevole ed ammirabile, vive dell’anima e della fantasia del suo autore.
Composto da quarantasette (credo la matematica non è mai stata il mio forte) poesie in vernacolo, ricorda e celebra i fasti della poesia dialettale, peraltro mai sopiti nella città dei Bruzii, rinnova e conferma la capacità di produzioni dal basso. Quel basso che Canaletta (al secolo Sergio Crocco) pratica e ha praticato e che ha cercato di elevare, non nella scala sociale, da quando come se fosse stato colto da un’illuminazione è rimasto vittima di una visione rovesciata della società. Nascendo nel popoloso e popolare quartiere di Via Popilia, crescendo sulla balaustra del San Vito e lavorando alacremente per lenire e rispondere ai bisogni dei diseredati, è stato accarezzato dalla luce della dignità umana e della giustizia sociale.
È proprio nel rovescio della vita che si innestano le paure, i patimenti e le sofferenze di noi poveri mortali, che restiamo sempre soggetti non solo all’occhio vigile di Sergio, ma soprattutto a uno stile di vita insostenibile.
Quella vita che ci consiglia di aderire ai codici comportamentali, che ci porta allo stremo delle forze fisiche e mentali, quella vita che ci fa imbavagliare per dieci ore di fila da una cravatta.
Scevro dei suoi pseudonimi, Sergio sembra ancora più reale di quello che si conosce nella pratica quotidiana e anche se tremo al sol immaginare quello che pensa di me e a quale suo personaggio mi accosti quando mi avvista semplicemente, riconosco che dalla sostanza e dalla durezza della cocente verità dipinta da Sergio, non possiamo che sentirci chiamati tutti ad una riflessione profonda: che nonostante i sogni di Canals, Norina Lemio, Micu u Pulice, Du luzzitanu non sopiranno mai , “Bella è la parola che non rimane idea, ma stupenda è l’idea che diventa pratica”.

Giandomenico Carino

sommario >>

<< archivio

redazione@tamtamesegnalidifumo.com