Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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editoriale nr 13 del 7 dicembre 2003
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Adamo, Eva & Pino Tursi Prato…

È arrivato il momento di guardarci in faccia e di parlare sinceramente. La gestione del Cosenza Football club, sulla quale avevamo riposto tante speranze, si sta rivelando una delusione gigantesca.
Ci sentiamo traditi, forse anche violentati, da chi credevamo fosse in grado di poter voltare pagina.
Oggi il Cosenza Football club è una scatola vuota, lasciata nelle mani e nelle improbabili ambizioni di pochi sprovveduti faccendieri, che hanno alle spalle uomini politici pronti a scaricarli alla prima occasione utile e incapaci di assumersi le proprie responsabilità. Un bel guazzabuglio.
Dietro a questa vicenda ci sono stati mesi di lavoro e di passione, all’insegna dell’entusiasmo e della buonafede.
Ritorniamo con la mente a quel maledetto mese di agosto: mai come allora abbiamo pensato veramente di poterci riappropriare del Cosenza e, istintivamente, tutti ci siamo schierati dalla parte di Eva Catizone, sostenendone sia il lavoro che, in un certo senso, la passione di voler fare qualcosa di importante per la sua città, considerato che lei di calcio non capisce nulla (e lo ammette senza problemi).
Diciamocelo con tutta franchezza: la credevamo autentica e disinteressata. Certo, il sindaco è soprattutto un politico, per cui se fa qualcosa ha sempre un suo tornaconto da perseguire. Però, proprio in quanto politico, avrebbe anche potuto cedere alla tentazione di scendere a compromessi pur di salvare la serie B. Non l’ha fatto, non si è fidata di Peppino Mazzotta, che era stato individuato come l’uomo giusto per rappresentare la continuità (!) di un’esperienza trasversale e fallimentare.
La gente, ancora una volta istintivamente, l’ha premiata, le ha tributato ovazioni e consensi, ha approvato il suo progetto di rinascita dalla serie D, è accorsa numerosa allo stadio, le ha dato carta bianca.
Tuttavia, per raggiungere il risultato più grande, quello dell’effettiva ricostruzione della società, aveva bisogno di altro, aveva bisogno di qualcuno che fosse competente, che fosse in grado di creare una struttura, di pensare al Cosenza come a un’azienda seria e credibile.
Il primo, tremendo errore di cui il sindaco si è macchiata è stato quello di consentire al segretario regionale dei Ds Nicola Adamo di buttarsi in questa storia. Le riconosciamo molte attenuanti: Adamo l’ha sponsorizzata quando nessuno le avrebbe dato più credito, è stato sincero, evitando di scavalcarla dopo la morte di Giacomo Mancini, le ha dato consigli buoni per la campagna elettorale e poi, grazie anche a lui, ha vinto una battaglia molto difficile arrivando alla tanto agognata poltrona che il vecchio leone le aveva promesso, nonostante la sua dipartita. Una specie di terno al lotto…
Nicola Adamo è il classico politico che, apparentemente, sembra capace di capire di tutto, quasi come un novello Pico della Mirandola. E’ un po’ ingegnere, un po’ architetto, è certamente uno stratega politico, si intende del ciclo delle acque, ha fatto l’assessore regionale ai Lavori pubblici, è riuscito a diventare il leader di un partito “serio” come l’ex Pci, ha una moglie che ha fatto politica e che è esperta in informatica…
A qualcuno farà anche venire in mente Machiavelli, ma il suo problema vero è che ancora non ha deciso cosa farà da grande. E intanto ha già 45 anni… Una specie di “grande incompiuta”…
Quando è uscita fuori la storia del calcio, Nicola ha pensato subito al suo amico di partito Massimo Mauro, a sua volta amico di Alessandro Moggi, il figlio del “mammasantissima” del calcio italiano. Evidentemente non ha pensato neanche un attimo che Mauro è di Catanzaro e, probabilmente, non ha neanche messo in conto che a Cosenza chi viene da quella città ha sempre più difficoltà degli altri a imporsi. Ma, d’altra parte, alzi la mano chi ha visto Adamo allo stadio prima dell’estate scorsa…
Non contento di aver coinvolto Massimo, il capo dei Ds calabresi ci ha propinato anche il fratello Gregorio come allenatore. Due mazzate difficilissime da digerire…
A quel punto gli ultrà avrebbero dovuto insorgere: se l’avessimo bloccato prima di Ferragosto, forse non saremmo a questo punto…
Ma anche noi abbiamo avuto attenuanti: la minaccia incombente del ritorno di Umberto De Rose e del terribile Peppuccio e la spada di Damocle del “ribaltone” della serie B a 24 squadre ci ha indotto ad assecondarlo. E così ci siamo “sucati” Gregorio, il direttore sportivo Pitino e tutte quelle “scartine” che Mauro&Moggi ci hanno mandato. Dovevamo cominciare a chiederci già da allora chi sarebbe diventato presidente…
Già, ma chi se lo poteva immaginare che Nicola, per il Cosenza Football club, aveva pensato nientepopodimeno che a Pino Tursi Prato?!!
La sua storia politica è una sorta di macello. Dovremmo ricordare che è finito in galera, pare per “coprire” personaggi ben più importanti di lui; dovremmo ricordare che ha cambiato partito almeno tre volte, che ha fatto alleanze con tutti (da Peppino Carratelli a Giacomo Mancini per finire a Mimmo Barile) e non certo per nobili ideali… Ma non è questo il punto.
Tursi Prato avrebbe dovuto trovare imprenditori pronti a rilevare la società: i risultati li conoscete tutti. Ha ingaggiato un gruppo di sconosciuti senza arte né parte, sta collezionando figure barbine perché non trova neanche i soldi per pagare gli stipendi ai calciatori e riesce anche a incazzarsi perché i giornalisti (!) di Cosenza hanno capito il “gioco”… Ma cerchiamo di essere seri… Il bluff, quando si sa fare, è un’arte, ma quando si improvvisa spesso diventa una maniera infallibile per andare a rotoli. In questo caso, purtroppo per Tursi Prato, attenuanti non ce ne sono e di tempo ce n’è pochissimo.
Il futuro non è per niente roseo… C’è ancora qualche giorno per cercare di rafforzare la squadra, ma, anche ammesso che ci riescano, l’aria che tira è pessima. Eh sì, perché Nicola Adamo si è già defilato ed Eva ha scaricato addirittura tutti e due…
Attenzione, però: in questo momento il Cosenza è solo apparentemente in balia delle onde. La sua tifoseria è pronto a riprenderselo, perché questa volta non ci sarà proprio nessuno disposto a rischiare anche un solo schiaffo per difendere avventurieri e traffichini.
Il gioco delle parti andrà avanti ancora per un po’. Prima o poi il presidente Stella dovrà pur dire qualcosa e, comunque, garantire la gestione. Se la fortuna sarà generosa, potrebbe anche arrivare a fine campionato. Ma serviranno patti chiari: i tifosi hanno il diritto di sapere tutto e dovranno entrare anche in società, come recita testualmente un passaggio del contratto che lo stesso Stella ha firmato.
Non vorremmo essere nei suoi panni se dovesse ancora ciurlare nel manico. In ogni caso, il Cosenza non sfuggirà più ai suoi veri tifosi. Chi non ne è convinto, è soltanto un povero illuso…

Gabriele Carchidi

 

A crema

Avitabile: quand’è in panchina risulta il migliore in campo.
I cento di Agrigento: il cuore della curva.
I veneziani: sempri chiù toghi!
Il libro “Ara ‘mmersa”: !!!

U scastu

Polverino: u minchiuni ara fini s’ha misu a sciarpa rossoblu.
Stella e complici: esciti c’un v’hamu vistu!!!

 

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