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Adamo,
Eva & Pino Tursi Prato
È
arrivato il momento di guardarci in faccia e di parlare sinceramente.
La gestione del Cosenza Football club, sulla quale avevamo riposto
tante speranze, si sta rivelando una delusione gigantesca.
Ci sentiamo traditi, forse anche violentati, da chi credevamo fosse
in grado di poter voltare pagina.
Oggi il Cosenza Football club è una scatola vuota, lasciata
nelle mani e nelle improbabili ambizioni di pochi sprovveduti faccendieri,
che hanno alle spalle uomini politici pronti a scaricarli alla prima
occasione utile e incapaci di assumersi le proprie responsabilità.
Un bel guazzabuglio.
Dietro a questa vicenda ci sono stati mesi di lavoro e di passione,
allinsegna dellentusiasmo e della buonafede.
Ritorniamo con la mente a quel maledetto mese di agosto: mai come
allora abbiamo pensato veramente di poterci riappropriare del Cosenza
e, istintivamente, tutti ci siamo schierati dalla parte di Eva Catizone,
sostenendone sia il lavoro che, in un certo senso, la passione di
voler fare qualcosa di importante per la sua città, considerato
che lei di calcio non capisce nulla (e lo ammette senza problemi).
Diciamocelo con tutta franchezza: la credevamo autentica e disinteressata.
Certo, il sindaco è soprattutto un politico, per cui se fa
qualcosa ha sempre un suo tornaconto da perseguire. Però,
proprio in quanto politico, avrebbe anche potuto cedere alla tentazione
di scendere a compromessi pur di salvare la serie B. Non lha
fatto, non si è fidata di Peppino Mazzotta, che era stato
individuato come luomo giusto per rappresentare la continuità
(!) di unesperienza trasversale e fallimentare.
La gente, ancora una volta istintivamente, lha premiata, le
ha tributato ovazioni e consensi, ha approvato il suo progetto di
rinascita dalla serie D, è accorsa numerosa allo stadio,
le ha dato carta bianca.
Tuttavia, per raggiungere il risultato più grande, quello
delleffettiva ricostruzione della società, aveva bisogno
di altro, aveva bisogno di qualcuno che fosse competente, che fosse
in grado di creare una struttura, di pensare al Cosenza come a unazienda
seria e credibile.
Il primo, tremendo errore di cui il sindaco si è macchiata
è stato quello di consentire al segretario regionale dei
Ds Nicola Adamo di buttarsi in questa storia. Le riconosciamo molte
attenuanti: Adamo lha sponsorizzata quando nessuno le avrebbe
dato più credito, è stato sincero, evitando di scavalcarla
dopo la morte di Giacomo Mancini, le ha dato consigli buoni per
la campagna elettorale e poi, grazie anche a lui, ha vinto una battaglia
molto difficile arrivando alla tanto agognata poltrona che il vecchio
leone le aveva promesso, nonostante la sua dipartita. Una specie
di terno al lotto
Nicola Adamo è il classico politico che, apparentemente,
sembra capace di capire di tutto, quasi come un novello Pico della
Mirandola. E un po ingegnere, un po architetto,
è certamente uno stratega politico, si intende del ciclo
delle acque, ha fatto lassessore regionale ai Lavori pubblici,
è riuscito a diventare il leader di un partito serio
come lex Pci, ha una moglie che ha fatto politica e che è
esperta in informatica
A qualcuno farà anche venire in mente Machiavelli, ma il
suo problema vero è che ancora non ha deciso cosa farà
da grande. E intanto ha già 45 anni
Una specie di grande
incompiuta
Quando è uscita fuori la storia del calcio, Nicola ha pensato
subito al suo amico di partito Massimo Mauro, a sua volta amico
di Alessandro Moggi, il figlio del mammasantissima del
calcio italiano. Evidentemente non ha pensato neanche un attimo
che Mauro è di Catanzaro e, probabilmente, non ha neanche
messo in conto che a Cosenza chi viene da quella città ha
sempre più difficoltà degli altri a imporsi. Ma, daltra
parte, alzi la mano chi ha visto Adamo allo stadio prima dellestate
scorsa
Non contento di aver coinvolto Massimo, il capo dei Ds calabresi
ci ha propinato anche il fratello Gregorio come allenatore. Due
mazzate difficilissime da digerire
A quel punto gli ultrà avrebbero dovuto insorgere: se lavessimo
bloccato prima di Ferragosto, forse non saremmo a questo punto
Ma anche noi abbiamo avuto attenuanti: la minaccia incombente del
ritorno di Umberto De Rose e del terribile Peppuccio e la spada
di Damocle del ribaltone della serie B a 24 squadre
ci ha indotto ad assecondarlo. E così ci siamo sucati
Gregorio, il direttore sportivo Pitino e tutte quelle scartine
che Mauro&Moggi ci hanno mandato. Dovevamo cominciare a chiederci
già da allora chi sarebbe diventato presidente
Già, ma chi se lo poteva immaginare che Nicola, per il Cosenza
Football club, aveva pensato nientepopodimeno che a Pino Tursi Prato?!!
La sua storia politica è una sorta di macello. Dovremmo ricordare
che è finito in galera, pare per coprire personaggi
ben più importanti di lui; dovremmo ricordare che ha cambiato
partito almeno tre volte, che ha fatto alleanze con tutti (da Peppino
Carratelli a Giacomo Mancini per finire a Mimmo Barile) e non certo
per nobili ideali
Ma non è questo il punto.
Tursi Prato avrebbe dovuto trovare imprenditori pronti a rilevare
la società: i risultati li conoscete tutti. Ha ingaggiato
un gruppo di sconosciuti senza arte né parte, sta collezionando
figure barbine perché non trova neanche i soldi per pagare
gli stipendi ai calciatori e riesce anche a incazzarsi perché
i giornalisti (!) di Cosenza hanno capito il gioco
Ma cerchiamo di essere seri
Il bluff, quando si sa fare, è
unarte, ma quando si improvvisa spesso diventa una maniera
infallibile per andare a rotoli. In questo caso, purtroppo per Tursi
Prato, attenuanti non ce ne sono e di tempo ce nè pochissimo.
Il futuro non è per niente roseo
Cè ancora
qualche giorno per cercare di rafforzare la squadra, ma, anche ammesso
che ci riescano, laria che tira è pessima. Eh sì,
perché Nicola Adamo si è già defilato ed Eva
ha scaricato addirittura tutti e due
Attenzione, però: in questo momento il Cosenza è solo
apparentemente in balia delle onde. La sua tifoseria è pronto
a riprenderselo, perché questa volta non ci sarà proprio
nessuno disposto a rischiare anche un solo schiaffo per difendere
avventurieri e traffichini.
Il gioco delle parti andrà avanti ancora per un po.
Prima o poi il presidente Stella dovrà pur dire qualcosa
e, comunque, garantire la gestione. Se la fortuna sarà generosa,
potrebbe anche arrivare a fine campionato. Ma serviranno patti chiari:
i tifosi hanno il diritto di sapere tutto e dovranno entrare anche
in società, come recita testualmente un passaggio del contratto
che lo stesso Stella ha firmato.
Non vorremmo essere nei suoi panni se dovesse ancora ciurlare nel
manico. In ogni caso, il Cosenza non sfuggirà più
ai suoi veri tifosi. Chi non ne è convinto, è soltanto
un povero illuso
Gabriele
Carchidi
A
crema
Avitabile:
quandè in panchina risulta il migliore in campo.
I cento di Agrigento: il cuore della curva.
I veneziani: sempri chiù toghi!
Il libro Ara mmersa: !!!
U
scastu
Polverino:
u minchiuni ara fini sha misu a sciarpa rossoblu.
Stella e complici: esciti cun vhamu vistu!!!
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