Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
il giornale
culti e culture nr 13 del 7 dicembre 2003
il sito

A cummedia

Il ponte di Mancini è la mia rampa di lancio verso il paradiso. Via! Finalmente si torna a casa, dopo una giornata di vita disumanata. Ottanta chilometri al giorno. Dall’ufficio al teatro, dalle scuole elementari di Sant’Agostino all’università, poi di nuovo in teatro, poi da quel tizio, poi finalmente a bere una cosa per rassicurare il mio fegato…no che non ti lascerò tranquillo…nemmeno oggi dimenticherò di farti fare fatica.
E solo allora, allacciate le cinture di sicurezza, via! Ponte di mancini e poi tornanti uno dietro l’altro abbordando le curve lungo la schiena del serpente collinare che adagia la sua testa piatta nel mio giardino, la sua lingua biforcuta nel mio salone, fino alla poltrona di fronte al camino.
Ma prima di imboccare la mia rampa di lancio verso il paradiso devo uscire vivo dal gorgo delle scatole mute. Il folle fiume metallico che si trascina nella sua discesa verso gli inferi. Il traffico dell’ora di punta come lo chiamano. Tanti piccoli pianeti ognuno a se stante popolati da uno o più invertebrati dallo sguardo spento, preparati a scatti feroci, ad eccessi di energia che si manifestano grazie al barrito delle piccole scatole mute. Bestemmiano morti, sorelle, fisse, culi. Nessuno li sente. Il loro grido di dolore si perde nel piccolo pianeta del sé.
Poi di solito è fatta. Pantofole, silenzio. Come un ladro che ha rubato un altro giorno alla vita. Che fatica enorme arrivare alla fine della giornata mostrando una maschera dietro l’altra come un attore invischiato in un numero imprecisato di ruoli. Una commedia infinita, la commedia disumana.
A’ cummeddia.
Di solito superato il rugginoso ingranaggio di piazza Riforma è fatta. Ma invece quella sera no, l’immagine di un uomo in disequilibrio sull’orlo dell’ abisso. Un immagine che resta nella stanza delle fotografie istantanee della mia mente. Clic. E la mia macchina continua a viaggiare verso casa. C’era un uomo sul ponte di Mancini. Ai confini del ponte di Mancini con tutto il resto. In disequilibrio. Con la maglia di Vieri addosso. I capelli sporchi. Biondi e sporchi. I piedi sulle punte, le ginocchia piegate, la schiena inarcata all’indietro.
Che ridere sembrava un pupazzo. Stava scherzando sicuramente. Aveva bevuto un po’, forse. E comunque se anche tornassi indietro cosa potrei fare? Forse non c’è già più. Sarà tornato a casa. Oppure è già… potrei chiamare l’ambulanza ecco…
Al secondo tornante faccio inversione di marcia. Il cuore mi si mette di traverso per la gola e comincio a sperare che non ci sia proprio nessuno su quel ponte. Ma certo sarà tutto più facile. Una parte di me che si chiama con un nome impronunciabile vuole che quell’uomo non sia lì. Dovunque ma non lì. In fondo all’abisso magari, oppure a passeggio su piazza Amendola con le mani in tasca ma non lì. Questo idiota proprio a quest’ora doveva fare l’equilibrista. Con la maglia di quel simpaticone di Vieri poi. Bestemmio. Bestemmio e guido, e quando imbocco nel senso opposto il ponte sento che la mia rampa per il paradiso si trasforma in uno scivolo per gli inferi.
L’uomo è ancora lì, a cavalcioni d’una transenna con le braccia strette a qualcosa che lo tiene ancora da questa parte del mondo. La sua testa è piegata in una posa innaturale verso la strada come se aspettasse qualcosa che non arriva e il numero 32 storpiandosi è diventato un’altra cosa. Un bambolina dalla testa di pezza, una cosa del genere.
Quando accosto e abbasso il finestrino sento che sta mormorando una litania in una lingua che non conosco, i suoi occhi sono chiusi da una forza eccessiva che comprime anche il naso e la fronte. Mi guardo un attimo intorno e parlo.
- Che stai facendo?-
Lui apre gli occhi e lascia la presa. Si rimette in piedi di scatto come se fosse stato scoperto. Giunge le mani e si mette in ginocchio e ricomincia la litania alzando e abbassando lo sguardo che per brevi istanti s’incrocia col mio. Non so più se sbattergli lo sportello in bocca o andarmene.
Poi respiro e dico – Polska -?
Lui senza smettere di cantilenare risponde – Doicht- e ripete due o tre volte – Doicht – Doicht –
Allora io scendo e lo tiro su. Gli faccio cenno di salire in macchina. Lui sale. Salgo anch’io. Puzza da fare schifo. Metto in moto e riprendo a percorrere la mia rampa verso il paradiso, in direzione Annunziata, giro a destra per Via Roma, arrivo alla villa dei migranti dell’est, quella dove prima c’era uno stadio. Accosto e gli dico di scendere. Lui mi guarda e dice – Danke, danke – poi tende la mano e penso che stia per salutare invece dice – moneta, moneta –
Io lo mando in quel posto fantastico dove tutti sono stati tante volte nella vita. Affanculo.
Riprendo la mia rampa verso il paradiso quando ormai è notte fonda. La mia donna dormirà? Varrà la pena di accendere il caminetto a quest’ora? E’ finita anche per oggi la commedia infinita, la commedia disumana. A’ cummeddia.

silviostellato@yahoo.it

 

Stiamo creando la prima compagnia di
teatro-popolare-contemporaneo-ribelle.

Non è necessaria esperienza. Benaccetti musicisti e atleti.

Chi volesse farne parte può contattare la redazione di Tam tam oppure scrivere a Silviostellato@yahoo.it. o telefonare al 349/2961730.

sommario >>

<< archivio

redazione@tamtamesegnalidifumo.com