Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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bacheca nr 12 del 16 Novembre 2003
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Emigrare fuori dal cuore

E’ l’ennesima domenica che sono costretto a seguirmi il Cosenza via radio, non ad una radio convenzionale, ma aggrappato ad un modem per la connessione ad internet. Da due anni vivo in provincia di Torino e una delle cose che proprio mi manca è lo stadio San Vito. Purtroppo nella nostra terra succede qualcosa, quello di porre i ragazzi appena finiti gli studi ad una drastica scelta: restare qui o partire. Molto spesso si opta per la seconda scelta, per tanti motivi e cioè la monotonia delle solite cose, il lavoro che non c’è e se c’è, è nero, saltuario e malpagato, la voglia di fare esperienza altrove, oppure semplicemente per l’illusione di avere una vita migliore. Per spiegare il perché noi ragazzi del sud dobbiamo obbligatoriamente arrivare a questo bivio di scelta di vita e i ragazzi del nord no, neanche dieci edizioni di Tam Tam dedicate esclusivamente a questo basterebbero, si inizierebbe dall’unità d’Italia con l’esercito dei piemontesi sceso in Calabria a debellare il brigantaggio. Sempre all’epoca, l’abolizione per i ragazzi di leva delle licenze “agricole” speciali, causa di renitenza alla leva per parecchi ragazzi meridionali e l’inizio della crescita di quel sentimento anti-Stato tuttora presente al sud; per passare al “duro e puro” Mussolini che dopo appena otto giorni dalla marcia su Roma abolisce le leggi di Giolitti per la distribuzione delle tasse in base al reddito ed approva un sistema tributario pari a tutti, industriali o operai che essi siano, forse proprio perché ricchi industriali del nord erano dietro di lui ed alla sua marcia su Roma. O lo Stato, che elogia da sempre i propri interventi alle industrie del nord come incentivi al progresso per poi parlare degli interventi per gli agricoltori del mezzogiorno come sussidi per i “poveracci”, o forse perché lo Stato ha fatto sì che gli scambi commerciali siano sempre avvenuti per l’Europa continentale molto più vicina al nord rispetto all’Europa mediterranea, molto più vicina al sud e, dulcis in fundo, la Lega Nord. Il partito dello squallido Bossi ha una valenza non da poco: CON I SUOI VOTI DIVENTA AGO DELLA BILANCIA per le votazioni. Immaginate la “casa delle libertà” senza Lega Nord: avrebbe quel 12-13% in meno, proprio quello che le serve per vincere le elezioni. Caso non strano, Bossi è Ministro delle riforme, Maroni ha un altro ministero e l’attuale governo appoggia molto ciò che pensa la Lega Nord. Personalmente, credo sia deleterio che mentre succede tutto ciò, al Sud non siamo in grado di fare una lega meridionale, capace di porsi come contrappeso nella bilancia e far valere le ragioni del sud, di assicurare un certo quorum di voti capaci ad assicurarci un posto al sole al parlamento. Ma questa è politica, è storia, e mentre si parla di Europa unita, i giovani del sud sono sempre li, a scegliere se “parcheggiarsi” all’università in attesa forse di un ennesima emigrazione, se accettare il “lavoro” che c’è, o partire per andare a cercare fortuna altrove. Il problema per noi emigranti è questo: al nord non ti sentirai mai uno del nord e quando scendi al sud, in vacanza o per altro, non ti senti mai integrato al sud al 100% com’eri prima. Per chi emigra è cosi, ti senti diviso, anche se il tuo cuore sai dov’è, e batte al sud, ma dentro di te senti che comunque in un modo o nell’altro non sei né carne né pesce. Poi d’estate a me è capitato di stare al mattino sulle rive del mare della “mia” Sibari e vedere con che bellezza all’alba il sole sorge al largo della riva del mare, con i suoi colori le sue sfumature. Un altro giorno mi è capitato di essere a Tropea, di sera, e lì, essendo sul Tirreno, all’imbrunire il sole tramonta sulle rive del mare; era un altro spettacolo e in quel momento mi sono seriamente chiesto che cosa ci facevo io in Piemonte. Ti capita anche di capire che alcune cose, alcuni gesti tipici della vita comune, tipo ‘a pastachina la domenica, il giro degli aperitivi con gli amici, il piacere di entrare in un bar e trovare un amico che ti dice: “Cchi ti pigli?”, passeggiare in un posto dove sei nato, lo stadio San Vito, le trasferte... nella tua vita, anche se prima per te erano rituali monotoni, hanno una certa valenza. La mia personale conclusione è questa: al di là del bivio, gli amici, la famiglia, i sentimenti, l’allegria presenti nella tua terra hanno un valore inestimabile, e valgono molto ma molto di più anche di 2000 euro al mese.
”Maledetta terra di Calabria, prima ti regala il dono di essere nato sul suo stupendo suolo, per poi, come una madre snaturata costringerti ad andartene, per andare altrove e imprigionare il tuo cuore nel suo stupendo ventre...”.

Alessandro Morelli

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