Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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bacheca nr 12 del 16 Novembre 2003
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Una ragazza che diventa Curvaiola

Tratto da una reale testimonianza di una Rebel Fan

La vedi la prima volta allo stadio carina pettinata persino ben vestita e un'aria da tenera imbambolata mista a quella che di calcio ne capisce abbastanza (solo perché ne ha sentito parlare) e lo stupore di una che invece è entrata nello stadio per la prima volta e si è resa conto di quanto è immenso e di come cavolo si fanno a passare la palla i giocatori da un'estremità a un'altra (senza contare l'espressione schifata di quando lanciano invece le loro maglie e i pantaloncini per giunta, inzuppate di sudore sugli spalti...). Una ragazza è pur sempre una dolce fanciulla preoccupata quando per la prima volta si appresta a metter piede oltre il limite invalicabile dell'antistadio e non disdegna la sua somma educazione da teatro una volta sugli spalti... ”Scusa è occupato qui...?” Magari a un omone-tifoso con uno di quegli spinelli (spinelli è il perfetto italiano di un sinonimo quanto mai inusuale sulla bocca di una donzella) che la inondano di un odore talmente sballoso che di botto la tipa si ritrova li in mezzo ad una calca di ragazzi abbracciati e non si sa come e non si sa perché anche lei inizia rituali di vittoria scaramantici..." tu eri li quando abbiamo vinto"... "il tamburo era più in là, alla destra di quello piccolo"... "mettiti la stessa maglia"... e anche lei arricchisce il suo vocabolario e il suo bagaglio culturale con espressioni loquaci di facile scorrevolezza... "e inculacchitèmuartu".... "pisciatùùùùù"... senza contare le risate moltiplicate con il proprio personale boccino di vino sotto braccio e presente in ogni trasferta... mentre prima una bottiglia di vino le passava sotto gli occhi ogni minuto secondo durante le partite e sempre la rifiutava che vasà che c'è dentro... ora che sborsa i suoi bei soldini, la bottiglia non passa più... e se prima tutti quegli abbracci e baci che si ritrovava ad accettare con un po’ di timore reverenziale e distacco ad ogni tanto desiderato goal (di nascosto incrociava le dita affinché quel supplizio finisse in un qualsiasi modo sperando che il Cs non segnasse più ottenendo comunque una vittoria o quantomeno un pareggio, per non dover sopportare ancora lo sbattersi di tutti quei ragazzi che la alzavano come una bandiera quasi, dalla loro infinita allegria) lei si imbarazzava e nell'impaccio non sapeva che comportamento adottare, ora si ritrovava a preparare le partite e gli striscioni, a giocare con una sfrenata voglia di vincere (ovviamente sul campo!) a tressette e a farsi dieci segni della croce di continuo velocissimi e certamente ingarbugliati di fronte a rigori punizioni ecc ecc ecc ecc... Oggi questa vecchia rebel fan è una divertentissima signora con due figlioletti angelici. E si nota in lei un qualcosa che la distingue dalle altre signore. Lei vanta un passato da ultrà, un passaporto di allegria, che mi ha raccontato una parte dei suoi 10 anni vissuti in curva col marito (suppongo il fidanzato di allora) tutti d'un fiato! I suoi ricordi sono talmente nitidi (quell'avventura di Cosenza lecce nel ‘98, l'esperienza sognante di Giorgi) e anche se è difficile rivederla allo stadio perché "ogni cosa ha un suo tempo", lei mi ha lasciato così (che è anche un po’ se volete la morale di questa testimonianza): ovunque saremo la fede mai morrà!

Concetta

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