Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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vita di curva nr 12 del 16 Novembre 2003
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Siamo sicuri che questa guerra sia la nostra?

Il coraggio di disertare

Sergio Ercolano lottava tra la vita e la morte in una sala di rianimazione e già il circo degli sciacalli, senza ritegno ed umana pietà, vomitava odio invocando tolleranza zero. Come se la notte di follia e di sangue di Avellino non fosse proprio figlia di una repressione che non guarda in faccia nessuno, che viola diritti fondamentali, che produce solo disperata e nichilista ribellione.
Sergio Ercolano è morto ed il mondo del calcio non ha versato neppure una lacrima. Neppure un minuto di ipocrita silenzio. A ricordare Sergio, i suoi ventanni, la sua morte assurda, solo i ragazzi delle curve. Quelli che ora sono, tutti indistintamente, nell’ occhio del ciclone. Colpevoli, non si sa bene di cosa, ma colpevoli. Soprattutto di aver osato contestare l’ industria del pallone, un’ industria che inquina più del PetrolKimiko, un moloch che sull’ altare del business ha sacrificato morale, etica e passione sportiva.
Neppure una lacrima. Anzi. Presidenti ed allenatori a caccia di un 3 a 0 a tavolino, dirigenti sportivi corrotti ma nuovamente legittimati, ministri e politicanti “delle libertà” pronti a scatenare l’ ennesima repressione esemplare, forze dell’ ordine che non “sbagliano” mai e, perché no, anonimi “ultras” pronti a rilasciare truculente interviste ad uso e consumo di una stampa giustizialista e meschina.
Sergio Ercolano è morto e la sua morte non ha generato silenzio, rispetto, pietà. Anzi. La sua è una morte da sfruttare per imporre le ricette di sempre, quelle funzionali alla trasformazione del calcio in show business, quelle responsabili della notte di follia di Avellino.
-Quali incidenti ha prevenuto l’assurdo divieto di vendita dei biglietti ai tifosi ospiti? Quale risultato ha ottenuto, se non l’ innalzarsi delle tensioni, questo tentativo di boicottare le trasferte per regalare clienti alla pay-tv?
-La militarizzazione degli stadi e l’ adozione di leggi speciali hanno restituito tranquillità agli stadi o, viceversa, hanno imposto un clima di terrorismo psicologico allontanando molti tifosi e radicalizzando i comportamenti di altri?
-La criminalizzazione generalizzata e preventiva delle tifoserie ultras è una triste necessità per combattere la violenza o, piuttosto è funzionale all’ espulsione di massa dagli stadi di intere
categorie sociali refrattarie agli stravolgimenti che il calcio sta subendo?
Il nuovo “divieto di vendita di biglietti a prezzo politico o comunque a costo largamente inferiore ai prezzi di mercato”, sono parole del ministro Pisanu, vale da solo più di mille risposte.
Un divieto assurdo, che non contribuirà a risolvere il problema della violenza. Anzi. Repressione, solo repressione, sempre repressione, con l’ ostinazione a non voler vedere i fenomeni di aggregazione giovanile negli stadi anche come risorse, parliamo in termini di socialità e solidarietà non di business, e non solo come cancri da estirpare. Repressione. Tolleranza zero. Non della violenza ma dei fenomeni sociali generati da questa nostra società che ha paura di sé stessa e delle diversità e delle contraddizioni che produce. Una società sotto assedio che ha bisogno di mostri, di nemici, di alieni da combattere perché è incapace ormai di leggersi criticamente, di ripensarsi.
Sergio Ercolano è morto ma “intollerabili” sono le immagini della “teppaglia che aggredisce le forze dell’ ordine”. La morte è già stata sdoganata dalle mille guerre preventive e nella scala Richter dell’ indignazione conta il lato della barricata in cui si muore. Bianco e nero, il Bene ed il Male, amici e nemici, è questa società ad essere ultras, con le sue incrollabili certezze, col “divieto di interrogarsi”, di avere dei dubbi.
Sergio Ercolano è morto. Lo hanno pianto i ragazzi delle curve, gli ultras. Lacrime amare. Che non possono, non devono diventare di coccodrillo. Per rendere la morte di Sergio un po’ meno inutile ci vuole coraggio, il coraggio di mettersi in discussione, di affrontare le proprie contraddizioni. Di riflettere sul nodo-violenza prima che diventi un cappio stretto al collo degli ultras e dei tifosi tutti.
La battaglia, sacrosanta, contro il calcio trasformato in business, contro la repressione preventiva, le leggi speciali e liberticide, pericolose perché esportabili anche nella vita quotidiana di tutti noi, questa battaglia non si vince a colpi di spranga. Gli ultras hanno altre armi: la solidarietà, la passione sportiva, la voglia di partecipazione. Farsi schiacciare su una logica violenza-repressione-violenza servirà solo a generare altre lacrime, altro dolore, altra rabbia. Ci vuole coraggio, il coraggio di disertare una guerra perduta comunque. Una guerra da combattere su di un altro piano, con altre armi. Perché non esiste partita che valga una vita.

Associazione Noi Ultras

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