Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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360gradi nr 8 del 12 maggio 2002
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Chi sorveglia i sorveglianti

Dopo decenni di silenzio e omertà, il coraggio di alcuni magistrati partenopei è riuscito a scoperchiare un sistema illiberale di mantenimento dell’ordine costituito.
Mai era stato interpretato il grido d’aiuto e di disperazione proveniente dalle strade, dalle curve e dalle piazze. Larghe fette dell’opinione pubblica sono sorprese dai toni e dai contenuti dell’inchiesta per i fatti del 17 Marzo del 2001.
Chi vive con la sciarpa al collo e ancora meglio chi sopravvive in questo mondo è consapevole che determinati comportamenti e abusi da parte delle forze dell’ordine sono quasi una regola di condotta.
Quante volte abbiamo denunciato abusi e soprusi, dai pestaggi del dopo Cosenza-Reggina, alla violenza dell’ultima di campionato contro il Brescia, continuando dalla stanza delle torture di Siena.
Fratelli di strada neri pesti dopo essere passati dalle premurose mani delle forze di pubblica sicurezza. Solo ora ci si rende conto che pestaggi e torture non sono previsti in nessuna legge speciale e tanto meno in nessun codice del nostro ordinamento.
Rimane palese che chi commette un reato di qualsiasi natura esso sia, debba essere sottoposto ad un regolare processo e se colpevole espiare la proprie pene, ma tutto quello che condisce un fermo o un arresto di polizia non può passare inosservato.
Anche una semplice minaccia verbale deve essere considerata un abuso, lo dice la legge...
La polizia come istituzione nel sistema che viviamo, non può essere messa in discussione, la stessa cosa non si può sicuramente dire degli agenti, che investiti della responsabilità di rispettare e far rispettare la legge, la usano a loro piacimento.
Chi quel giorno era ferito in piazza municipio, sapeva benissimo a cosa sarebbe andato incontro facendosi prestare soccorso nei vicini ospedali.
Episodi del genere raccontano di giovani feriti negli stadi e nelle piazze, che a rischio della propria vita, non ricorrono alle cure del pronto soccorso, pena denuncia e fermo di polizia.
Vorrei sapere per quale strano teorema chi dichiara di essersi ferito in uno stadio o in una piazza durante una manifestazione, deve essere denunciato e processato.
Per procedere contro qualcuno ci vogliono le prove, che non giustificherebbero comunque ogni violenza successiva.
Il pericolo attuale vive nel cuore e nel dna di una grossa fetta della maggioranza parlamentare, post-fascista solo a parole. Molti non sanno che il vice-premier coordinava le operazioni, durante il caldo e sanguinoso luglio genovese.
L’indignazione di questi giorni nasce dal loro repertorio cromosomico, che nel ventennio affogava nel sangue ogni tipo di dissenso al loro regime.
Viviamo nella sacca di resistenza, non facciamoci soffocare dal liberismo autoritario e nel sangue di chi non apprezza neanche la propria di vita.

Giandomenico

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