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Chi
sorveglia i sorveglianti
Dopo
decenni di silenzio e omertà, il coraggio di alcuni magistrati
partenopei è riuscito a scoperchiare un sistema illiberale
di mantenimento dellordine costituito.
Mai era stato interpretato il grido daiuto e di disperazione
proveniente dalle strade, dalle curve e dalle piazze. Larghe fette
dellopinione pubblica sono sorprese dai toni e dai contenuti
dellinchiesta per i fatti del 17 Marzo del 2001.
Chi vive con la sciarpa al collo e ancora meglio chi sopravvive
in questo mondo è consapevole che determinati comportamenti
e abusi da parte delle forze dellordine sono quasi una regola
di condotta.
Quante volte abbiamo denunciato abusi e soprusi, dai pestaggi del
dopo Cosenza-Reggina, alla violenza dellultima di campionato
contro il Brescia, continuando dalla stanza delle torture di Siena.
Fratelli di strada neri pesti dopo essere passati dalle premurose
mani delle forze di pubblica sicurezza. Solo ora ci si rende conto
che pestaggi e torture non sono previsti in nessuna legge speciale
e tanto meno in nessun codice del nostro ordinamento.
Rimane palese che chi commette un reato di qualsiasi natura esso
sia, debba essere sottoposto ad un regolare processo e se colpevole
espiare la proprie pene, ma tutto quello che condisce un fermo o
un arresto di polizia non può passare inosservato.
Anche una semplice minaccia verbale deve essere considerata un abuso,
lo dice la legge...
La polizia come istituzione nel sistema che viviamo, non può
essere messa in discussione, la stessa cosa non si può sicuramente
dire degli agenti, che investiti della responsabilità di
rispettare e far rispettare la legge, la usano a loro piacimento.
Chi quel giorno era ferito in piazza municipio, sapeva benissimo
a cosa sarebbe andato incontro facendosi prestare soccorso nei vicini
ospedali.
Episodi del genere raccontano di giovani feriti negli stadi e nelle
piazze, che a rischio della propria vita, non ricorrono alle cure
del pronto soccorso, pena denuncia e fermo di polizia.
Vorrei sapere per quale strano teorema chi dichiara di essersi ferito
in uno stadio o in una piazza durante una manifestazione, deve essere
denunciato e processato.
Per procedere contro qualcuno ci vogliono le prove, che non giustificherebbero
comunque ogni violenza successiva.
Il pericolo attuale vive nel cuore e nel dna di una grossa fetta
della maggioranza parlamentare, post-fascista solo a parole. Molti
non sanno che il vice-premier coordinava le operazioni, durante
il caldo e sanguinoso luglio genovese.
Lindignazione di questi giorni nasce dal loro repertorio cromosomico,
che nel ventennio affogava nel sangue ogni tipo di dissenso al loro
regime.
Viviamo nella sacca di resistenza, non facciamoci soffocare dal
liberismo autoritario e nel sangue di chi non apprezza neanche la
propria di vita.
Giandomenico
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