Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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360gradi nr 8 del 12 maggio 2002
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A proposito dello Stato di Diritto

Interessante chiacchierata con il Dott. Renato Greco, Presidente della sezione penale della prima corte d’Assise di Cosenza

Polizia, rapporti tra cittadini ed istituzioni. Argomenti frequentati dal Tam Tam, perché la problematica è di grande attualità anche negli stadi di calcio. I fatti di Napoli ci hanno spinto ad intervistare il Dottor Renato Greco, Presidente della sezione penale della prima corte d’Assise di Cosenza. Con lui abbiamo tenuto una conversazione, della quale vi proponiamo questo interessante frammento, riportato appositamente in linguaggio parlato, per salvare la schiettezza del contributo. Il tema dell’intervista tocca in partenza il problema dell’autonomia della magistratura:

“(…) Le reazioni politiche a questa vicenda, quali sono state? L’assoluto sconcerto perché alcuni magistrati hanno messo sotto inchiesta i poliziotti. Per l’opinione pubblica è inconcepibile che la magistratura metta sotto inchiesta poliziotti. Perché ambedue fanno parte delle istituzioni dello Stato, e tutte le forze politiche, siano esse di destra o sinistra, mettono in evidenza che le istituzioni dello Stato devono collaborare tra di loro, e quindi non devono dare ai cittadini questa impressione, che la magistratura sia contro la polizia.
Lasciamo stare ora chi ha sbagliato, e come?
È proprio questa concezione che mi permetto di criticare, perché altera il modello di Stato di diritto, in cui noi viviamo. Il fondamento dello stato di diritto costituzionale della nostra e delle altre democrazie è proprio quello che prevede che una magistratura indipendente sia terza e indipendente non sono quando due cittadini litigano, ma sia terza anche nei confronti degli altri poteri dello Stato. Il salto dallo Stato di polizia (dallo stato autoritario) allo stato democratico di diritto, è stato segnato nei secoli proprio dal fatto che ci sia un giudice che può effettuare il controllo di legalità nei confronti dei pubblici poteri, e soprattutto dei pubblici poteri dotati di coazione: forze armate, carabinieri, soggetti politici, economici…
Oggi tutti in Italia si dichiarano liberali. Ma l’essenza dello Stato liberale è proprio questa: che non c’è nessuno immune dalla legalità, e che quindi il controllo di legalità investa non soltanto il cittadino per strada, l’imprenditore, l’operaio, il disoccupato o il deviante, ma anche chi detiene un pubblico potere. Quindi, nel momento in cui un magistrato è investito della questione, perché ci sono state delle denunce, in cui si accusano alcuni detentori di pubblici poteri, in questo caso poliziotti, che avrebbero commesso violazioni di legge gravi, il magistrato deve intervenire. Questo è il segno dello Stato di diritto. Se il magistrato si ponesse nell’ottica: e vabé, io sono un’altra istituzione e di fronte ad un’istituzione polizia non posso, perché ecc., sarebbe la fine dello Stato di diritto. Voglio ricordare che nel codice del 1930, il codice fascista, c’era una norma – che infatti la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale – che prevedeva che nel caso in cui poliziotti o carabinieri nell’esercizio delle loro funzioni, nell’attività di servizio, compissero reati, per procedere il giudice doveva chiedere l’autorizzazione al Ministro. Questo era l’articolo 16 del codice di procedura penale, dichiarato incostituzionale nel 1963.
In uno Stato di diritto, se c’è una denuncia contro carabinieri o poliziotti, il giudice deve procedere, così come deve farlo in presenza di una denuncia contro i no global o qualsiasi altro cittadino.
La democrazia è salda. Ma ci sono queste tendenze a sorvolare su distinzioni fondamentali che caratterizzano lo Stato di diritto. Il fatto è grave, perché tocca uno dei punti fondamentali delle battaglie di democrazia da due secoli a questa parte: il cittadino nelle mani dei poteri dello Stato. Qualunque sia il cittadino, anche se ha commesso dei reati, quando è arrestato o fermato, non deve essere toccato. Io non so se è vero o meno quello che hanno scritto sui giornali. Ma scusate: chi lo deve accertare, se non dei giudici?(…)”

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