Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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bacheca nr 8 del 12 maggio 2002
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La Juve come pretesto per gioire

La Juve ha vinto lo scudetto n° 26, e la nostra città, emulando tutte le altre, ha riempito le proprie piazze di colori bianconeri. Lo ammetto: per una domenica ho messo da parte il Cosenza ed ho seguito con passione (proprio quella che la nostra squadra non riesce più a trasmettere) le sorti del massimo campionato, gufando contro la Beneamata.
I soliti benpensanti, che probabilmente non avevano nulla da festeggiare, subito hanno fatto sentire la propria voce, accusando i ragazzi scesi in piazza a celebrare la Juve, di non tenere così tanto alle sorti del Cosenza che, complice la sconfitta di Bari, è impelagato in un’aspra lotta per non retrocedere.
Ebbene, a nessuno è venuto in mente che l’urlo rimasto tagliente in gola a Verona lo scorso campionato e lo scarso attaccamento dei giocatori di questa stagione al rosso e al blu, hanno gettato la città in uno stato di sconforto sportivo? Ecco il motivo di tanta esultanza. Le stesse scene le avremmo viste se a vincere fossero state l’Inter o il Milan.
Cosenza è intrappolata come in una gabbia. Le uniche soddisfazioni ci giungono dalle sfortune altrui (vedi Cossato o Cz-Sora) o proprio dagli esiti del massimo campionato. Quel sentimento di felicità e piacere smisurato che attendiamo dalla nostra squadra del cuore e che non arriva mai, è appagato proprio da quelle squadre con le quali sognamo di giocare.
Io ho gioito, ne avevo bisogno. Ho incanalato una serie troppo lunga di delusioni sportive: la Reggina in A; Perugia-Juve; gli Europei; la non-promozione del Cosenza… tutti episodi che, per uno come me che fa del calcio il suo pane quotidiano, pesano eccome.
Vi dirò di più: non me ne frega niente che il primo tifoso della Signora è un intimo amico di Berlusconi, che i suoi ultras sono di destra (se li affrontassimo li manderei a quel paese senza pensarci su), che ha vinto scudetti su scudetti col favore degli arbitri (…ma poi, sarà vero?), che per il gioco espresso meritava più la Roma… non me ne frega niente di tutto questo, quello che m’importa è che dopo tanto tempo ho potuto di nuovo urlare la mia soddisfazione.
Non me ne voglia nessuno per questo sfogo, in fondo ognuno di noi ha due squadre: una è quella che vediamo in TV, zeppa di campioni, dei quali poi ci precipitiamo a comprare la maglia alla fiera di San Giuseppe, un’altra è quella che ci scorre nelle vene fin dalla nascita e che nessuno MAI potrà farci smettere di amare.

Antonio Clausi

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