Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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bacheca nr 8 del 12 maggio 2002
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Per non dimenticare

Siamo ormai agli sgoccioli della stagione 2001/2002, e anche per noi ultrà è giunto il momento di tirare le somme.
Sull’ultimo numero di TAM TAM, si denunciava la mancanza di elementi di discussione, causa della probabile anticipata chiusura stagionale del giornalino della curva. Da questo ho preso spunto per scrivere questa lettera, ma soprattutto perché mi stanno a cuore le sorti del giornale che molte volte, è stato, se così possiamo dire, l’involucro di idee che ha confezionato i miei ideali e il mio modo di vivere la curva.
Che il movimento ultrà a Cosenza è in flessione lo sanno anche i muri, ma quello che forse molti fingono di non sapere è che tanti ragazzi della curva, specie quelli del cosiddetto “ricambio generazionale”, sono alienati: parliamoci chiaro, in curva non si ci diverte più come una volta, e di questo mancato entusiasmo intorno alle mura del S. Vito ne risente un po’ tutto il movimento curvaiolo cosentino. In curva i cori si trascinano quasi a stento, mentre quand’ero bambino, mi ricordo che si sentivano già dalla centrale del latte.Oggi il tifoso cosentino viene in curva perché essere ultrà è di tendenza; oggi l’ultrà cosentino non viene allo stadio perché il Cosenza va male; oggi l’ultrà cosentino non viene in curva perché contesta Pagliuso (perché non viene a farlo in curva?) e guarda il Cosenza in tv; oggi l’ultrà cosentino viene allo stadio solo quand’è gratis. Certo per fortuna ancora il fenomeno non è dilagante, e c’è gente che tiene alle sorti del tifo rossoblù sgolandosi per 90 minuti.Ora, in un articolo di qualche numero addietro si cercavano proposte per la risoluzione del problema: c’è chi si è soffermato sul problema “fezza”, c’è chi l’ha buttata sulla mancanza d’impegno da parte della società con conseguenti risultati macabri della squadra, e quindi anche di una minor affluenza di pubblico; c’è chi ha proposto di ritornare in curva nord e creare una nuova spaccatura. Ma servirebbe veramente? Anche ai tempi dei NS c’era questa tanto famigerata “fezza”, ma allora quei ragazzi, provenienti principalmente da zone cosiddette a “rischio”, non venivano esclusi o emarginati dalla curva. Se sbagliavano c’era chi gli faceva capire il perché e se proprio non ne voleva sapere al massimo prendeva qualche “paccaru”. Oggi no, si ha paura di dire a chi fa stronzate che il suo comportamento è sbagliato, che non è questo il modo di comportarsi in curva e si ricade nell’alienazione. Io sarò anche un nostalgico, e qualcuno forse mi paragonerà anche ai catanzaresi, ma a me mancano molto i tempi in cui in curva campeggiava lo striscione con la scritta “NUCLEI SCONVOLTI”. Secondo me la verità di fondo è che non abbiamo le palle di portare avanti ciò che quella scritta significa ed ha significato. Di fatto gli sconvolti non ci sono più, ma in curva si “cantano” ancora i loro cori, in trasferta è rimasta, ancora, per fortuna, la voglia di far gruppo e c’è chi a quella filosofia di vita proprio non riesce a rinunciare, in curva come nella vita di tutti i giorni. E allora perché non riprovarci? Il fatto di lottare tutti per la stessa causa ci renderebbe più forti, sapere che c’è un nome da tenere alto ci darebbe la spinta e la forza di tornare quello che eravamo e che il tempo non ha ancora totalmente cancellato. Andare in curva tutti dietro allo stesso striscione, secondo me, darebbe un senso di apparteneza anche ai cani sciolti e si inizierebbe così a ricompattare l’ambiente. Sentirsi partecipi di un’idea e di un progetto forse darebbe anche un senso di responsabilità a chi a Cosenza come in trasferta combina guai. Secondo me è giunto il momento di finirla con le chiacchiere e iniziare con i fatti, perché quella piccola fiamma che tiene ancora in vita gli ULTRA’ COSENZA, stà per spengnersi e allora non servirebbe neanche piangersi addosso. L’anno prossimo i NS avrebbero compiuto il ventennale, una data importante per la compagine ULTRA’ COSENZA. Facciamo in modo che questa data non passi in sordina e facciamo finta un po’ tutti che gli sconvolti non si siano mai sciolti, perché se in curva si sente ancora più forte che mai: ”pipe ai vecchi, acido ai bambini...
Nuclei Sconvolti Clandestini”, un motivo ci sarà… Io ci credo ancora, voi?

Antonio Agovino

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