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Il
gioco delle due sedie
E
arrivato anche il secondo esonero. Il gruppo che rifiutò
De Rosa, adesso ha ordinato il suo ritorno. Continuiamo così
E
arrivò il secondo esonero. A questo punto, manca davvero
poco alla dirigenza per emulare unannata storica.
Allinesperto De Biasi fu affidata una squadra ricca desperienza.
Che sprofondò nelle zone basse. Arrivò Franco Scoglio.
Con lobiettivo di scalare la classifica. Siccome, dopo un
avvio positivo, i risultati non arrivavano più, tornò
De Biasi. A Padova, alla penultima giornata riuscimmo nella difficile
impresa di centrare la retrocessione matematica. Con un turno danticipo.
Come vedete, manca solo il dettaglio finale. E i ricorsi storici
sarebbero anche divertenti, se non fosse che di mezzo ci va il Cosenza.
Ricordate il simpatico gioco delle sedie? Bene, il Cosenza
pare trovarsi proprio in questa situazione. Il mio sogno è
che le sedie siano due. E i partecipanti tre. Società. Squadra.
Allenatore.
L'ultimo è stato liquidato in modo incomprensibile. Anzi,
il motivo cè. Un nutrito numero di giocatori
(Tatti, Moscardi, Di Sole, Altomare, Giandebiaggi e altri: gli stessi
che ordinarono la cacciata di De Rosa) hanno ribadito alla società
il concetto già espresso qualche settimana fa. Mondonico
non ci va bene. Richiamate De Rosa.
Mondonico era subentrato a De Rosa a ottobre. Ha preso in mano la
squadra in fondo alla classifica. L'ha risollevata, ma, da gennaio
in giù, il Cosenza è affondato. De Rosa aveva promesso
la A. Mondonico non lo ha certo sostituito per una salvezza tranquilla.
E, se così fosse, io non sono affatto tranquillo. Dunque,
ha fallito. Negarlo e dire che il re non è nudo, per me fa
lo stesso.
Ha ereditato uno spogliatoio spaccato. Credo sia stato capace di
peggiorare le fratture. Ha ereditato una squadra con un gioco piacevole
in attacco e deficitario in difesa. Il Cosenza da gennaio avrà
segnato forse 10 gol in tutto e ne ha subito a catinelle. Tredici
punti in tutto. Questi i dati di fatto. Vogliamo metterli in discussione?
Ma esonerarlo adesso ha un sapore strano. Accorgersi a quattro giornate
dalla fine che Mondonico non era digerito dallo spogliatoio, è
assurdo. Forse dopo la sconfitta di Siena, aveva un senso. Ma oggi
no. A questo punto, Mondonico, dalleremo di Cremona, potrebbe
parlare. E fare nomi e cognomi. Dire fatti e misfatti. Ma non lo
farà, neanche a pregarlo.
Sia chiaro che le sue colpe, però, nascono da lontano. Quando
De Rosa fu assunto, il progetto era chiaro. Mettergli in mano una
squadra (di nome) e farla governare da altri. Chi? E' difficile
fare un solo nome. Io dico la società. De Rosa prendeva come
ingaggio la stessa cifra di un anno fa da vice Mutti. De Rosa non
decideva. De Rosa non deciderà. Si ripetono gli stessi condizionamenti
subiti nell'ordine da: Sonzogni, De Vecchi e Mutti. Gli stessi giochi
che portarono due esoneri, una quasi retrocessione e una promozione
gettata alle ortiche. I nomi? Potrei dire Pagliuso jr., ma non credo
sia solo lui. Dire la società è più
generico, ma più esatto.
E la squadra? E' l'organico peggiore, umanamente parlando, degli
ultimi 20 anni. Forse anche la squadra di De Biasi e Scoglio era
un gruppo un po migliore. Ricordate larticolo che scrissi
dopo lesonero di De Rosa? Parlai di una sconfitta terribile.
Perché si era data corda a un gruppo infame. Insomma, volevano
il dialogo (De Rosa) e lo hanno rifiutato. E arrivato il pugno
di ferro (Mondo) e gli è andato di traverso. Ora rivogliono
il dialogo (da quando, poi, calarsi le braghe significa dialogare?).
Il dubbio cè: sarà che vogliono comandare loro?
Parliamoci chiaro: gli esiti delle partite li stanno decidendo i
giocatori. Non il tecnico. Come, credo vi sia facile capirlo. E
Mondonico era lultimo intralcio.
E ora? Avete presente tutti quegli elettori della gauche francese
che hanno votato Chirac muniti di guanti gialli? Bene, non sarebbe
male andare oggi allo stadio senza guardare la partita. Di spalle.
Qualcuno dovrebbe capire.
Capire che, a fine stagione, su queste due sedie dovranno sedere
sue sole entità. E io vorrei che, a restare esclusa,
fosse la società. Non Pagliuso, ma la dirigenza. Interamente.
Se per cambiare la dirigenza, la conditio sine qua non
è mandare via Pagliuso, allora si facciano avanti gli acquirenti.
Vi garantisco che, con una nuova (e preparata) (e seria) dirigenza,
il prossimo anno di questi tempi festeggeremo.
Questo il mio sogno. Ma, chi resterà fuori? La squadra? Non
credo. Il bilancio (santissimo bilancio) non lo consente. Andrà
forse via De Rosa? Detesto questo tipo di scelte. E poi De Rosa,
con una squadra giovane, seria e intelligente (il che, però,
esclude la presenza dell80% dellorganico attuale), potrebbe
fare buoni risultati.
E allora? Che accade? Ve lo dico io. Qualcuno si allontana, sorridendo.
Spegne la musica. Prende unaltra sedia. Tutti si accomodano.
E saremo tutti più felici e più contenti. A Cosenza,
purtroppo, siamo abituati così. Da sempre.
Andrea
Marotta
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