Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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editoriale nr 8 del 12 maggio 2002
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Corsi e ricorsi

Sempr’i stessi cose. Ci risiamo. È diventata una vera e propria tradizione, un rito. Come Pasqua, Ferragosto e Natale: l’esonero di fine stagione! Ogni anno di questi tempi, la “società” lascia intendere d’essere ostaggio di un gruppo di giocatori ammutinati, ostili all’allenatore. Per ricompattare lo spogliatoio, lo mandano via e richiamano il tecnico d’inizio campionato, precedentemente esonerato senza troppi complimenti.
Dirigenza guascona, improbabile e senza midollo!
De Biasi, Sonzogni, Mondonico. La storia si ripete. È un tormentone. Sempre le stesse facce, sempr’i stessi cose.
La scena è talmente ripetitiva, che si può indovinare con facilità persino le parole che i commentatori stanno per dire; siano essi organici alla Pagliuso calcio, oppure “liberi pensatori”. In Tv, sulla carta, nell’etere radiofonico, si raccolgono solo frasi prevedibili ed opinioni stanche. “La colpa di chi è?”, si chiedono in tanti. E ciascuno ha la sua risposta, che sebbene appaia originale, passionale o coatta, in realtà è vuota, assolutamente vuota.
Perché il calcio, inteso come evento sociale e popolare, in questa città si è spento.
Non conquista più il centro dell’immaginario, per mille motivi. Uno di questi è custodito nella storia recente del Cosenza calcio. Quella degli ultimi sei o sette anni.
Una storia irta di cespugli spinosi, che non vale certo qui la pena raccontare, tante sono le volte che l’abbiamo fatto; spesso nel silenzio generale.
Il calcio è pieno di queste storiacce. Rappresentano la sua essenza, da quando è divenuto industria, mercato, fiera. Il Cosenza calcio “gestione Bendicenti” è solo una delle tante “putighe” di questa fiera. Il pur rispettabilissimo mestiere del “putigaro”, come tanti altri mestieri, si può praticare con onore, o furbizia, con dignità o malafede. Anche su questo argomento la tifoseria – quando forse c’era ancora una tifoseria – si è già espressa. La contestazione a Pagliuso risale ormai alla fine del ‘900. Quasi quasi ce ne siamo dimenticati. Bene, ognuno scrive la storia come meglio crede. Secondo noi quello fu l’ultimo vero sprazzo di vita rossoblù, un estremo tentativo di tornare ad assaporare una passione, scacciando i baronetti che contribuivano ad umiliarla. Era un’utopia. Fu travolta da una coincidenza, che in seguito sarà interpretata come una trama, una specie di complotto. Da un versante opposto della città, infatti, altri furbacchioni “Benedicenti” sognavano di mettere le mani sul malloppo, impossessarsi di una ghiotta opportunità d’impresa: una società di calcio. Persero questi, vinsero i Pagliuso. Ma perdemmo pure noi, quelli che sognavamo di vedere il Cosenza nelle mani di un principe azzurro, possibilmente non di Caricchio.
Da allora sembra di vivere in apnea, sott’acqua. Perché tutto ciò che si rimuove, ritorna. Il “caso” Mondonico è emblematico. L’ennesimo scivolone di un ambiente societario friabile e risibile.
Mondonico e De Rosa, entrambi vittime! Ammesso che la parola “vittima” si possa associare ad una persona che intasca centinaia di milioni all’anno”. Forse le vere vittime siamo noi, che ci sentiamo perennemente in bilico tra la voglia di divertirci ancora sostenendo due colori, e la tentazione di urlare a squarciagola: che vadano a fanculo tutti

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