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Bad
Religion
Erano
sei anni che mancavano da Roma, relativamente vicini per noi, rappresentava
quindi unoccasione troppo ghiotta da lasciarsi sfuggire
Il
Lultimo album The Process Of Belief ce ha restituit
i Bad Religion in gran forma -non solo per il ritorno a casa Epitaph
dopo la parentesi major, ed il reingresso in formazione di Brett
Gurewitz- ma in virtù di un estro compositivo che non ha
eguali nel genere punk-hc melodico. Rispetto alla data milanese
di qualche mese fa, sul palcoscenico dellosceno Palacisalfa
non è annunciato il sig, Gurewitz, che comè
noto partecipa a poche date del tour, e quindi il gruppo si presenta
nella versione classica a 5 elementi. La prima nota positiva è
rappresentata dal rispetto dellorario dinizio dello
show. Alle 21 i riminesi Marshmellows scaldano latmosfera
con il loro frizzante pop punk stabilendo un ottimo feeling con
il pubblico, attraverso le loro canzoni, ma anche con il lancio
dal palco di cd e magliette che hanno riscosso un ottimo gradimento.
Alle 22 in punto un classico del lontano passato, Suffer,
apre un concerto mozzafiato. A seguire Punk Rock Song
e Supersonic mostrano le line guida di quello che sarà
il concerto:un perfetto mix tra passato e presente che scatenerà
un pogo illimitato per tutti i 90 minuti della serata. Accanto a
queste canzoni emergono però gli scandalosi problemi tecnici
che rovinano la serata. Complice unacustica dellimpianto
veramente vomitevole, ma il fonico ci ha messo molto del suo, non
si distinguono che la voce di Greg Graffin ed il lavoro da martello
pneumatico del nuovo batterista Brooks Wackerman. Le chitarre di
Greg Hetson e Brian Baker faticano a distinguersi, il suono del
basso di Jay Bentley emerge dal suono confuso di tanto in tanto.
Sparisce uno degli elementi cardine della formula sonora dei Bad
Religion: i cori di Jay e Brian in pratica non si sentono mai. In
parole povere un disastro. Sul palco la situazione non doveva essere
così visto che i cinque hanno continuato a darci dentro senza
soste. Ecco allora che tutto quello che si può raccontare,
è quello che si è visto: un concerto che sarebbe stato
da favola, vista la grande dose comunicativa di Graffin, disposto
a scherzare con il pubblico, ad interpretare anche con i gesti il
calore e la profondità delle tematiche trattate in brani
come Generator, Kyoto Now e along
The Way, Prove it e No control. Il gruppo
ha suonato alla grande, almeno questo lo si è intuito, e
meritava che questo sforzo giungesse al pubblico:. Un vero scandalo
di come luomo dietro al mixer non fosse in giornata, lo si
è avuto quando ha perso lattacco di I want to
Conquer The World alzando il cursore della chitarra ritmica
e tenendo in secondo piano quella leader che dava lavvio al
brano. Il pubblico ha comunque continuato a ballare senza sosta
creando un grosso feedback con il gruppo. Dopo unora e mezza
il trittico Fuck Armaggedon, this is hell-American Jesus-21th
Century digital boy ha chiuso un concerto che sarebbe stato,
come sempre strepitoso, se non fosse stato inficiato dai problemi
sollevati in precedenza. 10 alle canzoni, 8 al gruppo, 2 al promoter,
zero al fonico.
Eliseno
Sposato
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