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La
Banda Bassotti a Cosenza
Per
la prima volta in città, la band romana ha infiammato il
campetto della Kasbah, sarebbe stato imperdonabile non fargli alcune
domande
Da
ventanni la Banda Bassotti porta sui palchi e nelle vie delle
città dEuropa il proprio messaggio politico e musicale.
Lo scorso martedì la nostra città ha potuto assistere
ad uno degli eventi musicali migliori degli ultimi dieci anni.
Unica intervista concessa quella per Tam Tam, Paolo e Sigaro non
ci pensano più di tanto e, dopo le presentazioni di rito,
si poggiano sorridenti alla finestra aspettando le nostre domande.
Come nasce e dove si forma la Banda Bassotti?
Sigaro: La Banda nasce dai cantieri, era una squadra che costruiva
ponteggi. Poi, abbiamo iniziato a costruire palchi per concerti
ed iniziative di solidarietà e da lì abbiamo deciso
di suonare anche noi: così facendo una canzone e poi unaltra
e unaltra ancora è partita la Banda Bassotti..
Paolo: Questa è la storia del gruppo musicale, come
gruppo damici ci siamo conosciuti nel 1981..
Da quale progetto si è sviluppata la Gridalo Forte
Records?
Paolo: Cera un centro antirazzista e antifascista a
Roma nel quartiere S.Lorenzo che si chiamava Gridalo forte:
no al fascismo, no al razzismo. Era un centro di documentazione.
Per dieci anni abbiamo organizzato concerti, sere di solidarietà
per i popoli in lotta e, in seguito, abbiamo pensato di unire lutile
al dilettevole e di fare unetichetta musicale che si chiama
appunto gridalo forte records.
E poi nel 1991 è arrivato il primo disco Figli della
stessa rabbia.
Paolo: Prima con la nostra etichetta abbiamo pubblicato un
disco dei Negu Gorriak, abbiamo prodotto un disco di una band sarda
e poi la compilation Balla e Difendi in cui sono presenti
due brani dellalbum Figli della stessa rabbia
prima esperienza discografica del gruppo.
Da tempo collaborate con i Negu Gorrriak e spesso andate a suonare
nei Paesi Baschi: volete parlarci di questa esperienza?
Sigaro: E un posto molto attivo, cè un
buon movimento di giovani e un buon movimento musicale che è
riuscito a far conoscere la propria cultura e la propria lingua
con ottimi risultati: il rock basco è ormai conosciuto a
livello mondiale. Noi andiamo spesso lì: è uno dei
posti che frequentiamo di più dopo casa!.
I Negu Gorriak hanno subito un processo nel loro paese.
Paolo: Si, vennero denunciati dal Generale Galindo, generale
della guardia civil: in una loro canzone, Ustalkerria, parlavano
del fatto che lui faceva narco traffico. Così Galindo li
denunciò e il processo è durato sette anni. Noi avevamo
suonato insieme ai Negu Gorriak e ad altri gruppi in una manifestazione
a favore della libertà despressione dopo che furono
denunciati: cerano dodicimila persone ad assistere al concerto.
In seguito, si sciolsero i Negu Gorriak e si sciolse anche la Banda
Bassotti, ma rimase la promessa che se si fosse chiuso il processo
con la loro assoluzione avremmo suonato di nuovo insieme. Quando
Galindo venne arrestato per altre questioni ed i Negu Gorriak vennero
assolti, si organizzò il concerto a cui venne invitata la
Banda Bassotti in base alla promessa fatta sei anni prima. Dopo
questa lunga pausa ci siamo rimessi in moto: è stato tutto
un caso, anche se un caso deciso sei anni prima, però gli
anni erano passati e quando ne passano così tanti un po
ricordi, un po ti scordi tante cose.
Da cosa è stata dettata questa pausa?
Paolo: Dallo 81 al 95 sono passati quindici anni
di vita: è normale che ci sia stata una pausa. I momenti
negativi, quelli positivi, le discussioni, i divertimenti: abbiamo
attraversato tutto, ci voleva una sosta..
E indubbio che il vostro percorso sia segnato dal binomio
musica-politica, a marzo dellanno scorso avete suonato a Roma
subito dopo la manifestazione a Napoli: cosa ne pensate del movimento
anti-globale?
Sigaro: Mah, è sempre meio fa quarcosa che un
fare niente! Poi, personalmente, abbiamo punti di vista differenti.
Indubbiamente questo attacco che cè stato da parte
del mercato, del capitalismo verso le masse più povere ha
risvegliato le coscienze, per cui fa piacere vedere tanti giovani
scendere in piazza: forse sarebbe meglio che si organizzasse un
po meglio!
Ci volete parlare del vostro ultimo disco Laltra faccia
dellimpero?
Paolo: Siamo molto soddisfatti del lavoro. Sono passati sette
anni dalluscita dellultimo disco, senza contare il live
che è uscito perché bene o male quello è lespressione
di una giornata: non cè stato titolo più azzeccato,
Un altro giorno damore. Laltra faccia dellimpero
è a livello tecnico quello che cercavamo da anni; i testi
parlano di quello che vediamo tutti i giorni.
In questo vostro ultimo lavoro sono presenti i fiati dei Ramiccia
e dei Radici nel cemento.
Sono persone che vediamo quasi tutti i giorni; Stefano, il trombettista,
ha collaborato con noi già nella canzone figli della stessa
rabbia. Per chi ci vede dallesterno la cosa sembra effettivamente
una novità. Abbiamo chiesto loro di suonare con noi per il
disco dal vivo ed è venuto automatico che i fiati suonassero
poi concerto dopo concerto. Con la banda le cose non sono mai casuali,
a volte lo sono, ma fanno parte di un percorso.
Volete lasciare un messaggio ai Supporters cosentini?
Sigaro: Sono dieci anni che volevo venire a Cosenza, so che
la tifoseria è di sinistra e questo mi fa molto piacere perché
ho vissuto dei periodi in cui i corpo a corpo con le guardie dello
stadio erano frequenti, ma sempre fatti da gente di sinistra: non
era una cosa becera che porta allegoismo come avviene adesso
con le curve di destra. Per cui ho grande simpatia per voi: ce
semo, semo tanti; forse un ce vedono negli stadi, ma ce semo
Simona
De Maria
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