Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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per le strade di Cosenza nr 7 del 28 aprile 2002
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La Banda Bassotti a Cosenza

Per la prima volta in città, la band romana ha infiammato il campetto della Kasbah, sarebbe stato imperdonabile non fargli alcune domande

Da vent’anni la Banda Bassotti porta sui palchi e nelle vie delle città d’Europa il proprio messaggio politico e musicale.
Lo scorso martedì la nostra città ha potuto assistere ad uno degli eventi musicali migliori degli ultimi dieci anni.
Unica intervista concessa quella per Tam Tam, Paolo e Sigaro non ci pensano più di tanto e, dopo le presentazioni di rito, si poggiano sorridenti alla finestra aspettando le nostre domande.
Come nasce e dove si forma la Banda Bassotti?
Sigaro: “La Banda nasce dai cantieri, era una squadra che costruiva ponteggi. Poi, abbiamo iniziato a costruire palchi per concerti ed iniziative di solidarietà e da lì abbiamo deciso di suonare anche noi: così facendo una canzone e poi un’altra e un’altra ancora è partita la Banda Bassotti.”.
Paolo: “Questa è la storia del gruppo musicale, come gruppo d’amici ci siamo conosciuti nel 1981.”.
Da quale progetto si è sviluppata la “Gridalo Forte Records”?
Paolo: “C’era un centro antirazzista e antifascista a Roma nel quartiere S.Lorenzo che si chiamava “Gridalo forte: no al fascismo, no al razzismo”. Era un centro di documentazione. Per dieci anni abbiamo organizzato concerti, sere di solidarietà per i popoli in lotta e, in seguito, abbiamo pensato di unire l’utile al dilettevole e di fare un’etichetta musicale che si chiama appunto gridalo forte records.
E poi nel 1991 è arrivato il primo disco “Figli della stessa rabbia”.
Paolo: “Prima con la nostra etichetta abbiamo pubblicato un disco dei Negu Gorriak, abbiamo prodotto un disco di una band sarda e poi la compilation “Balla e Difendi” in cui sono presenti due brani dell’album “Figli della stessa rabbia” prima esperienza discografica del gruppo.
Da tempo collaborate con i Negu Gorrriak e spesso andate a suonare nei Paesi Baschi: volete parlarci di questa esperienza?
Sigaro: “E’ un posto molto attivo, c’è un buon movimento di giovani e un buon movimento musicale che è riuscito a far conoscere la propria cultura e la propria lingua con ottimi risultati: il rock basco è ormai conosciuto a livello mondiale. Noi andiamo spesso lì: è uno dei posti che frequentiamo di più dopo casa!”.
I Negu Gorriak hanno subito un processo nel loro paese.
Paolo: “Si, vennero denunciati dal Generale Galindo, generale della guardia civil: in una loro canzone, Ustalkerria, parlavano del fatto che lui faceva narco traffico. Così Galindo li denunciò e il processo è durato sette anni. Noi avevamo suonato insieme ai Negu Gorriak e ad altri gruppi in una manifestazione a favore della libertà d’espressione dopo che furono denunciati: c’erano dodicimila persone ad assistere al concerto. In seguito, si sciolsero i Negu Gorriak e si sciolse anche la Banda Bassotti, ma rimase la promessa che se si fosse chiuso il processo con la loro assoluzione avremmo suonato di nuovo insieme. Quando Galindo venne arrestato per altre questioni ed i Negu Gorriak vennero assolti, si organizzò il concerto a cui venne invitata la Banda Bassotti in base alla promessa fatta sei anni prima. Dopo questa lunga pausa ci siamo rimessi in moto: è stato tutto un caso, anche se un caso deciso sei anni prima, però gli anni erano passati e quando ne passano così tanti un po’ ricordi, un po’ ti scordi tante cose.
Da cosa è stata dettata questa pausa?
Paolo: “Dallo ’81 al ’95 sono passati quindici anni di vita: è normale che ci sia stata una pausa. I momenti negativi, quelli positivi, le discussioni, i divertimenti: abbiamo attraversato tutto, ci voleva una sosta.”.
E’ indubbio che il vostro percorso sia segnato dal binomio musica-politica, a marzo dell’anno scorso avete suonato a Roma subito dopo la manifestazione a Napoli: cosa ne pensate del movimento anti-globale?
Sigaro: “ Mah, è sempre meio fa’ quarcosa che ‘un fare niente! Poi, personalmente, abbiamo punti di vista differenti. Indubbiamente questo attacco che c’è stato da parte del mercato, del capitalismo verso le masse più povere ha risvegliato le coscienze, per cui fa piacere vedere tanti giovani scendere in piazza: forse sarebbe meglio che si organizzasse un po’ meglio!
Ci volete parlare del vostro ultimo disco “L’altra faccia dell’impero”?
Paolo: “Siamo molto soddisfatti del lavoro. Sono passati sette anni dall’uscita dell’ultimo disco, senza contare il live che è uscito perché bene o male quello è l’espressione di una giornata: non c’è stato titolo più azzeccato, “Un altro giorno d’amore”. L’altra faccia dell’impero è a livello tecnico quello che cercavamo da anni; i testi parlano di quello che vediamo tutti i giorni.”
In questo vostro ultimo lavoro sono presenti i fiati dei Ramiccia e dei Radici nel cemento.
Sono persone che vediamo quasi tutti i giorni; Stefano, il trombettista, ha collaborato con noi già nella canzone figli della stessa rabbia. Per chi ci vede dall’esterno la cosa sembra effettivamente una novità. Abbiamo chiesto loro di suonare con noi per il disco dal vivo ed è venuto automatico che i fiati suonassero poi concerto dopo concerto. Con la banda le cose non sono mai casuali, a volte lo sono, ma fanno parte di un percorso.
Volete lasciare un messaggio ai Supporters cosentini?
Sigaro: “Sono dieci anni che volevo venire a Cosenza, so che la tifoseria è di sinistra e questo mi fa molto piacere perché ho vissuto dei periodi in cui i corpo a corpo con le guardie dello stadio erano frequenti, ma sempre fatti da gente di sinistra: non era una cosa becera che porta all’egoismo come avviene adesso con le curve di destra. Per cui ho grande simpatia per voi: “ce semo, semo tanti; forse ‘un ce vedono negli stadi, ma ce semo…

Simona De Maria

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