Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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a duminica é dù palluni nr 7 del 28 aprile 2002
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Siamo da serie C

Leggendo il TamTam di domenica scorsa mi sono soffermato sulla frase con cui Andrea concludeva il suo articolo: «Torniamo dove meritiamo di stare», ovvero in serie C. E non si riferiva alla squadra, che a detta di tutti è composta da un organico con spiccate qualità individuali, ma alla curva sud e agli ultrà.
Per dimostrarlo basta dare un occhiata a quel settore che solo nel derby con la Reggina ha pulsato d’amore e schiacciato i rivali. Per il resto un’annata da dimenticare, come le ultime sette-otto.
Inutile nasconderci dietro il passato come i catanzaresi, Cosenza non è più una trasferta temibile. Un mio amico ascolano mi ha detto così: «Una volta venire a Cosenza era motivo di vanto, una trasferta con i cazzi e controcazzi, ma ora siete ridotti davvero male». Non ho avuto nulla da obbiettare.
Viviamo in una situazione dove il disinteresse che ha paralizzato la curva, ora la sta uccidendo inesorabilmente. E’ davvero triste vedere 400 messinesi che rimbombano tra le mura del San Vito, o 300 salernitani (e dico 300) che si sentono (quasi ndr) più di noi.
La nostra curva è divisa, troppo. Non è questione di gruppi ma è questione di singoli. Ognuno fa quel che vuole: c’è chi manda a quel paese i modenesi, c’è chi canta un coro diverso dagli altri, c’è chi si rifiuta di cantarlo perché lo reputa fuori luogo, c’è chi dopo un quarto d’ora si siede e guarda la partita, c’è chi è impegnato a fare altro per novanta minuti, c’è chi viene solo perché è gratis, c’è chi viene perché siamo primi, c’è chi viene perché essere ultras è di moda. Solo pochi vengono perché si sentono ULTRA’ COSENZA. Nelle foto di una decina di anni fa era ritratta una muraglia umana che impugnava stendardi e bandiere, ora, esclusi i Supporters che colorano la curva, si vedono si e no una decina di vessilli. Sarete sicuramente d’accordo con me, se dico che non ci vuole tanto a mettere in moto la fantasia e disegnare, su un pezzo di stoffa, con una bomboletta una figura, un simbolo o checchessia. Vedete, allora ho ragione: c’è un disinteresse dilagante. E non è nemmeno una questione economica, perché Cosenza si è imborghesita a tal punto che fa schifo. Se diamo un’occhiata in serie C ci sono curve spettacolari come quelle di Taranto, Catania, Livorno, Spezia che sono di un altro pianeta. Probabilmente l’anno prossimo, se non retrocederemo, le troveremo in B e saranno ulteriori figure di merda se si non si inverte la rotta. La cosa brutta però è che nessuno ha il timone e nessuno sa come fare (lo dimostra il tentativo di fare le riunioni a P.zza Loreto dove ci andavano si e no 20 persone). La soluzione non può essere discussa e non può neanche essere trovata con le parole, deve venire dalla passione che abbiamo per quei magici colori, deve essere trovata in ognuno di noi. Se riusciremo per un momento a mettere da parte l’indifferenza e iniziassimo a pensare al plurale e non per i fatti nostri, beh, forse cambierebbe qualcosa.
Ringrazio il TamTam per aver dato ancora spazio alle mie parole, sperando che non rimangano tali.

Antonio Clausi

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