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Siamo
da serie C
Leggendo
il TamTam di domenica scorsa mi sono soffermato sulla frase con
cui Andrea concludeva il suo articolo: «Torniamo dove meritiamo
di stare», ovvero in serie C. E non si riferiva alla squadra,
che a detta di tutti è composta da un organico con spiccate
qualità individuali, ma alla curva sud e agli ultrà.
Per dimostrarlo basta dare un occhiata a quel settore che solo nel
derby con la Reggina ha pulsato damore e schiacciato i rivali.
Per il resto unannata da dimenticare, come le ultime sette-otto.
Inutile nasconderci dietro il passato come i catanzaresi, Cosenza
non è più una trasferta temibile. Un mio amico ascolano
mi ha detto così: «Una volta venire a Cosenza era motivo
di vanto, una trasferta con i cazzi e controcazzi, ma ora siete
ridotti davvero male». Non ho avuto nulla da obbiettare.
Viviamo in una situazione dove il disinteresse che ha paralizzato
la curva, ora la sta uccidendo inesorabilmente. E davvero
triste vedere 400 messinesi che rimbombano tra le mura del San Vito,
o 300 salernitani (e dico 300) che si sentono (quasi ndr) più
di noi.
La nostra curva è divisa, troppo. Non è questione
di gruppi ma è questione di singoli. Ognuno fa quel che vuole:
cè chi manda a quel paese i modenesi, cè
chi canta un coro diverso dagli altri, cè chi si rifiuta
di cantarlo perché lo reputa fuori luogo, cè
chi dopo un quarto dora si siede e guarda la partita, cè
chi è impegnato a fare altro per novanta minuti, cè
chi viene solo perché è gratis, cè chi
viene perché siamo primi, cè chi viene perché
essere ultras è di moda. Solo pochi vengono perché
si sentono ULTRA COSENZA. Nelle foto di una decina di anni
fa era ritratta una muraglia umana che impugnava stendardi e bandiere,
ora, esclusi i Supporters che colorano la curva, si vedono si e
no una decina di vessilli. Sarete sicuramente daccordo con
me, se dico che non ci vuole tanto a mettere in moto la fantasia
e disegnare, su un pezzo di stoffa, con una bomboletta una figura,
un simbolo o checchessia. Vedete, allora ho ragione: cè
un disinteresse dilagante. E non è nemmeno una questione
economica, perché Cosenza si è imborghesita a tal
punto che fa schifo. Se diamo unocchiata in serie C ci sono
curve spettacolari come quelle di Taranto, Catania, Livorno, Spezia
che sono di un altro pianeta. Probabilmente lanno prossimo,
se non retrocederemo, le troveremo in B e saranno ulteriori figure
di merda se si non si inverte la rotta. La cosa brutta però
è che nessuno ha il timone e nessuno sa come fare (lo dimostra
il tentativo di fare le riunioni a P.zza Loreto dove ci andavano
si e no 20 persone). La soluzione non può essere discussa
e non può neanche essere trovata con le parole, deve venire
dalla passione che abbiamo per quei magici colori, deve essere trovata
in ognuno di noi. Se riusciremo per un momento a mettere da parte
lindifferenza e iniziassimo a pensare al plurale e non per
i fatti nostri, beh, forse cambierebbe qualcosa.
Ringrazio il TamTam per aver dato ancora spazio alle mie parole,
sperando che non rimangano tali.
Antonio
Clausi
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