Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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editoriale nr 7 del 28 aprile 2002
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Avanti adagio

Cosenza, anno del Signore 2002, diario di bordo. Navighiamo a vista, guardando con grande interesse tutto ciò che di nuovo ci offre il panorama globale.
Domenica scorsa, nel campetto della “Casbah”, la partita di calcio con gli amici anconetani ha suggellato un’intesa che si tramanda di generazione in generazione. Lo striscione commemorativo per il “Micio”, fraterno amico di Ancona, ha strappato le lacrime alla comitiva dorica presente al San Vito.
Sono frammenti di umanità che si perdono in un vuoto generale. Il problema è renderli concreti, ricreare intorno alle cose che facciamo un senso comune.
Poiché il calcio giocato ha sempre più il sapore di una clamorosa farsa, tutte le iniziative che nascono in ciò che resta del tifo organizzato, possono riaprire piccoli varchi nel muro di falsità che ci circonda.
Da questa piccola postazione, non rinunciamo a raccontare le nostre tensioni.
Lo abbiamo fatto nell’ultimo numero di Tam Tam, suscitando anche qualche malumore. Per noi rappresentare in un’ottica faziosa la storia di Giacomo Mancini, oppure dipingere il quadro a tinte opache della recente gestione del Cosenza calcio, vuol dire portare avanti un’idea di sincerità e attaccamento alla curva.
La “Bergamini”, infatti, non può essere una riserva estranea al mondo che la circonda. Ieri come oggi, abbiamo il dovere di mantenere acceso il lumicino della creatività e dell’autonomia del pensiero. Guai se ci lasciassimo travolgere dall’apatia, o se rinunciassimo ad essere indipendenti nel pensiero e nella critica. Tante volte è accaduto che manovratori senza scrupoli hanno tentato di impadronirsi dei linguaggi delle comunità liberate. In taluni casi, ci sono anche riusciti. La curva, però, ha resistito. Al di là dell’oggettiva difficoltà di sopravvivere in un contesto contorto come quello cosentino, la nostra baracca è rimasta in piedi. Si tratta ora di ristrutturarla dalle fondamenta, sperando che una nuova generazione possa raccogliere il testimone.

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