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adagio
Cosenza,
anno del Signore 2002, diario di bordo. Navighiamo a vista, guardando
con grande interesse tutto ciò che di nuovo ci offre il panorama
globale.
Domenica scorsa, nel campetto della Casbah, la partita
di calcio con gli amici anconetani ha suggellato unintesa
che si tramanda di generazione in generazione. Lo striscione commemorativo
per il Micio, fraterno amico di Ancona, ha strappato
le lacrime alla comitiva dorica presente al San Vito.
Sono frammenti di umanità che si perdono in un vuoto generale.
Il problema è renderli concreti, ricreare intorno alle cose
che facciamo un senso comune.
Poiché il calcio giocato ha sempre più il sapore di
una clamorosa farsa, tutte le iniziative che nascono in ciò
che resta del tifo organizzato, possono riaprire piccoli varchi
nel muro di falsità che ci circonda.
Da questa piccola postazione, non rinunciamo a raccontare le nostre
tensioni.
Lo abbiamo fatto nellultimo numero di Tam Tam, suscitando
anche qualche malumore. Per noi rappresentare in unottica
faziosa la storia di Giacomo Mancini, oppure dipingere il quadro
a tinte opache della recente gestione del Cosenza calcio, vuol dire
portare avanti unidea di sincerità e attaccamento alla
curva.
La Bergamini, infatti, non può essere una riserva
estranea al mondo che la circonda. Ieri come oggi, abbiamo il dovere
di mantenere acceso il lumicino della creatività e dellautonomia
del pensiero. Guai se ci lasciassimo travolgere dallapatia,
o se rinunciassimo ad essere indipendenti nel pensiero e nella critica.
Tante volte è accaduto che manovratori senza scrupoli hanno
tentato di impadronirsi dei linguaggi delle comunità liberate.
In taluni casi, ci sono anche riusciti. La curva, però, ha
resistito. Al di là delloggettiva difficoltà
di sopravvivere in un contesto contorto come quello cosentino, la
nostra baracca è rimasta in piedi. Si tratta ora di ristrutturarla
dalle fondamenta, sperando che una nuova generazione possa raccogliere
il testimone.
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