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Sul
n° 5 di Tam Tam e segnali di fumo, a causa di un
errore di stampa, la pagina n°8 è stata sostituita con
quella del n°4 rendendo illegibile larticolo, che riportiamo
integralmente su queste pagine, scusandoci con i nostri lettori
per linconveniente
Ultrà
Cosenza, la primavera che non ritorna
Tra
il vuoto di identità e lallegra comitiva di Siena
Questanno,
nellormai immancabile crisi profonda di Primavera, grande
assente è il gruppo ultrà. Non che si tratta di una
novità. Da diverse stagioni non appare più la sigla
della curva organizzata sotto volantini e comunicati che chiedono
il riscatto della dignità rossoblù. Però questa
volta lassenza si avverte di più.
È pur vero che le prese di posizione non mancano. La voce,
anche se in maniera confusa e discontinua, si fa sentire.
Rimane comunque un problema: slogan, appelli, critiche ed incitamenti
non partono da una volontà corale, da una vera partecipazione
popolare. Nellultima annata, in diverse circostanze si è
tentato di richiamare i ragazzi della curva in piazza, a discutere
su linee da adottare ed iniziative da lanciare. Nella maggior parte
dei casi, non si è presentato nessuno. I tentativi di fare
gruppo e riorganizzarsi sono caduti nellindifferenza generale.
Cè uno spaventoso vuoto di identità, protagonismo
e responsabilità.
Eppure, il segnale rimane vivo. Nelle precedenti uscite casalinghe
ed in tutte le recenti trasferte, la comunità della Bergamini
ha fatto la sua discreta figura, sostenendo la squadra ed apparendo
vivace e passionale. A Siena, per esempio, una comitiva di pochi
ma buoni ha seguito i wolves. I senesi, questa volta, non
sono andati coraggiosamente a caccia di studenti isolati. Al contrario,
hanno preferito ululare da lontano, tenendosi abbondantemente alla
larga dal mini-corteo che ha attraversato la zona in cui lanno
scorso sono avvenuti pestaggi ai danni di giovani cosentini. Siena
ultras ha offerto uno spettacolo penoso, in sintonia
con il panorama generale.
Inutile dire che gli sceriffi del ministro Scajola si sono accaniti
sulla nostra diversità. Ad un ragazzo che faceva un po
di umorismo sul divieto di entrare in curva con un bottiglione di
vino, è toccato il solito bestiale rito del pestaggio. Lo
hanno sequestrato a pochi metri dalla porta dingresso, approfittando
del fatto che per un attimo si era isolato. È stato ammanettato,
gettato per terra, picchiato ripetutamente e multato perché
come era scritto sul verbale aveva alito vinoso e
pronunciava frasi sconnesse. Niente male. Ma del resto lo
hanno detto anche i dirigenti del Galatasaray, In Italia,
il comportamento della polizia negli stadi è fascista.
Un vento di regime soffia pure sui treni, dove gli espressi si sono
trasformati in Intercity Notte con tanto di supplemento,
ma si continua a viaggiare come bestie. E pensare che i controllori
pretendono pure il pagamento del biglietto! La Polfer è sempre
pronta a marciare sui binari ed a sradicare gli ultrà dagli
scompartimenti per trascinarli in ufficio, come è successo,
tanto per cambiare, anche al ritorno da Siena.
Ma al di là di tutto, lo spirito del tour non è mancato.
Di quei 15 partiti il sabato di Pasqua, molti erano on the road
anche nellultima vigilia di Natale. Qualcuno, invece di aprire
le uova, allalba ha trovato la sorpresa del sequestro della
patente, sulla strada tra Paola e Cosenza
gli sbirri, come
le trasferte, non finiscono mai.
Ultras
nelluniverso
Nel cuore e con la mente
Il
Micio era un ultrà dellAncona. Fa molto male scrivere
che era. Avremmo preferito vederlo oggi con i suoi amici,
in mezzo a tutti noi, qui, a Cosenza.
Aveva capelli a caschetto e la faccia, ovviamente, di gatto. Sgusciava
allimprovviso nella notte anconetana. Allinizio ti guardava
con felina diffidenza; poi diventava un fratello. Per noi che labbiamo
conosciuto, lo ricordiamo come uno dei simboli della curva dorica
e del marciapiede di una città galvanizzante. Imprevedibile,
il Micio. Capace di numeri di alta umanità e
rara simpatia, si muoveva a scatti, ma a tratti diveniva malinconico,
pacato, silenzioso. Come il mare. Forse per questo, casualmente,
abbiamo appreso con grande ritardo che il Micio ci ha lasciato.
Lo abbiamo saputo in un pomeriggio domenicale, in Ancona, a dieci
anni di distanza dal giorno in cui avevamo stretto lultima
volta la sua mano. Per un istante, lasfalto ci è sembrato
più cupo. Ma immutati sono rimasti laffetto ed il ricordo.
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