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Per
amore, solo per amore
Il
Cosenza è più di una semplice infatuazione. Su un
antico striscione che campeggiava nel San Vito era scritto chiaramente
che è Il nostro primo ed unico amore. Per lui
saremmo disposti a fare qualunque cosa. Anche tapparci gli occhi
e le orecchie, come facciamo da ormai troppi anni.
Vederlo scivolare nuovamente verso la serie C, provoca una sensazione
lacerante. Sembra che tutta la città sia meno solida. È
una natura morta che perde ogni giorno colore e tono. Viene voglia
di prendere il mondo a calci. Anzi, forse un paio di belle pedate
vorremmo assestarle sul sedere di chi sta mortificando i due colori
della nostra maglia. Ma sarebbe una soluzione troppo difficile e
poco praticabile. Perché le responsabilità della crisi
non sono mai quelle apparenti.
Facciamo parte di una categoria di persone che quando entrano in
un ristorante, e trovano una mosca negli spaghetti, non se la prendono
né con il cuoco e né col cameriere. Preferiamo riempire
di proteste il proprietario del locale. Per questo motivo, e solo
per questo motivo, ci sembra sciocco attribuire colpe allallenatore
o ai singoli giocatori che si sarebbero ammutinati. I giocatori
di oggi sono gli stessi che boicottarono De Biasi e Sonzogni. Mercenari!
Così come mercenari sono certi giornalisti, che ogni anno,
immancabilmente, individuano un tecnico da perseguitare. Troppo
comodo. Non è più razionale dare la caccia alle streghe,
quando ci si trova nel bel mezzo di una nottata infestata da fantasmi
e canaglie. Prendiamo per esempio la gara di Genova. Se la Snai
ha ritirato il segno X dalle scommesse, non è
casuale. Qualcuno ha sentito puzza di bruciato. Mancano due mesi
alla fine del campionato. Non è poi così facile prevedere
taluni risultati. E sarebbe veramente astruso pensare che dietro
una situazione così imbarazzante, come quella presentatasi
alla vigilia della partita di Marassi, ci sia il presunto
stato confusionale di mister Mondonico. Semmai, se qualcuno
ha operato nellombra, le idee doveva averle molto chiare.
Nella stanza dei bottoni del calcio, evidentemente, se ne sono accorti,
ed hanno preferito correre ai ripari.
A noi, invece, non è concessa alcuna presa di coscienza.
Non è necessario svegliarci. Perché la realtà
è talmente evidente, da sembrare accecante. Oggi possiamo
solo continuare a sostenere la squadra. Il momento è drammatico.
Eppure, rimane dentro quella voglia irresistibile di prendere tutto
a calci.
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