Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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vita di curva nr 5 del 7 aprile 2002
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riceviamo e pubblichiamo
Noi tifamo rivolta

Cosenza-Salernitana, 2-3. Fate vedere la partita (gol a parte) a chiunque non conosca il risultato finale. Fategli vedere tutti gli interventi arbitrali che si sono rivelati sfavorevoli per il Cosenza. Direbbe senz'altro che ci saremmo meritati perlomeno il pareggio e che l'arbitraggio è stato più volte approssimativo. I poteri forti... sono tomati! Anzi, non sono mai usciti di scena. Sono rimasti nell'ombra, a costruire le armi con cui colpirci. Tutti. Dal primo all'ultimo. Le giacchette nere evidentemente non hanno in simpatia i nostri colori (vedi, ad esempio, la partita col Cagliari all'andata). I poteri forti hanno bisogno di qualcuno più debole per comandare. E il Cosenza Calcio accetta questo ruolo abbastanza a cuor leggero. Mi vengono in mente tutti i tifosi che dicevano a metà campionato "quest'anno si sarebbe potuta programmare la promozione". Qualcuno della dirigenza deve aver pensato che no, Cosenza non si merita questi sforzi. E poi che ci facciamo in serie A? Prima, bisogna sistemare il bilancio. Così si vuole cancellare il divertimento e l'allegria creativa e comunitiva che sta alla base del tifo. Ci sta provando la Tv satellitare a pagamento. A Cosenza, pensano i signori del telecomando, ci sono un mucchio di polli che preferiscono guardarsi le partite a casa, anzichè tifare attivamente, diventare parte attiva dell'evento sportivo. Basta scrivere a chiare lettere che si paga di meno ed è più divertente stare a casa ad imbottirsi di sponsor ad ogni interruzione di gioco. Ma che ci vai a fare allo stadio, se per prima la tua società ti piglia in giro con acquisti mai arrivati e cessioni concordate alla decima giornata di campionato? Del resto, insegna la Gazzetta, il Cosenza è una squadra nelle mani solide e protettive di patron Pagliuso, che tiene d'occhio il bilancio, valorizzando ogni anno un bel po' di giovani. Traguardi: da quando siamo ritornati in B, toglierci qualche bella soddisfazione (es. perdere tutti i derby, perdere contro la Salernitana anche in casa). Per non parlare di come si deve andare allo stadio. Non ci dicono altro che per stare più sicuri serve più polizia, più controllo, in altre parole più repressione.
Si vede! Forse sarebbe necessario tornare a dirsele certe cose, a comunicare tutti, anche a proposito di questi problemi (e TamTam è tornato a farlo da Cosenza-Lodigiani, 1-0, annata 97-98)... Non c'entra la politica, l'ideologia conta fino ad un certo punto. Smuoversi, ribellarsi, cambiare, alzare la testa (e, come suggerivano gli Intemational Nosie Conspiracy, band punk-rock, al loro ultimo concerto italiano, chiudere il pugno) non è un diritto che si conquista con la tessera di un partito.
Domenico Bilotti (grazie a Totonno - l'asta si spezza, il mito rimane - e a “desperado" David)

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