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riceviamo
e pubblichiamo
Noi tifamo rivolta
Cosenza-Salernitana, 2-3. Fate vedere la partita
(gol a parte) a chiunque non conosca il risultato finale. Fategli
vedere tutti gli interventi arbitrali che si sono rivelati sfavorevoli
per il Cosenza. Direbbe senz'altro che ci saremmo meritati perlomeno
il pareggio e che l'arbitraggio è stato più volte
approssimativo. I poteri forti... sono tomati! Anzi, non sono mai
usciti di scena. Sono rimasti nell'ombra, a costruire le armi con
cui colpirci. Tutti. Dal primo all'ultimo. Le giacchette nere evidentemente
non hanno in simpatia i nostri colori (vedi, ad esempio, la partita
col Cagliari all'andata). I poteri forti hanno bisogno di qualcuno
più debole per comandare. E il Cosenza Calcio accetta questo
ruolo abbastanza a cuor leggero. Mi vengono in mente tutti i tifosi
che dicevano a metà campionato "quest'anno si sarebbe
potuta programmare la promozione". Qualcuno della dirigenza
deve aver pensato che no, Cosenza non si merita questi sforzi. E
poi che ci facciamo in serie A? Prima, bisogna sistemare il bilancio.
Così si vuole cancellare il divertimento e l'allegria creativa
e comunitiva che sta alla base del tifo. Ci sta provando la Tv satellitare
a pagamento. A Cosenza, pensano i signori del telecomando, ci sono
un mucchio di polli che preferiscono guardarsi le partite a casa,
anzichè tifare attivamente, diventare parte attiva dell'evento
sportivo. Basta scrivere a chiare lettere che si paga di meno ed
è più divertente stare a casa ad imbottirsi di sponsor
ad ogni interruzione di gioco. Ma che ci vai a fare allo stadio,
se per prima la tua società ti piglia in giro con acquisti
mai arrivati e cessioni concordate alla decima giornata di campionato?
Del resto, insegna la Gazzetta, il Cosenza è una squadra
nelle mani solide e protettive di patron Pagliuso, che tiene d'occhio
il bilancio, valorizzando ogni anno un bel po' di giovani. Traguardi:
da quando siamo ritornati in B, toglierci qualche bella soddisfazione
(es. perdere tutti i derby, perdere contro la Salernitana anche
in casa). Per non parlare di come si deve andare allo stadio. Non
ci dicono altro che per stare più sicuri serve più
polizia, più controllo, in altre parole più repressione.
Si vede! Forse sarebbe necessario tornare a dirsele certe cose,
a comunicare tutti, anche a proposito di questi problemi (e TamTam
è tornato a farlo da Cosenza-Lodigiani, 1-0, annata 97-98)...
Non c'entra la politica, l'ideologia conta fino ad un certo punto.
Smuoversi, ribellarsi, cambiare, alzare la testa (e, come suggerivano
gli Intemational Nosie Conspiracy, band punk-rock, al loro ultimo
concerto italiano, chiudere il pugno) non è un diritto che
si conquista con la tessera di un partito.
Domenico Bilotti (grazie a Totonno - l'asta si spezza, il mito rimane
- e a desperado" David)
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