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Parola
al direttore
Pillole
di storia della curva e della nostra città
raccontateci da Claudio
Il
TAM TAM è da sempre l'organo ufficiale di chi ha voglia di
urlare, di far arrivare lontano i propri segnali di fumo, ma è
anche un pezzo di carta che ha resistito a dure prove nel corso
degli anni. Abbiamo deciso di parlarne con Claudio, ragazzo molto
attivo in ambito cittadino e non.
«La curva sconta ora sulla sua pelle il passaggio generazionale»,
ci dice, dimostrando come era diversa da ora. Il discorso però
è molto più ampio ed abbraccia tutta la città.
«Cosenza aveva un grosso centro di attrazione che era P.zza
Kennedy, all'interno della quale si riunivano tutte le fasce sociali
e tutte le sottoculture. Esistevano però insormontabili steccati.
Per esempio la zona dell'ex Automeccanica era la zona degli Ultrà
e di chi si "sballava"». Proprio con loro legarono
fortemente i ragazzi di CS Vecchia e di via Popilia, avendo «tutti
in comune un'aggressività di fondo, più che altro
simbolica, e la voglia di estraniarsi dalla società e dai
costumi». Insieme diedero vita ad un gruppo, che unito ad
i Nuclei Sconvolti, che erano una realtà, portarono la curva
ai livelli che tutti conosciamo e che tutti ancora ci riconoscono.
«All'interno della curva erano rappresentati tutti i quartieri,
ma era la città ad essere diversa. Esisteva una sola birreria,
una sola discoteca, non c'era la stessa facilità di girare
per strada ed essere trasgressivi, anzi c'era la concreta possibilità
di venire alle mani con qualcuno anche per uno sguardo! Quindi era
la curva ad esercitare sui giovani una forza aggregante».
Addirittura, allora, all'interno della curva esisteva un gruppo
di destra, i Boys, che era di tutto rispetto: partecipava attivamente
alla vita curvaiola, andava in trasferta, contribuiva alle coreografie
Questo gruppo, insieme alla destra giovanile cosentina, fu travolto
dall'ondata creativa, quasi "insurrezionalista", dei gruppi
di sinistra e di quelli legati al Gramna, che estrapolarono la loro
"ciutia" dallo stadio per diffonderla tra le mura cittadine.
«La curva rifletteva la città, quindi, una città
viva e variopinta. Ora invece vedo che i ragazzi si aggregano sulla
base di niente, che girano per la strada senza meta e se possono
rompono le scatole ai più deboli». Era proprio un'altra
storia
«Oggi scontiamo tanti fattori: la disgregazione dei quartieri
e dei gruppi, lo scioglimento dei N.S. e soprattutto il cambiamento
dei gusti delle droghe. Queste ci sono sempre state, ma oggi le
"le droghe pesanti" sono diverse e girano in quantità
superiore. Circolano di più l'ecstasy, le anfetamine
,
ma a Cosenza è scomparsa la marijuana, in quanto la malavita
ha deciso così. Si vede in giro solo un fumo puzzone e tanta
tanta cocaina loffia. Anche di questo la curva ne risente».
Cambiando argomento, affrontiamo quello relativo alla "fezza",
termine nuovo, coniato a mio parere non in chiave razzista e classista.
«Io la pensavo come te fino alla trasferta di RC, ho sempre
usato questo termine riferendomi alle persone che rompono le scatole
agli altri, ma da quando i reggitani ci hanno accusato di esserlo
tutti, allora io ne rivendico lappartenenza». Ci spiega
inoltre che nel momento in cui si critica un determinato atteggiamento,
bisogna stare attenti a non creare categorie, altrimenti si scadrebbe
nel razzismo. «Nessuno nasce "fezza", ma ci diventa
comportandosi in un certo modo».
Arriviamo finalmente al TAMTAM
«Nasce nella stagione
'87/'88 quando il Cosenza stava per essere promosso dopo 25 anni
in serie B, come semplice foglio di carta. Era l'espressione di
un popolo (la curva) compatto, forte e spettacolare. Attenti pero'
a dire che il TAMTAM ha una matrice ideologica di sinistra, nulla
di più falso. E' antirazzista e antiproibizionista; naturalmente,
però, scrivendovi persone che la pensano in un certo modo,
il giornalino non può che assumere certi connotati. Io sono
contrario a pubblicare materiale politico, ma essendo in minoranza,
devo rispettare l'opinione dei più». Lo provochiamo
chiedendogli se sulle pagine del TAMTAM potrebbe trovare spazio
anche una voce di destra. «Sicuro, ti dirò di più:
due anni fa, arrivò in redazione un documento di una decina
di pagine a nome di una sedicente organizzazione neonazista. Noi
l'avremmo pubblicato, se fosse stato nei limiti del pubblicabile.
Invitammo gli autori a riformulare il tutto in spazi più
brevi, ma la loro risposta fu solo quella di disegnare una svastica
sotto casa mia e di qualche altro ragazzo. Se la destra si esprime
come destra, allora deve essere tollerata, ma se si esprime secondo
il suo codice genetico, che è quello di cancellare gli spazi
di democrazia, allora deve essere combattuta». Il documento
cui Claudio ha fatto riferimento oltre ad essere lunghissimo era
pieno di aberrazioni e di scemenze che non stanno né in cielo
né in terra.
«Il TAMTAM è unico, popolare, divertente ed è
apertissimo a tutti. Io invito chiunque a fornirci materiale, di
cui negli ultimi tempi siamo davvero poveri, anche tramite Internet.
Abbiamo rischiato di non uscire nei mesi scorsi, proprio a causa
della mancanza di articoli. Ecco, questo è il mio appello:
scrivete sul TAM TAM!». Ringraziando Claudio per la disponibilità
mostrata nei nostri confronti ci avviamo al Pub, a prendere una
birra
.
Antonio
Clausi
P.S. Un ringraziamento particolare va anche a David, Marco e Tonino
che mi hanno supportato in questa intervista.
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