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Alla
partita di neocalcio*
Streampay-tvRomastadioOlimpico
Roma Barcellona
*Se
George Orwell fosse stato vivo, lavrebbe chiamato così.
Il neocalcio (calciotv) è un nuovo spo(r)t televisivo. Lo
scopo del gioco è fare più soldi possibile; per raggiungere
lobiettivo bisogna vendere milioni di decoder e abbonamenti,
conquistando milioni di cervelli pallonari.
Martedì 26 febbraio 2002.
Streampay-tvRomastadioOlimpico.
Manca poco meno di mezzora al fischio dinizio della
gara di coppa campioni (mi piace ancora chiamarla così, e
non per una questione di nazionalismo linguistico, ma per una questione
di sentimenti
mi sono rotto il cazzo della superlega-economico-televisiva
e dei gironi della champions league fatti per chi non ha vinto lo
scudetto ma deve per forza partecipare alla coppa, giocare decine
di partite e venderne i diritti alla pay-tv!).
Si affrontano la Roma e il Barcellona. E una partita di cartello.
Accendo il decoder (o entro allo stadio?) e sono proiettato in unaltra
dimensione, una realtà virtuale.
Lo spettacolo ha inizio ben prima dellingresso in campo delle
squadre. Parte la musica solenne della champions league, i ragazzi
al centro del campo agitano il telone rotondo che rappresenta il
logo della coppa e contemporaneamente parte la coreografia della
curva sud.
Mi dico: sembra fatto apposta per la televisione; poi
mi correggo: è proprio la televisione: stendardi
giallorossi con il logo della champions league che campeggiano su
uno sfondo di cartoncini bianchi, circondato da una fiaccolata.
Lo stadio è in visibilio, la tribuna Tevere sfodera una coreografia
di cartoncini bianchi, rossi e verdi e parte linno di Mameli
che gli ottantamila dellOlimpico cantano allunisono:
il presidente Ciampi sarà contento!
Poi via con le canzoni di Venditti e lo stadio si colora di giallorosso.
Altro momento rituale è la lettura delle formazioni e i boati
che laccompagnano.
A questo punto ci sono ottantamila persone dal vivo
e diversi milioni di spettatori
in televisione concentrati sullevento, storditi dal meccanismo
spettacolare messo in scena, quasi in trance.
Inizia la partita che procede regolarmente tra una giocata da fuoriclasse
di Totti e una di Rivaldo.
Tutto fila liscio secondo un copione che sembra stabilito a tavolino;
durante larco della partita non cè una nota stonata,
diversa, originale: ogni elemento è funzionale allartificiosa
armonia dellinsieme.
Anche i tifosi del Barcellona sono risucchiati dalla spettacolare
normalità dellevento sportivo. Sono perlopiù
famiglie e semplici spettatori. Sono pochi, ma non è questo
il dato che colpisce. Il fatto è che sono sistemati in tribuna
Monte Mario (la tribuna di lusso!) e soprattutto che sono totalmente
integrati al rituale cui partecipano.
Gli unici cori che fanno ricordano il sottofondo sonoro delle partite
di calcio alla Play Station: Barça! Barça!
o al massimo Rivaldo! Rivaldo!.
Ogni momento della partita sembra sapientemente orchestrato da una
regia televisiva.
Segna Emerson, poi Montella e poi Tommasi. Quando larbitro
fischia la fine della partita, la Roma ha vinto tre a zero e siamo
tutti contenti. Abbiamo svolto il nostro ruolo alla perfezione.
Lo show è finito.
Esco dallo stadio (o spengo il decoder?) e rientro nella realtà
reale dopo aver regalato due ore alla realtà virtuale del
calciotv.
Giovanni
Loise
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