Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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vita di curva nr 4 del 17 marzo 2002
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Alla partita di neocalcio*…

Streampay-tvRomastadioOlimpico Roma Barcellona

*Se George Orwell fosse stato vivo, l’avrebbe chiamato così. Il neocalcio (calciotv) è un nuovo spo(r)t televisivo. Lo scopo del gioco è fare più soldi possibile; per raggiungere l’obiettivo bisogna vendere milioni di decoder e abbonamenti, “conquistando” milioni di cervelli pallonari.
Martedì 26 febbraio 2002.

Streampay-tvRomastadioOlimpico. Manca poco meno di mezz’ora al fischio d’inizio della gara di coppa campioni (mi piace ancora chiamarla così, e non per una questione di nazionalismo linguistico, ma per una questione di “sentimenti”… mi sono rotto il cazzo della superlega-economico-televisiva e dei gironi della champions league fatti per chi non ha vinto lo scudetto ma deve per forza partecipare alla coppa, giocare decine di partite e venderne i diritti alla pay-tv!).
Si affrontano la Roma e il Barcellona. E’ una partita di cartello.
Accendo il decoder (o entro allo stadio?) e sono proiettato in un’altra dimensione, una realtà virtuale.
Lo spettacolo ha inizio ben prima dell’ingresso in campo delle squadre. Parte la musica solenne della champions league, i ragazzi al centro del campo agitano il telone rotondo che rappresenta il logo della coppa e contemporaneamente parte la coreografia della curva sud.
Mi dico: “sembra fatto apposta per la televisione”; poi mi correggo: “è proprio la televisione”: stendardi giallorossi con il logo della champions league che campeggiano su uno sfondo di cartoncini bianchi, circondato da una fiaccolata.
Lo stadio è in visibilio, la tribuna Tevere sfodera una coreografia di cartoncini bianchi, rossi e verdi e parte l’inno di Mameli che gli ottantamila dell’Olimpico cantano all’unisono: il presidente Ciampi sarà contento!
Poi via con le canzoni di Venditti e lo stadio si colora di giallorosso.
Altro momento rituale è la lettura delle formazioni e i boati che l’accompagnano.
A questo punto ci sono ottantamila persone “dal vivo” e diversi milioni di spettatori
in televisione concentrati sull’evento, storditi dal meccanismo spettacolare messo in scena, quasi in trance.
Inizia la partita che procede regolarmente tra una giocata da fuoriclasse di Totti e una di Rivaldo.
Tutto fila liscio secondo un copione che sembra stabilito a tavolino; durante l’arco della partita non c’è una nota stonata, diversa, originale: ogni elemento è funzionale all’artificiosa armonia dell’insieme.
Anche i tifosi del Barcellona sono risucchiati dalla spettacolare normalità dell’evento sportivo. Sono perlopiù famiglie e semplici spettatori. Sono pochi, ma non è questo il dato che colpisce. Il fatto è che sono sistemati in tribuna Monte Mario (la tribuna di lusso!) e soprattutto che sono totalmente integrati al rituale cui partecipano.
Gli unici cori che fanno ricordano il sottofondo sonoro delle partite di calcio alla Play Station: “Barça! Barça!” o al massimo “Rivaldo! Rivaldo!”.
Ogni momento della partita sembra sapientemente orchestrato da una regia televisiva.
Segna Emerson, poi Montella e poi Tommasi. Quando l’arbitro fischia la fine della partita, la Roma ha vinto tre a zero e siamo tutti contenti. Abbiamo svolto il nostro ruolo alla perfezione. Lo show è finito.
Esco dallo stadio (o spengo il decoder?) e rientro nella realtà reale dopo aver regalato due ore alla realtà virtuale del calciotv.

Giovanni Loise

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