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Il
calcio calciato
96
Fansclub di suadre di calcio sincontrano a Montecchio per
il mondiale antirazzista
Il
filosofo italiano e politico comunista Antonio Gramsci indirizzò
negli anni 20 ai lavoratori italiani un consiglio: essi avrebbero
dovuto giocare meno a carte a causa delle inevitabili esplosioni
di violenza a loro connesse.
Sarebbe forse meglio oggi una partita a pallone? Che qui la teoria
si sbaglia, ciò oggi non lo sanno purtroppo solo gli italiani.
Gli organizzatori dei mondiali antirazzisti hanno agito, perché
sanno: la verità è sul campo.
Esso si chiama Parco Enza e si trova a Montecchio in provincia di
Reggio Emilia. E il parco trema. Cori calcistici rimbombano sotto
il basso tetto: Torino contro Sheffield, Schalke contro Roma, Cosenza
contro Vienna.
La terrazza dove cenano le squadre dei mondiali antirazzisti è
drappeggiata con stendardi, ardono fuochi di bengala, la mensa diventa
lo stadio. Il calcio come festa, questo è ciò che
volevano gli organizzatori dei mondiali alternativi. Una rete di
ultras del calcio impegnati si deve continuare ad intrecciare, strutture
per il lavoro antirazzista nello stadio devono crescere. Sono venti
i fansclub da tutta lEuropa, associazioni di emigrati, centri
giovanili e iniziative dei diritti umani. In totale 96squadre con
più di mille giocatrici e giocatori.
Gli incontri, giocati su otto piccoli campi, durarono per otto giorni
non-stop. L importante è un bel gioco
come detta Britt del Roter Stern Leipzig sul blocchetto degli appunti
del reporter dopo una sconfitta. Sono arrivati in un pullman pieno
da Leipzig, 80 partecipanti ai mondiali. Nemmeno gli schalkesi con
la loro formazione bianco blu di 45 persone possono tenergli testa.Però
gli azzurri reali hanno giocato bene e marciavano con la loro truppa
di cetriolifacilmente e senza perdere un punto nel girone
intermedio. Persero invece Britney Spearsda
Berlino come i Munchner Elfen e anche Outermationals.
Accanto allo sport i mondiali offrirono tanta cultura. Ci furono
manifestazioni basate sul dialogo e ogni sera musica nel parco Enza,
dove i partecipanti anche campeggiavano-una sorta di villaggio olimpico
e concerto allaperto.
Facevano parte della compagnia anche numerosi ultras italiani, ultrà
estremisti (?) come Massimo dei fighters juventus, presente già
da venti anni, testimone della catastrofe dellHeysel e convinto
antirazzista. Egli parla del problema dellestremismo di destra
negli stadi italiani.
Vengono conca usati, dice lui, dallignoranza degli ufficiali.Cosi
gli ultrà della Juve dopo lincontro scandalo
della loro squadra contro la Lazio sono stati fatti girare per due
ore attraverso Roma ,fino a che la polizia non aveva sgomberato
la stazione dagli ultras della Lazio.Da ogni ponte volavano sassi
sui pullman, racconta Massimo :contro queste cose sei
impotente; ciò deve essere ripreso dalla politica .
I mondiali antirazzisti devono anche servire a trasportare la cultura
degli ultras buonisui media.
Non per ultimo questo torneo è un incontro di famiglia di
ultras impegnati.Tali come Frank, di 29 anni, proprietario di un
bar .Egli lavora nel progetto Doppelpass di Mannheimeir per la correttezza
politica sugli spalti dello stadio Carl-Bens.Oppure Bruno, 33 anni,
futuro insegnante : lui collabora con i Muchachos
a Dortmund, li raccoglie i soldi per rendere possibile lentrata
allo stadio a giovani socialmente deboli.
Accanto alle piccole iniziative degli ultras a Montecchio partecipano
anche Organizzazioni come FARE (Il calcio contro il razzismo in
Europa).
Queste sono promosse dall Unione Europea, hanno collaboratori
principali negli stadi membro.
Rappresentante dell Austria è Kurt Wachter , 34 anni.Presso
la sua postazione informativa egli racconta come è pervenuto
al lavoro antirazzista : levento scatenante è stato
lincontro-scandalo Salzburg contro Eintracht Frankfurt della
coppa UEFA del1994, quando 48.000 nello stadio viennese lallora
attaccante dell, Eintracht Anthony Yeboah lo hanno martellato con
un uragano di Uh-Uh-Uh per minuti.
FARE unisce interessi specifici a livello internazionale, per rafforzare
la posizione degli spettatori nei confronti di associazioni e forze
di sicurezza. La sezione tedesca Baff lavora
attualmente ad una mostra itinerante sul tema razzismo.Questa da
novembre sarà un viaggio con il titolostadio
come luogo del reato.
Anche gli ultras dello Schalke sono molto impegnati e accanto alle
loro iniziative degli ultras antirazzisti hanno un progetto, il
cui nome avrebbe potuto servire come motto ai mondiali antirazzisti
: AL PALLONE GLI E INDIFFERENTE CHI LO CALCIA
Patric
Seibel (Shalke 04 - Germania)
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