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La
telecamera della Bergamini
Piccoli
grandi fratelli (sicuramente non nostri) ci osservano ogni domenica
Correva
il 1984 e Wiston citadino dellOceania scorreva nero inchiostro,
nel buio di un angolo nascosto, sulla carta ingiallita. Affidare
ad un foglio le proprie inquietudini era il sol modo, per poter
sfuggire alla psicopolizia.
Lettere cubitali dalla finestra nel muro
.La guerra è
pace, la libertà è schiavitù e lignoranza
è la forza. La guerra continua ad essere tale, la liberta
e lignoranza idem. George visionario del secondo millennio
non poteva immaginare piccoli e grandi fratelli, piccoli e grandi
sistemi di controllo. Esisteva solo il fratello maggiore quel che
tutto guarda, scruta, conosce.
Negli anni a questo grande mezzo di controllo della nostra esistenza,
si sono andati ad aggiungere un numero incommensurabile di piccoli
e delle volte anche segreti spioni.
Non si parla di voyeurismo, ma di una sempre maggiore richiesta
di sicurezza tale da erodere, in alcune occasioni, le libertà
fondamentali di ogni individuo. La telecamera il metodo più
semplice di risolvere le ansie dei pensionati e del cittadino. Piazze,
aziende, case, automobili, banche, stadi, locali pubblici e privati,
sotto il più stretto controllo dellocchio elettronico
per eccellenza.
Inquietante il genio di Orwell, inquietante labuso della tecnologia,
secondo la vigente normativa tesa a controllare i controllori,
ex legge 675 del 1996, ogni sistema di video sorveglianza dovrebbe
essere seppur succintamente nella forma segnalato.
Il rischio di creare una società carceraria rimane alto,
quando nel mondo, il bene e il male si servono degli
stessi mezzi per affinare le proprie capacità operative.
Era Leibniz qualche secolo fa ad ipotizzare la creazione di un edificio
nel quale il padrone di casa potesse ascoltare e vedere tutto.
Ma quello era solo lipotesi di uno stato assoluto, la nostra
società si serve delle nuove tecnologie per scopi commerciali
e di ordine pubblico, ma ad un solo fine: il controllo sociale.
Vittime di questo crescente bisogno di controllo sociale sono anche
gli ultrà. Anche nello stadio San Vito esiste un sistema
di riprese a circuito chiuso (Avrete notato quel palo in mezzo alla
Bergamini), nessuno lo ha dichiarato o segnalato.
Dovrebbero esistere dei cartelli a segnalare la presenza del sistema
di ripresa, ma ovviamente tutto rientra nelle omissioni istituzionali.
Quale pericoloso criminale si nasconderà sulle gradinate
del San Vito, per giustificare tutte queste attenzioni. Non solo
a Cosenza ma in tutti gli stadi dItalia, siete e sarete in
onda.
Uno strano gioco di ruoli tra spiati e spioni, legato ai costi sociali
di essere diventati uomini di vetro. Una metafora
ricorda Stefano Rodotà (garante alla privacy) nata
nellhumus nazista.
Nessuno ha nulla da nascondere e le norme parlano chiaro, quelli
che esistono negli stadi sono meccanismi legittimi, ma spendere
i denari della collettività a quanto sembra serve solo a
svuotare sempre di più gli stadi.
La cristallizzazione dei ricordi, grazie a fotografia e immagini
risponde allansia di controllo e di archiviazione del reale.
Ma il villaggio globale ha tutta laria di un essere un paesone
governato dal pettegolezzo.
Linformazione che si sposta sul filo del secondo, le fibre
ottiche, la cucina di un appartamento popolare inquadrata dallo
spione
.che mette alla prova le sue capacità.
FINO A CHE NON DIVENTERANNO COSCIENTI DEL LORO POTERE, NON
SARANNO MAI CAPACI DI RIBELLARSI, E FINO A CHE NON SI SARANNO LIBERATI,
NON DIVENTERANNO MAI COSCIENTI DEL LORO POTERE
Giandomenico
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