Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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vita di curva nr 3 del 3 marzo 2002
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Il trionfo della Fezza

E’ arrivato il momento di rivendicare anche questa identità?

Il termine dialettale “fezza”, in italiano “feccia”, deriva dal latino “faex, faecis”. Letteralmente significa: “Posatura di liquido, Sedimento del vino o dell’olio, Morchia, Parte peggiore di una cosa, Gente la più trista e spregevole, Cose brutte e ripugnanti”.
Dopo aver ritrovato questo termine, più volte, sulle lettere e le opinioni che spesso rimbalzano nella nostra curva, venerdì scorso è apparso su uno striscione offensivo che i reggitani ci hanno dedicato. È chiaro l’uso in senso dispregiativo. Appare però strano che questo tipo di offesa arrivi dalla curva di una città che notoriamente in quanto a “fezza” ha una tradizione. Risibile è, inoltre, quell’epiteto “montanari”. Cosenza è a soli 200 metri sul livello del mare. In ogni caso, il fatto di discendere da pastori della Sila e da un rozzo popolo ribelle, ci riempie d’orgoglio. Il problema nascerebbe se i nostri antenati fossero parassiti aristocratici o traditori, ma trattandosi di stirpi che hanno dovuto sacrificarsi, sudando lacrime e sangue per esistere, rivendichiamo le nostre origini.
Ed è arrivato il momento di rivendicare anche l’identità di “fezza”, capovolgendo il significato del termine per farlo nostro. Se i reggitani ci chiamano “fezza” vuol dire che possiamo pure essere fieri della nostra fezzitudine. In fondo, non ci sono mai piaciuti i manichini impomatati e le persone artificiosamente costruite. Il termine stesso “Nuclei Sconvolti”, ormai passato alla storia, non indicava un’aggregazione di brava gente o di ragazzi dai capelli laccati e gli abiti firmati. Uno stile, quest’ultimo, più laziale che cosentino. “NS” era un modo di apparire differenti da come gli standard ci avrebbero voluto, allergici alle mode ed orgogliosi di estraniarci dai modelli preconfezionati. Quella traccia rimane. È un segnale indelebile. Il gruppo non esiste più. La sigla è finita in soffitta. Ma la nostra natura traspare nei comportamenti e nei momenti migliori. È ovvio che sono momenti sempre più rari. Però la linea sopravvive. E chissà che un giorno, trascinati da nuovi stimoli e da un entusiasmo risorto, non si possa tornare ad essere forti come un tempo. Nel nuovo panorama della rinata curva Sud, non stonerebbe uno striscione baldanzoso: FEZZA.

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