Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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editoriale nr 3 del 3 marzo 2002
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Da Reggio Calabria siamo tornati piu’ forti

“Il Cosenza sta andando talmente male, che su questo treno solo i peggiori ci possono essere”. Diceva così un basco verde cosentino ai suoi colleghi, venerdì scorso, nella stazione di Lamezia Terme, poco prima che passasse la tifoseria in viaggio verso Reggio. E se per uno sbirro quelli erano “i peggiori”, è ovvio che dal nostro punto vista si trattava dei migliori.
Una ventata di vita ed allegria, si è riversata nel settore ospiti del Granillo. Non ce lo aspettavamo. Cinque, seicento, forse non sapremo mai quanti eravamo realmente presenti al derby. Di sicuro, è stata un’altra piccola prova di forza della curva “Bergamini”. Forse un fatto isolato, ma comunque un segnale di esistenza. E in campo quelle voci si sono udite. Forti, chiare ed imponenti.
Sul versante opposto, abbiamo ritrovato una curva goffa, napoletaneggiante e alla ricerca di un’identità. Numerosi e contraddittori, i reggitani le hanno tentate tutte per mettersi in mostra, e richiamare gli occhi guardoni della payTv. Ne è venuto fuori un quadro penoso, con una massa assuefatta al delirio del successo, e quindi amorfa. Un groviglio di pecore strumentalizzate da un manipolo di nazistelli. Questa era la “magnifica cornice” tanto osannata, nel dopo partita, dal presidente Pagliuso che a fine partita, a detta dei giornalisti, non avrebbe mancato di rimarcare la differenza tra la scena reggina e quella cosentina.
Solo un personaggio estremamente provinciale, poteva individuare nella differenza di presenze nei due stadi l’elemento che non ci permetterebbe il salto di qualità. Soltanto chi ha fretta di cancellare il passato, può dimenticare che, prima di essere decimato da un decennio di umiliazioni, anche il San Vito brulicava di anime.
Se Pagliuso volesse veramente rivedere il grande pubblico rossoblù, dovrebbe provare almeno ad imitare Lillo Foti. Anzitutto, rimetta in ordine gli equilibri nell’ambiente, in modo che il Cosenza possa guadagnare la salvezza. Non ci interessa sapere esattamente cosa stia accadendo tra via Bendicenti, Casole Bruzio e il Sanvitino. Di certo, questa squadra ha dimostrato di non essere da serie C. Quindi, non possiamo tollerare che scivoli ancora più in basso di dove si è venuta a trovare.
E poi Pagliuso dia solidità al suo progetto, regali una briciola di soddisfazioni ai cosentini. Cominci dal contratto sui diritti televisivi. Prenda esempio dal Como. Per un anno, non ceda l’immagine del Cosenza alle multinazionali del pallone satellitare. Si ritroverà un po’ di denaro fresco in meno nelle tasche, ma guadagnerà già dal principio del campionato una fetta consistente di spettatori. E vedrà che oltre ai grandi numeri, nel San Vito tornerà pure lo spettacolo di massa.
Perché i reggini hanno un grande culo, e una dirigenza che sa navigare nella palude del calcio, mentre Pagliuso & soci riescono solo a tenersi a galla. Tutta qui la differenza. Da parte amaranto, tifo spettacolare o intelligente, francamente, venerdì scorso al Granillo non se ne è visto. Solo una folla consistente ma disorganizzata, senza ironia e creatività.
Decisamente diverso, invece, è stato il tono della nostra presenza, dettata dalla semplice dignità di voler seguire quei due colori. Da oggi in poi, sarà questo l’unico stimolo che avremo. La dignità. Quella forza che ci ha fatto urlare persino dopo il 90°: YOULL NEVER WALK ALONE.

 

Ancora un vero Ultras che
ci lascia troppo presto.
Con la morte nel cuore,
i ragazzi di Amantea,
che da anni avevano il piacere di ospitarlo,
noi di Tam Tam e tutta la nostra curva,
rivolgiamo l’ultimo saluto a
Beppe Rosso
amico bergamasco
che tanto apprezzava i nostri colori... .

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