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Qui
siamo
Da
Reggio Calabria siamo tornati piu forti
Il Cosenza sta andando talmente male, che su
questo treno solo i peggiori ci possono essere. Diceva così
un basco verde cosentino ai suoi colleghi, venerdì scorso,
nella stazione di Lamezia Terme, poco prima che passasse la tifoseria
in viaggio verso Reggio. E se per uno sbirro quelli erano i
peggiori, è ovvio che dal nostro punto vista si trattava
dei migliori.
Una ventata di vita ed allegria, si è riversata nel settore
ospiti del Granillo. Non ce lo aspettavamo. Cinque, seicento, forse
non sapremo mai quanti eravamo realmente presenti al derby. Di sicuro,
è stata unaltra piccola prova di forza della curva
Bergamini. Forse un fatto isolato, ma comunque un segnale
di esistenza. E in campo quelle voci si sono udite. Forti, chiare
ed imponenti.
Sul versante opposto, abbiamo ritrovato una curva goffa, napoletaneggiante
e alla ricerca di unidentità. Numerosi e contraddittori,
i reggitani le hanno tentate tutte per mettersi in mostra, e richiamare
gli occhi guardoni della payTv. Ne è venuto fuori un quadro
penoso, con una massa assuefatta al delirio del successo, e quindi
amorfa. Un groviglio di pecore strumentalizzate da un manipolo di
nazistelli. Questa era la magnifica cornice tanto osannata,
nel dopo partita, dal presidente Pagliuso che a fine partita, a
detta dei giornalisti, non avrebbe mancato di rimarcare la differenza
tra la scena reggina e quella cosentina.
Solo un personaggio estremamente provinciale, poteva individuare
nella differenza di presenze nei due stadi lelemento che non
ci permetterebbe il salto di qualità. Soltanto chi ha fretta
di cancellare il passato, può dimenticare che, prima di essere
decimato da un decennio di umiliazioni, anche il San Vito brulicava
di anime.
Se Pagliuso volesse veramente rivedere il grande pubblico rossoblù,
dovrebbe provare almeno ad imitare Lillo Foti. Anzitutto, rimetta
in ordine gli equilibri nellambiente, in modo che il Cosenza
possa guadagnare la salvezza. Non ci interessa sapere esattamente
cosa stia accadendo tra via Bendicenti, Casole Bruzio e il Sanvitino.
Di certo, questa squadra ha dimostrato di non essere da serie C.
Quindi, non possiamo tollerare che scivoli ancora più in
basso di dove si è venuta a trovare.
E poi Pagliuso dia solidità al suo progetto, regali una briciola
di soddisfazioni ai cosentini. Cominci dal contratto sui diritti
televisivi. Prenda esempio dal Como. Per un anno, non ceda limmagine
del Cosenza alle multinazionali del pallone satellitare. Si ritroverà
un po di denaro fresco in meno nelle tasche, ma guadagnerà
già dal principio del campionato una fetta consistente di
spettatori. E vedrà che oltre ai grandi numeri, nel San Vito
tornerà pure lo spettacolo di massa.
Perché i reggini hanno un grande culo, e una dirigenza che
sa navigare nella palude del calcio, mentre Pagliuso & soci
riescono solo a tenersi a galla. Tutta qui la differenza. Da parte
amaranto, tifo spettacolare o intelligente, francamente, venerdì
scorso al Granillo non se ne è visto. Solo una folla consistente
ma disorganizzata, senza ironia e creatività.
Decisamente diverso, invece, è stato il tono della nostra
presenza, dettata dalla semplice dignità di voler seguire
quei due colori. Da oggi in poi, sarà questo lunico
stimolo che avremo. La dignità. Quella forza che ci ha fatto
urlare persino dopo il 90°: YOULL NEVER WALK ALONE.
Ancora
un vero Ultras che
ci lascia troppo presto.
Con la morte nel cuore,
i ragazzi di Amantea,
che da anni avevano il piacere di ospitarlo,
noi di Tam Tam e tutta la nostra curva,
rivolgiamo lultimo saluto a
Beppe Rosso
amico bergamasco
che tanto apprezzava i nostri colori... .
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