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No
borders - No nations
Mille
lingue e mille sonorità diverse. Diari dal corteo dei migranti
del 19 gennaio
Genova,
19 luglio 2001: corteo dei migranti
30000 colorati manifestanti
invadono pacificamente le strade della città.
Nessuno di noi immaginava cosa sarebbe accaduto il giorno successivo:
durante gli scontri un ragazzo viene colpito a morte dalla pistola
di uno o più carabinieri.
Roma, 19 gennaio 2002, sei mesi dopo, corteo dei migranti
100000 persone si ridanno appuntamento per contestare il disegno
di legge Bossi-Fini sullimmigrazione, e molti di loro saranno
a Genova il giorno successivo per ricordare Carlo Giuliani e per
ricordarlo ai suoi assassini.
Allappuntamento romano a piazza della Repubblica c'è
un miscuglio di popoli, culture, colori e suoni che dice no al "contratto
di soggiorno" e a tutte le vessazioni inflitte agli immigrati
da un progetto antidemocratico e razzista.
Le condizioni di vita dei migranti nel nostro paese sono già
drammatiche a causa dell'attuale legge Turco-Napolitano, ma il disegno
di legge Bossi-Fini mira a peggiorarle terribilmente.
Il permesso di soggiorno sarà sostituito da un "contratto
di soggiorno", con la conseguenza di vincolare alle leggi del
profitto e ai ricatti dei datori di lavoro la permanenza in Italia
degli immigrati.
Inoltre verrà introdotto il reato penale di immigrazione
clandestina: in pratica gli immigrati che lasciano il loro paese
e vengono in Italia alla ricerca di condizioni di vita accettabili
saranno trattati alla stregua di comuni criminali.
Da ricordare, poi, i centri di permanenza temporanea (leggi detenzione)
che sono carceri disumane (stanze di quattro metri per due e mezzo)
per chi non ha il permesso di soggiorno.
Questo disegno di legge rientra nelle logiche del mercato globale
e dello sfruttamento dei ricchi sui poveri poiché umilia
e riduce a merce sottopagata gli immigrati che sbarcano sulla "nostra"
penisola per cercare lavoro.
Resistere e manifestare contro il mercato globale significa anche
condividere le lotte quotidiane di questi lavoratori che scendono
in piazza per difendere i loro diritti.
E Cosenza ribelle non manca all'appuntamento. Una ben assortita
rappresentanza di studenti, autonomi, ultrà e ciotarieddri
vari sfila, fra un fischio e un fiasco, nei vari spezzoni
del corteo.
Ecco le associazioni straniere (kurdi, palestinesi, brasiliani,
africani, argentini
il mondo intero raccolto in un paio di
chilometri): propaggini creative, interculturali espresse nello
spazio e nel tempo.
E via via i social forum, centri sociali, sindacati, studenti, partiti
e collettivi.
Uno degli spezzoni più significativi viene da Napoli ma raccoglie
mille lingue e mille sonorità diverse.
La presenza del Forte Prenestino si distingue per limpatto
imponente dello striscione recante la scritta ASSASSINI. Sui battiti
della musica techno centinaia di persone sfilano con il nastro adesivo
al braccio, per simboleggiare quel rotolo che portava Carlo quando
venne sparato in Piazza Alimonda.
Rimbombano nelle orecchie di tutti i manifestanti i cori palestinesi
inneggianti allIntifada e rimane come uno dei ricordi più
toccanti il bandierone di quindici metri portato da donne e uomini
di tutte le età, con la rabbia di chi da decenni subisce
larroganza e i lutti provocati da chi è armato e appoggiato
dagli stati occidentali.
Un momento di riflessione è dedicato al popolo argentino,
vittima, anchesso, ora più di prima, delle logiche
neocolonialiste statunitensi: una banda argentina improvvisa uno
spettacolo di protesta fatto di musica e ballo davanti allambasciata
del proprio paese.
A debita distanza i facci brutte
brutte daveru! Inutile presenza
a deturpare lo scenario colorato e festante. Il cordone è
lì e ricorda le barriere che vorrebbero imporci; ma noi siamo
in movimento e glielo ribadiamo con i nostri segnali di fumo.
La zimpunia aumenta ogni passo che facciamo: ai cori dellAfrica
nera si mescolano i cori del Cosenza, arabo e cosentino si fondono
naturalmente. Salita la chiarenza cè chi comincia a
dichiararsi attivista dellUltrà Cosenza Social
Forum e cerca sottoscrizioni ppé ra purpetti
melanzane e ra sherpa bbona, coltivazioni biologiche locali contro
McDonald's e mercato globale.
La nostra presenza al corteo con le sciarpe rossoblù e la
bandiera kurda ci riappropria al nostro essere ultrà per
vivere come soggetti pensanti e spezzare ogni catena e contraddizione
di una società orientata al profitto economico e al disprezzo
delle diversità.
Ma lomologazione non è nel nostro dna e la fantasia
e la spontaneità non ce le toglieranno nessun omino in divisa
e nessun nano al governo!
Markuzzu
RF & Gruppo Novità
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