Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
il giornale
per le strade di Cosenza nr 3 del 3 marzo 2002
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Riceviamo e pubblichiamo
Giù le mani dal CSA Gramna

Già da alcuni giorni giravano in città, voci diverse sul possibile utilizzo dei locali del Villaggio del fanciullo da destinare come alloggi per gli immigrati della città, ma nessuno degli occupanti si sarebbe mai aspettato dalla sera alla mattina il concretizzarsi di quelle voci quando ci siamo trovati a dover aprire la struttura ai tecnici del Comune e ad un vigile urbano( fra l’altro molto gentili) ai quali avevano riferito che il Centro sociale non esisteva più e che non vi era nessuno. Gli stessi in seguito ad una ricognizione dello stabile per una verifica dello stato fisico dei locali, con sommo stupore hanno constatato che diversi locali erano realmente occupati ed utilizzati. Pur non essendo i “proprietari legali” del Villaggio non sarebbe stato giusto coinvolgere qualcuno dei compagni che ne fa parte nell’incontro avutosi fra i rappresentanti degli immigrati e alcuni amministratori del Comune di Cosenza? Visto che si sta parlando di ridestinare ad altro utilizzo lo stabile in cui ci troviamo qualcuno avrebbe dovuto almeno avvertirci di quello che stava accadendo e farci partecipare alla contrattazione avviatasi con gli occupanti di Via Milelli e con gli immigrati, visto che è intenzione del Comune di lasciarci negli spazi che già utilizziamo. Così facendo e senza la necessaria chiarezza e trasparenza da parte di “TUTTI” (compagni ed amministratori) si corre il rischio di creare situazioni ambigue che potrebbero sfociare in “rischiose incomprensioni.”
Noi saremmo ben disposti e pronti ad iniziare negli spazi del C.S.A “Gramna” una nuova esperienza con chiunque, (siano essi i fratelli immigrati, altre associazioni o singoli compagni), abbia voglia di operare nel sociale, rispetti e condivida determinate regole sociali che dovrebbero essere insite nella natura umana e che ritengo superfluo menzionare.
Citare la “gloriosa” storia del C.S.A “Gramna” fatta di numerose lotte sociali, d’impegno e militanza sul territorio per difendere i diritti degli sfruttati e degli emarginati, di denunce e di persecuzioni fino alle vicende di giugno 2000, che tutti conoscono e di cui alcuni di noi sono stati protagonisti, non avrebbe senso al fine di difendere quelle quattro mura in cui stiamo. Sono d’accordo che non si vive di rendita sul passato, ma è altrettanto vero che chi ha considerato OGGI il C.S.A “Gramna” un posto abbandonato o è MIOPE o è in malafede. Negli ultimi tre anni sono passati nel nostro spazio decine di giovani che hanno partecipato alle iniziative di lotta al fianco dei senza tetto, degli immigrati, che hanno compiuto occupazioni simboliche (per le quali abbiamo già pagato!) che hanno partecipato attivamente alla costruzione delle iniziative ambientaliste e antimperialiste come quella svoltasi davanti l’ENEA a Policoro, fino all’organizzazione insieme ad altri compagni della partenza per Genova contro il G8, abbiamo organizzato concerti, ospitato e accolto con gli ultrà della curva del Cosenza giovani di altre tifoserie amiche, ospitato per un periodo la Rete del Sud Ribelle, organizzato proiezioni, dibattiti, aperto nuove attività sociali quali la Palestra della Società sportiva Boxe popolare, la sala prove, la birreria e lo spazio comunicAzione.
E’ anche vero che negli ultimi cinque mesi abbiamo avuto delle difficoltà, ma non pensiamo che per essere rispettati o per affermare la nostra esistenza bisogna necessariamente produrre senza sosta in nome di una leggittimità di chicchessia.
Non siamo quelli che per ogni piccolo o grande concerto o festa mandiamo articoli ai quotidiani locali, non siamo quelli che mettiamo i “cappelli” alle iniziative politiche, non lo facciamo per paura delle eventuali denunce, ma per il rispetto di quelli che Vi partecipano e che non si identificano in nessun collettivo o centro sociale. Sulla stessa lunghezza d’onda abbiamo ragionato e ragioniamo quando volutamente abbiamo omesso il nome “Gramna” nelle recenti iniziative prima menzionate. Non c’interessa apparire “più belli e forti” agli occhi di qualcuno, ma portare avanti con lealtà le nostre idee e soprattutto con la consapevolezza di ciò che realmente siamo.
Questo è l’oggetto di discussione e riflessione che proponiamo ai collettivi, ai centri sociali, alle associazioni e perché no anche ai cosìdetti “cani sciolti” della politica
Come fare a non accorgersi di tutto questo? Noi un idea ce l’abbiamo e la renderemo pubblica quando ci sarà modo di confrontarsi pubblicamente con gli altri centri sociali, associazioni ed amministratori della città.

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