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Roccu
al Rendano
Caratterizzato
da una serie di incontri il ritorno in Calabria de Il Parto delle
Nuvole Pesanti
DUna
settimana intensa quella vissuta insieme a Peppe, Salvatore ed Amerigo
de Il Parto delle Nuvole Pesanti, ritornati in Calabria per due
date dello spettacolo teatrale Roccu U Stortu. Prima
degli spettacoli una serie dincontri con gli studenti di alcune
scuole della provincia, culminate allUniversità della
Calabria. Partito da Rovito, dalla palestra dellistituto comprensivo
scolastico, questo mini tour si è svolto per gradi: partendo
dalla scuola media passando per il Liceo Classico di Rende, e finendo
nelle aule colte dellUnical. La differenza notata è
stato naturalmente lapproccio. Entusiasta quello della scuola
media di Rovito, dove i ragazzi, totalmente alloscuro del
gruppo, erano come un terreno da seminare, ed è stato belle
vedere crescere linteresse e lentusiasmo man mano che
i minuti passavano e la musica prendeva il sopravvento alle parole.
Al liceo G. da Fiore di Rende, linconsueta lezione
tenuta davanti agli alunni del quarto B e C ha trasformato le classi
di questo istituto, guidato con grande apertura mentale dal preside
Ferraro, in un parterre da sala concerto, dove non solo la musica
ha scatenato entusiasmi, ma anche la storia di Rocco, soldato per
necessità, ha dato un sapore nuovo allargomento scolastico.
Un modo diverso di offrire opportunità agli alunni, esempio
calzante di come dovrebbe essere riformata la scuola. Alluniversità
qualcuno ha spostato sul piano politico la discussione. Mancanza
di teatro nel campus, operazione di marketing(?), cultura come diritto,
tutte argomentazioni stimolate dalla teoria assistenzialista che
grava troppo sullarea alternativa degli studenti. Tutto è
dovuto? No, ma non è questo ne il luogo ne il momento adatto
per discutere adeguatamente il tema. Poi la sera del 30 finalmente
si alza il sipario del Teatro Rendano.
Applausi lunghi e calorosi Fulvio Cauteruccio ed Il Parto delle
Nuvole Pesanti ne hanno raccolti tantissimi, in tutti i teatri dItalia.
Ma quelli dispensati dal pubblico del Rendano, ne siamo certi, hanno
un sapore speciale perché sono quelli di casa. Lemozione
di Cauteruccio nel ricordare che proprio assistendo ad uno spettacolo
da un palco di secondordine del teatro cosentino, è
nata la sua passione per il Teatro, è un valore aggiunto
alla sua maestria dattore, emersa con grande efficacia attraverso
la rappresentazione di «Roccu u stortu». Uno spettacolo
che propone non solo uno sguardo nuovo sullevento storico
narrato, ma soprattutto sullorgoglio e la fierezza di unidentità
culturale alla quale per tanto tempo abbiamo rinunciato noi calabresi.
Lo stesso messaggio che Salvatore De Siena, Amerigo Sirianni e Peppe
Voltarelli hanno portato nei giorni scorsi nelle scuole attraverso
la loro musica, ricevendo un ampio riscontro a giudicare dai volti
estasiati dei tanti giovanissimi presenti allo spettacolo. A loro
e a tutto il pubblico presente Rocco Sprizzi ha raccontato lorrore
di una guerra, magari poco sofisticata, ma resa in tutta la sua
drammaticità dalla solitudine di un uomo semplice cui la
vita ha destinato solo un percorso di sofferenza. Fulvio Cauteruccio
ha plasmato su di se una figura di Roccu tanto energica ed invulnerabile
quando è piena di «raggia», ma egualmente indifesa
e povera quando gli incubi lo assalgono. Ribelle per scelta di vita,
incapace di capire perché «sempre a mmia tocca»
Roccu cerca di afferrare un sogno, forse lunico che gli è
apparentemente concesso, senza riuscirci. Attraverso luso
del dialetto che sa far sorridere ma anche spaventare, Roccu urla,
sbraita, lotta senza arrendersi fin che può, ma resta un
uomo solo, fiero di essere «stortu». Padrone della scena
Cauteruccio sa rientrare nei ranghi quando la musica diventa protagonista,
ed il Parto è perfetto nel ruolo di gruppo spalla. Le musiche
composte dal gruppo calabrese irrompono con vigore, fanno da contrappunto
efficace al monologo dellattore, sostengono la tensione e
lemozione che lo spettacolo suscita. Brani noti come «Raggia»
e «Diserzione» arrangiate volutamente in maniera scarna,
con una chitarra insolitamente noise, che duella con mandolino e
tamburello, rinascono a nuova vita, mentre le nuove composizioni
mostrano un grado di maturità che spinge a ben sperare nel
futuro. Superba in questo senso appare «Serenate mai sonate»
una delicata canzone damore che sostiene il dolore di Roccu
quando le granate gli portano via i compagni di trincea e rendono
la paura un sentimento eterno. Un brano di una dolcezza inarrivabile
che si trasforma secondo linee drammaticamente epiche. Un contrasto
che sublima lincontro tra la compagnia Krypton, il Parto delle
Nuvole Pesanti e Francesco Suriano, autore del testo teatrale. Tre
modi diversi di portare avanti la cultura calabrese e di cui andare
orgogliosamente fieri. Lincontro fra questi artisti ha avvicinato
al teatro il pubblico del rock, ed è stato sorprendente vedere
come questi ha saputo adeguarsi al nuovo impegno dei propri beniamini,
peccato solo che, alla fine, ai giovanissimi sia stato impedito
laccesso ai camerini, un piccolo incidente di percorso risolto
dai musicisti scesi in platea. Solo una piccola nota stonata che
non ha inficiato una serata di successo.
Eliseno
Sposato
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