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sotterranei pop nr 2 del 10 febbraio 2002
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“Roccu” al Rendano

Caratterizzato da una serie di incontri il ritorno in Calabria de Il Parto delle Nuvole Pesanti

DUna settimana intensa quella vissuta insieme a Peppe, Salvatore ed Amerigo de Il Parto delle Nuvole Pesanti, ritornati in Calabria per due date dello spettacolo teatrale “Roccu U Stortu”. Prima degli spettacoli una serie d’incontri con gli studenti di alcune scuole della provincia, culminate all’Università della Calabria. Partito da Rovito, dalla palestra dell’istituto comprensivo scolastico, questo mini tour si è svolto per gradi: partendo dalla scuola media passando per il Liceo Classico di Rende, e finendo nelle aule colte dell’Unical. La differenza notata è stato naturalmente l’approccio. Entusiasta quello della scuola media di Rovito, dove i ragazzi, totalmente all’oscuro del gruppo, erano come un terreno da seminare, ed è stato belle vedere crescere l’interesse e l’entusiasmo man mano che i minuti passavano e la musica prendeva il sopravvento alle parole. Al liceo “G. da Fiore” di Rende, l’inconsueta lezione tenuta davanti agli alunni del quarto B e C ha trasformato le classi di questo istituto, guidato con grande apertura mentale dal preside Ferraro, in un parterre da sala concerto, dove non solo la musica ha scatenato entusiasmi, ma anche la storia di Rocco, soldato per necessità, ha dato un sapore nuovo all’argomento scolastico. Un modo diverso di offrire opportunità agli alunni, esempio calzante di come dovrebbe essere riformata la scuola. All’università qualcuno ha spostato sul piano politico la discussione. Mancanza di teatro nel campus, operazione di marketing(?), cultura come diritto, tutte argomentazioni stimolate dalla teoria assistenzialista che grava troppo sull’area alternativa degli studenti. Tutto è dovuto? No, ma non è questo ne il luogo ne il momento adatto per discutere adeguatamente il tema. Poi la sera del 30 finalmente si alza il sipario del Teatro Rendano.
Applausi lunghi e calorosi Fulvio Cauteruccio ed Il Parto delle Nuvole Pesanti ne hanno raccolti tantissimi, in tutti i teatri d’Italia. Ma quelli dispensati dal pubblico del Rendano, ne siamo certi, hanno un sapore speciale perché sono quelli di casa. L’emozione di Cauteruccio nel ricordare che proprio assistendo ad uno spettacolo da un palco di second’ordine del teatro cosentino, è nata la sua passione per il Teatro, è un valore aggiunto alla sua maestria d’attore, emersa con grande efficacia attraverso la rappresentazione di «Roccu u stortu». Uno spettacolo che propone non solo uno sguardo nuovo sull’evento storico narrato, ma soprattutto sull’orgoglio e la fierezza di un’identità culturale alla quale per tanto tempo abbiamo rinunciato noi calabresi. Lo stesso messaggio che Salvatore De Siena, Amerigo Sirianni e Peppe Voltarelli hanno portato nei giorni scorsi nelle scuole attraverso la loro musica, ricevendo un ampio riscontro a giudicare dai volti estasiati dei tanti giovanissimi presenti allo spettacolo. A loro e a tutto il pubblico presente Rocco Sprizzi ha raccontato l’orrore di una guerra, magari poco sofisticata, ma resa in tutta la sua drammaticità dalla solitudine di un uomo semplice cui la vita ha destinato solo un percorso di sofferenza. Fulvio Cauteruccio ha plasmato su di se una figura di Roccu tanto energica ed invulnerabile quando è piena di «raggia», ma egualmente indifesa e povera quando gli incubi lo assalgono. Ribelle per scelta di vita, incapace di capire perché «sempre a mmia tocca» Roccu cerca di afferrare un sogno, forse l’unico che gli è apparentemente concesso, senza riuscirci. Attraverso l’uso del dialetto che sa far sorridere ma anche spaventare, Roccu urla, sbraita, lotta senza arrendersi fin che può, ma resta un uomo solo, fiero di essere «stortu». Padrone della scena Cauteruccio sa rientrare nei ranghi quando la musica diventa protagonista, ed il Parto è perfetto nel ruolo di gruppo spalla. Le musiche composte dal gruppo calabrese irrompono con vigore, fanno da contrappunto efficace al monologo dell’attore, sostengono la tensione e l’emozione che lo spettacolo suscita. Brani noti come «Raggia» e «Diserzione» arrangiate volutamente in maniera scarna, con una chitarra insolitamente noise, che duella con mandolino e tamburello, rinascono a nuova vita, mentre le nuove composizioni mostrano un grado di maturità che spinge a ben sperare nel futuro. Superba in questo senso appare «Serenate mai sonate» una delicata canzone d’amore che sostiene il dolore di Roccu quando le granate gli portano via i compagni di trincea e rendono la paura un sentimento eterno. Un brano di una dolcezza inarrivabile che si trasforma secondo linee drammaticamente epiche. Un contrasto che sublima l’incontro tra la compagnia Krypton, il Parto delle Nuvole Pesanti e Francesco Suriano, autore del testo teatrale. Tre modi diversi di portare avanti la cultura calabrese e di cui andare orgogliosamente fieri. L’incontro fra questi artisti ha avvicinato al teatro il pubblico del rock, ed è stato sorprendente vedere come questi ha saputo adeguarsi al nuovo impegno dei propri beniamini, peccato solo che, alla fine, ai giovanissimi sia stato impedito l’accesso ai camerini, un piccolo incidente di percorso risolto dai musicisti scesi in platea. Solo una piccola nota stonata che non ha inficiato una serata di successo.

Eliseno Sposato

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