Questa nicchia di rete è lo spazio di Tam Tam e Segnali di Fumo, periodico quindicinale, prodotto dalla curva sud dello stadio San Vito di Cosenza, zona liberata ed occupata dai Nuclei Sconvolti. Alla comunicazione via internet, così come ai gradini della curva e ai fogli del nostro giornale, affidiamo il compito di rappresentare i nostri sogni, le tensioni, la speranza, la rabbia.Da più di venti anni portiamo in giro per l'Italia e nelle piazze un modo di essere ultrà, che non coincide con i modelli imposti dalla mercificazione del calcio, dai mass-media e dalle manie nazistoidi. Siamo orgogliosi di aver ritagliato, in una valvola di sfogo costruita dal Potere, un momento di aggregazione, che finisce per trasformare lo spazio esterno, la città, condizionando le relazioni sociali.Questa nicchia di rete impressa su un monitor, vi racconta gli stati d'animo di un martellante Tam Tam, che risuona nella mente di esseri umani, capaci ancora di amare ed odiare...
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vita di curva nr 2 del 10 febbraio 2002
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A difesa del tifo

Proposta da numerosi gruppi e singoli Ultras la creazione di un’Associazione di Tifosi di Curva che denunci repressione e criminalizzazione del movimento

Il mondo ultras è sempre più nella bufera: gruppi razzisti e xenofobi "occupano" molte curve, la violenza assume sempre più connotazioni demenziali che sfuggono ad ogni logica, ad ogni codice. È in atto una deriva hooliganista funzionale ad una criminalizzazione generalizzata degli ultras e del tifo organizzato, una deriva hooliganista estranea ai valori ed alle culture espresse dal movimento ultras, una deriva hooliganista che fomenta la repressione secondo alcuni, per altri invece l'unica risposta possibile all'innalzarsi del livello repressivo......ma l'emergenza non aiuta a fare chiarezza, a capire quale sia la posta in gioco in questa torbida "caccia alle streghe".
La criminalizzazione del mondo del tifo ultras e la conseguente repressione sono funzionali ad interessi economici e politici coincidenti:
-le società ed il governo del calcio vogliono il superamento del modello sportivo-partecipativo in favore dello "sport-business";
-i politici, sempre a caccia di emergenze da combattere, possono invocare risposte esemplari, promulgando leggi antidemocratiche col silenzio assenso dell'opinione pubblica;
-le formazioni politiche di stampo razzista trovano nelle curve una vetrina ideale per ottenere visibilità, una visibilità altrimenti negata;
-le forze dell'ordine vedono accresciuta la loro centralità nelle strategie di controllo sociale, e la repressione diviene l'unica prospettiva per affrontare ogni "emergenza".
A tutto questo il mondo ultras fatica a trovare risposte, a comunicare, a gridare che i valori e le culture che lo contraddistinguono, certo contraddittori, non sono assolutamente quelli del razzismo, della xenofobia, della violenza gratuita, dell'hooliganismo tout-court. Le culture ultras si fondano sulla partecipazione attiva, sulla militanza, sulla costruzioni di comunità giovanili autorganizzate. All'interno di questo percorso il ricorso alla violenza, inteso molto spesso come autodifesa, viene visto e praticato come mezzo, e non come fine: questa è la sostanziale differenza tra ultras e teppisti.
Tutto questo non interessa certo a chi ha in mente un calcio, non più passione popolare collettiva, ma asservito a logiche commerciali. Un calcio che, decretando la messa al bando del tifo organizzato, firma la sua stessa condanna a morte. C'è un filo perverso che lega razzismo, repressione, show business, espulsione degli ultras dagli stadi, un filo perverso che va reciso, troncato. Gli ultras ed i tifosi di tutta Europa si schierano, combattono, di sicuro non cercano di adeguarsi per salvaguardare meschini interessi di qualche capo di formazioni politiche che vedono lo stadio come luogo di conquista, di società... sportive che i valori dello sport li tengono in considerazione solo se utili al proprio tornaconto di S.P.A.!
E’ arrivato il momento di ribellarci, di organizzarci, di costruire attraverso iniziative comuni, una associazione di tifosi di curva che promuova campagne in difesa delle culture popolari del tifo, che denunci la repressione e la criminalizzazione degli ultras, che contrasti radicalmente la trasformazione del calcio in un freddo "show business" dalle emozioni di plastica. Una associazione di tifosi di curva che lotti con determinazione contro chi ci vuole sacrificare sull'altare del profitto e del controllo sociale.
L’appello reca le firme di numerosi singoli ultras e di alcuni gruppi. Nelle prossime settimane sarà ampliato, formalizzato e reso pubblico.

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